Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

L’amico Fritz di Pietro Mascagni al Teatro La Fenice di Venezia.

Questa volta l’orrida Venezia si è segnalata più che altro per il tasso di umidità equatoriale e per un favoloso incidente tra un americano con un trolley gigante e una mega carrozzina che menava due gemelline autoctone, che assomigliavano in modo inquietante a quelle di Shining. Le ruote dei due mezzi si sono incastrate sul pontile che porta a un vaporetto e ne è uscita una versione in realtà aumentata della prossima guerra mondiale.gemelle
Ma, per tradizione, l’apertura dei post dalla città lagunare deve aprirsi con qualche tragica notizia sui volatili, no? Ebbene questa volta i terribili gabbiani assassini devono cedere il passo alla notizia che a Trieste è in corso la rivolta delle cornacchie antropofaghe giganti. E credo che il cognome della sfortunata signora coinvolta non sia casuale. Aspettiamoci il peggio, ormai non abbiamo più scampo (strasmile).
E passiamo all’ordinaria amministrazione e cioè agli esiti artistici della serata alla Fenice.

Si sa, quando si nomina Pietro Mascagni scatta una specie d’identificazione con il suo lavoro più famoso, Cavalleria Rusticana, quasi non avesse scritto altro. In realtà il compositore toscano è stato vittima di una specie di ostracismo culturale fomentato da parte, influente, della critica nostrana e da giudizi affrettati di personalità altrettanto carismatiche.
La sua produzione è invero piuttosto varia nei contenuti e comunque non certo meno interessante di altri artisti che godono, in generale, di una stima maggiore.
A questo si aggiunga la tutt’altro che irrilevante considerazione che ai suoi tempi fu famosissimo e anche ammesso che la popolarità – allora come oggi – non sia autenticamente garanzia di qualità, si dovrebbe guardare con meno sufficienza al suo lavoro.
Prendiamo L’amico Fritz, visto ieri a Venezia. Davvero la trama della vicenda e la musica – spesso vilipese per eccesso di melassa da parte di tanti musicologi – sono così insopportabilmente mielose? A me pare, tutto sommato, che non si discostino poi tanto da quel manierismo un po’ calligrafico e stucchevole che si ritrova – magari in quantità minore, certo – in altri compositori.
E, se è vero che un direttore autorevole come Gianandrea Gavazzeni si abbandonò a dichiarazioni sopra le righe (<<L’amico Fritz è la commedia idillica più sciocca del mondo>>) è altrettanto vero che la prima rappresentazione in Germania fu diretta nientemeno che da Gustav Mahler. Palla al centro, direi.
Simona Marchini, cui è stata affidata la regia dell’allestimento, ha sostenuto di aver voluto in qualche modo realizzare l’opera rispettando il mood positivo di Mascagni in quel periodo, per lui particolarmente felice.F1
Le scenografie (Massimo Checchetto) sono semplici e lineari, e nello scorrere degli atti rappresentano l’interno di una casa rurale della buona borghesia e una baita circondata dal verde con l’inevitabile albero di ciliegie; si torna poi nello stesso ambiente del primo atto. Una specie di cornice lignea dà profondità allo spettacolo che si avvale degli apprezzabili costumi di Carlos Tieppo (a mio parere non indovinatissimo il primo di Suzel), mentre al contrario del solito sono sembrate poco incisive le luci di Fabio Barettin. La recitazione dei cantanti è ridotta al minimo ma è coerente con un allestimento che punta sulla scorrevolezza di una trama esile, che non necessita certo di particolari approfondimenti psicologici.
Buona senz’altro è sembrata la direzione di Fabrizio Maria Carminati, che ama quest’opera e l’ha diretta con una certa frequenza (anche a Trieste, pochi anni fa). L’accompagnamento ai cantanti è accurato, l’Intermezzo forse un po’ nerboruto ma efficace, così come incisiva è parsa la ricerca dell’espressività, ottenuta senza prendere le scorciatoie degli effetti plateali e zuccherosi. Oltretutto regia e concertazione, lo dico spesso, andavano nella stessa direzione e non è pregio da poco.
Carmela Remigio (Suzel) si è distinta come sempre per il bel timbro e l’innata musicalità. La parte non è certo così impegnativa da creare al soprano soverchie preoccupazioni, abituata com’è a ben altri cimenti (quest’anno ha vinto il Premio Abbiati per Alceste di Gluck, interpretata proprio qui alla Fenice). Forse però la frequentazione di personaggi drammatici tout court ha tolto spensieratezza giovanile alla sua Suzel, che è risultata un po’ troppo sofisticata per essere un’ingenua contadina. In ogni caso, avercene di cantanti di questo calibro!
Convincente Alessandro Scotto Di Luzio nei panni di Fritz, al quale ha prestato la sua voce di colore e impostazione tipicamente italiana, adatta alla parte. Buono il rendimento nel Duetto delle ciliegie – notevole l’affiatamento con Carmela Remigio – e incisiva anche l’esecuzione della non facile E anche Beppe amò.
Elia Fabbian (David), baritono di solito affidabilissimo, non è sembrato nella sua miglior serata, palesando soprattutto all’inizio qualche lieve difficoltà vocale, poi ricomposta nell’arco della recita. Convincente, comunque, la caratterizzazione del personaggio.
Brava Teresa Iervolino, nella parte en travesti dello zingaro Beppe, in cui ha potuto mettere in luce una voce di timbro autenticamente contraltile.
Completavano dignitosamente il cast William Corrò (Hanezò), Alessio Zanetti (Federico) e Anna Bordignon (Caterina).
Magnifica la prestazione dell’Orchestra in tutte le sezioni e apprezzabile anche il Coro del Teatro La Fenice.
Il pubblico, numeroso ma non straripante, ha salutato con grandi applausi tutta la compagnia artistica, riservando un trionfo – meritato – al primo violino Roberto Baraldi, brillante nel celebre assolo che introduce l’entrata di Beppe nel primo atto.

A seguire la locandina, le foto dello spettacolo non sono ancora disponibili, le inserirò appena possibile.

Venezia, Teatro La Fenice 27 maggio 2016: L’amico Fritz di Pietro Mascagni
 
Suzel Carmela Remigio
Fritz Kobus Alessandro Scotto di Luzio
David Elia Fabbian
Beppe Teresa Jervolino
Hanezò William Corrò
Caterina Anna Bordignon
Federico Alessio Zanetti
   
   

Direttore Fabrizio Maria Carminati

 
 
Regia Simona Marchini
 
Scene Massimo Checchetto
Costumi Carlos Tieppo
 

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Maestro del coro Claudio Marino Moretti

 

 

 

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4 risposte a “L’amico Fritz di Pietro Mascagni al Teatro La Fenice di Venezia.

  1. daland 30 maggio 2016 alle 6:08 am

    Vedrò l’ultima recita, e le tue impressioni mi portano al più sfrenato ottimismo. Apprendo inoltre che anche Trieste sta “inorridendosi”?
    Ciao!

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    • Amfortas 30 maggio 2016 alle 8:19 am

      Daland, ciao, è sempre un piacere ospitarti in queste lande desolate 😉
      Dal punto di vista musicale le cose sono andate piuttosto bene, l’allestimento è innocuo ma capisco che inventarsi qualcosa di interessante e coerente allo spirito di quest’opera sia difficile.
      Trieste rischia di inorridirsi non solo per i volatili…temo molto le elezioni. Purtroppo i media mainstream non si rendono conto dell’importanza del risultato triestino, perché ne sottovalutano, per ignoranza lucente, il valore strategico in una regione che confina con l’Austria ed è contemporaneamente la porta dei Balcani. Scusa la digressione 😉
      Ciao e grazie.

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  2. Alucard 10 giugno 2016 alle 11:09 pm

    Io ho visto una della ultime recite. Il baritono ha cantato bene, la Remigio invece vocalmente andata e leziosa. Bene SDL. Nel complesso una bella serata con anche qualche bel momento di teatro 🙂

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