Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Otello di Verdi al Festival di Lubiana.

Otello di Giuseppe Verdi è sempre un’opera che si ascolta con piacere; è anche un lavoro difficile da mettere in scena, sotto ogni punto di vista.mediaspeed-26
Ieri sera a Lubiana credo di poter affermare che si è giunti a un buon compromesso tra regia e parte musicale. Magari l’allestimento presentava qualche criticità (nei costumi, per esempio) ma la parte musicale mi ha soddisfatto. Non è poco.
Alla fine ho fatto una riflessione: chissà che anche nei teatri italiani non possa funzionare il sistema degli artisti residenti? All’estero è una pratica piuttosto frequentata, e dopo gli esiti artistici della Katja Kabanova e dell’Otello di ieri, beh, quasi quasi…un pensierino lo farei.
Credo valga soprattutto per quelle realtà che non possono permettersi cast di primo (presunto) piano e cioè la maggioranza dei teatri italiani con pochissime eccezioni.
Pensateci, sovrintendenti, anche al netto di complicazioni organizzative.
Qui la mia cronaca dell’Otello, su La Classica Nota.
A proposito, approfitto per ringraziare tutti coloro che mi scrivono in privato per complimentarsi e anche per lamentarsi di qualche mio parere. Prima o poi, come sapete, rispondo con chiarezza.

Un saluto a tutti, alla prossima!

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8 risposte a “Otello di Verdi al Festival di Lubiana.

  1. vitty 12 luglio 2016 alle 2:39 pm

    Ciao Paolo sono molto emozionata perchè sabato sera sarò a Torre del Lago per assistere alla Bohème di Puccini. Sarà la prima volta che assisterò ad un’opera in diretta, dal vivo.

    Spero che la regia non la snaturi… poi ti saprò dire le mie impressioni!

    Ti saluto caramente, vitty

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    • Amfortas 12 luglio 2016 alle 4:11 pm

      Vitty, carissima, ciao! Sono molto contento per questo tuo… debutto! Mi hanno parlato della regia del rimpianto Ettore Scola e sembra che non ci sia nulla di cervellotico, perciò almeno da quel lato non dovresti avere sorprese. Fiorenza Cedolins se è in buona forma garantisce una Mimì di ottimo livello, inoltre. Fammi sapere!
      Ciao e grazie 🙂

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      • vitty 18 luglio 2016 alle 1:16 pm

        Caro Paolo dire che la Bohème mi è piaciuta è riduttivo! Sono rimasta letteralmente rapita dalla bellezza, la dolcezza della musica puccininana. Già l’allestimento sul lago ha reso il tutto molto suggestivo. Le scene ideate da Scola mi hanno introdotto subito nella vita, l’ambiente, nel periodo così pazzo e creativo di metà ottocento.Tutti i cantanti sono stati eccezionali.

        Il primo atto mi ha rubato il cuore. ogni nota musicale, ogni parola sono così belle da rendere il momento dell’innamoramento davvero sublime. Non ti nascondo che ho pianto senza riserve. Quando Rodolfo, nella romanza ” Che gelida manina ” ( quindi all’inizio ) è arrivato alle parole ” Ma per fortuna è una notte di luna ” il mio sguardo è andato verso il cielo dove torreggiava una quasi luna piena, ne mancava giusto un pezzettino. Ebbene in quel momento mi sono sentita tutt’uno con l’opera e… le lacrime
        sono uscite copiose! Per fortuna era buio ! Spero non se ne sia accorto nessuno!!!

        E’ stato bello anche il finale, quando tutti gli interpreti sono usciti ad uno ad uno dal meno importante al più importante fino ad arrivare all’aopteosi per i protagonisti. Sono usciti più volte a ringraziare! E sia a Musetta, sia a Mimì sono stati lanciati rose e fiori in quantità.

        Rodolfo, che poi abbiamo saputo ha sostituito il Rodolfo ufficiale all’ultimo momento, tanto da non poter neppure fare le prove, è stato eccezionale! ma oltre che ben cantare ha saputo ben recitare!!

        Anche Marcello è stato molto acclamato.

        Il maestro di musica una vera figura, con la sua capigliatura ( non si capiva bene se era rossa o bionda a causa delle luci ) sicuramente fluente che davano un bel movimento da ogni suo gesto.

        Insomma anche questa parte finale ha avuto per me un fascino entusiasmante. Uno spettacolo nello spettacolo!!!!

        Che dire Paolo…spero sia la prima di una lunga serie.

        Grazie per le dritte. E per favore non sorridere per il mio entusiasmo ! Ciao!!!

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      • Amfortas 19 luglio 2016 alle 8:50 am

        Vitty Carissima, ciao! Non sorrido per il tuo entusiasmo o meglio ne sono proprio felice. L’opera lirica ha bisogno di entusiasmo e non di sofismi, perciò il tuo parere e il tuo commento sono graditissimi. Soprattutto è bello per me sapere che in qualche modo, come ho fatto già con tante altre persone nel corso degli anni, ho contribuito al tuo battesimo in teatro. Insomma, la circostanza dà un senso al mio impegno divulgativo qui sul blog e in altri lidi.
        Bohème poi è sempre emozionante, perché racconta una storia eterna e lineare, che potrebbe succedere a chiunque di noi, ahimè.
        Doppio ciao e triplo grazie, cara Vitty 😀

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  2. Andrea Puggioni 14 luglio 2016 alle 2:24 pm

    Il problema è che i cantanti residenti vanno pagati a fine mese, non dopo anni come usa da noi 😂

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    • Amfortas 14 luglio 2016 alle 3:41 pm

      Andrea, ciao 😉
      la tua è una buona battuta e sappiamo come tanti cantanti siano stati trattati da alcuni teatri, ne conosco personalmente alcuni che aspettano soldi da anni. Di là di questo, il sistema dell’artista residente, praticato spesso in Europa, credo possa essere una buona alternativa proprio a certi sprechi.
      Ciao e grazie!

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      • Winckelmann 18 luglio 2016 alle 8:26 am

        Caro Amfortas, sono d’accordissimo con te. Avendo frequentato negli anni se non con regolarità almeno con una certa frequenza un teatro tedesco posso dire che uno degli aspetti positivi di questo sistema è il rapporto di familiarità che si stabilisce fra il pubblico e questi artisti, che è molto bello veder tornare più volte nel corso dell’anno in ruoli diversi. E non è assolutamente vero che la qualità debba esser bassa, anzi. Ricordo rappresentazioni “miste”, con cast formati in parte da residenti e in parte da star chiamate da fuori per l’occasione (a Mannheim le chiamano “festlische opernabende”) nelle quali gli interni erano in assoluto su un pari livello rispetto agli altri. Poi si, è vero, c’è il problema che a chi lavora dovrebbe essere pagato un regolare stipendio – cosa che da noi non sempre viene data per scontata 😦

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      • Amfortas 19 luglio 2016 alle 8:38 am

        Winckelmann, ciao, è un piacere rileggerti. Io ho esperienza di Lubiana, che allestisce i cast con lo stesso criterio dei teatri tedeschi, e i risultati sono quasi sempre di buona qualità. Comunque spesso almeno pari a quello che si vede in Italia e spesso meglio. Una di queste artiste residenti, mezzosoprano che ora lavora a Franconforte se non mi sbaglio, mi diceva che oltretutto il suo contratto prevede ampia libertà di accettare eventuali offerte utili alla sua carriera. Non ricordo quale fosse lo stipendio fisso e non vorrei dire eresie, ma comunque era una cifra discreta.
        Non so, forse in Italia ci sono impedimenti di carattere legale che non consentono soluzioni simili? Proverò a parlarne con qualcuno competente in merito.
        Ciao e grazie (oh, ci siamo quasi eh, manca qualche giorno) 😉

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