Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La nuova stagione del Teatro Verdi e un po’ di peperoncino.

Come forse saprete, ieri si è svolta la presentazione del nuovo cartellone del Teatro Verdi.
Ho scritto un paio di considerazioni su La Classica Nota e vi linko l’articolo così, se volete, possiamo commentare insieme.
Consentitemi una nota polemica.
Ho letto più volte tra ieri e oggi il Comunicato Stampa del Teatro riportato come articolo, con tanto di firma sotto. I redazionali non si firmano, si riproducono.
Allo stesso modo volevo invitare le numerose brillanti firme che si ispirano alle mie recensioni di farlo con moderazione, perché saccheggiare gli articoli di altre persone è riprovevole e pure abbastanza squallido.
Seguirò il Festival di Lubiana, che comincia lunedì prossimo con un concerto in piazza di Erwin Schrott.
Presto parlerò anche di Bayreuth 2016.
Insomma, non mollatemi che c’è tanta carne al fuoco e io sono un cuoco e non certo uno chef. Ne vedremo (e leggeremo) delle belle!
Scatterò anche qualche foto in giro, come queste che hanno avuto un discreto successo in…altri lidi.

Buona estate a tutti, in ogni caso.

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4 risposte a “La nuova stagione del Teatro Verdi e un po’ di peperoncino.

  1. fadecas12 22 giugno 2016 alle 7:11 pm

    Grazie Paolo, anzitutto, per le informazioni tempestive ed esaurienti su tutta la programmazione 2016/2017. A caldo, apprezzo molto l’iniziativa delle opere “brevi” e fuori repertorio, con particolare considerazione per Wolf-Ferrari e Krasa (la sala del ridotto potrebbe essere penalizzante per la poca contenitività, speriamo prevedano un numero adeguato di repliche).
    Per il resto … non voglio rimacinare sempre le solite arcinote considerazioni, però, da spettatore di lungo corso, se riesco a capire, giustificare, ed anche metabolizzare gli ennesimi Rigoletti, Tosche, Barbieri in nome del “repertorio”, mi perplime la riproposta a breve scadenza (decennale,o anche meno) di titoli di media popolarità quali Pescatori di perle e Sonnambula, i quali non vantano, in questo momento, elementi di richiamo tali da giustificarne la ricomparsa. nè sul piano della notorietà nè, pare, su quello degli allestimenti. Quanto meno, ci sarebbero tanti altri titoli che rientrano nella stessa fascia mediana di notorietà che mancano da molti, molti più anni sul palcoscenico del Verdi (l’elenco sarebbe innumerevole).
    Basta con le critiche, apprezzo la riproposta di Tristan – una delle opere wagneriane che mancano dai tempi della Tripcovich, anche se Parsifal e Maestri cantori si fanno desiderare da ben più tempo ….) ed anche quella di Zauberfloete, che era stato rappresentato in due riprese ravvicinate in quegli stessi anni, ma che, considerato il calibro dell’opera, giustifica pienamente la sua presenza.
    E quindi c’è di che consolarsi…
    un caro saluto e grazie per l’ospitalità.

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    • Amfortas 23 giugno 2016 alle 1:03 pm

      Fabrizio, ciao, ne abbiamo parlato mille volte e lo rifaremo de visu, purtroppo i nostri desideri sono destinati a rimanere tali. La riproposizione di Sonnambula, per dire, oggi avrebbe senso solo a fronte della possibilità di ingaggiare 2 interpreti formidabili che non ci possiamo permettere per questioni di soldi. Mi chiedo, solo per fare un nome e senza togliere nulla ad alcuno, se è stata sondata la possibilità di avere Jessica Pratt nei panni di Amina la quale, dal momento che canta tanto in Italia, forse non pretende compensi eccezionali. Però – e ne ho accennato nell’articolo – c’è anche la possibilità che in altri teatri si sia meno asburgici di noi. Guarda Firenze o Roma: un giorno sì e uno no sembrano lì per chiudere.
      Mi spiace inoltre disilluderti ma, se ho capito bene, per le opere al Ridotto è prevista una sola replica.
      Poi, certo, un Tristan e un Flauto si vedono volentieri e anche nella stagione sinfonica c’è qualche chicca.
      Ne riparleremo presto, ciao e grazie.

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  2. Martino (Badoéro) 7 luglio 2016 alle 3:20 pm

    Non posso che augurarti una buona sopravvivenza al Tristano e Isotta. Non tanto per la musica (so che sei un wagneriano di buon palato), ma perché il regista Guglielmo Ferro è riuscito a rendere noiosa e stantia la Lucia di Lammermoor che fece due anni fa al Filarmonico. Facce sapè 😀
    Martino

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    • Amfortas 7 luglio 2016 alle 4:25 pm

      Martino, ciao! Il Tristan per me è sempre una gioia, non credo – ma non si sa mai eh? 🙂 – che un regista mi possa rovinare la serata. In ogni caso, al momento opportuno, ne parleremo serenamente.
      Ciao e grazie.

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