Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Si è conclusa con Beethoven la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste.

Venerdì scorso, con la Missa Solemnis di Beethoven – nientemeno – anche la stagione sinfonica 2016 del Teatro Verdi è passata in archivio. Potete leggere gli esiti del concerto sulla Classica nota.
Dal mio punto di vista è stata una buona stagione sia per le scelte sia per i risultati. Soprattutto, non ho dati ufficiali ma credo di poterlo anticipare, mi pare che il pubblico abbia risposto bene.
Inoltre, trovo che l’Orchestra del Verdi sia in continua crescita di rendimento e, in generale, che tutta la “macchina” del teatro sia più snella e pronta che in passato.m1
Quest’ultimo appuntamento ha segnato anche la fine della collaborazione con il Maestro Fulvio Fogliazza, che ha diretto onorevolmente il Coro dopo la drammatica scomparsa di Paolo Vero. Al suo posto è stata ingaggiata Francesca Tosi, che sarà al lavoro già dall’imminente La serva padrona di Paisiello programmata per la prossima settimana. In bocca al lupo a lei.
Ho appena saputo della scomparsa di Giorgio Vidusso, che fu sovrintendente del Verdi nei primi anni Novanta del secolo scorso: erano altri tempi, sotto ogni punto di vista.
Desidero ringraziare qui tutti quelli che mi hanno sostenuto con mail anche critiche o di appoggio, oppure fermandomi per strada anche solo per un saluto. In molti mi chiedono se seguirò anche la stagione lirica per Il Piccolo. Al momento non so rispondere, la situazione è fluida.
Una cosa è certa, ho ben tre progetti fotografici da seguire!
Un saluto a tutti, alla prossima.

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4 risposte a “Si è conclusa con Beethoven la stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste.

  1. Giuliano 25 ottobre 2016 alle 7:59 am

    La Missa Solemnis è una di quelle composizioni che non ho mai completamente capito. Mi verrebbe da dire: non sembra Beethoven; e la associo sempre agli anni giovanili… forse era in atto un cambiamento di stile, o forse è stato un tentativo isolato. Comunque, è sempre un bell’ascolto.

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    • Amfortas 25 ottobre 2016 alle 8:25 am

      Giuliano, ciao. È in effetti, questa Missa solemnis, una composizione atipica nella produzione di Beethoven. Per capirla meglio bisognerebbe fare una specie di ascolto comparato nel contesto delle ultime composizioni (la Nona è coeva, per dire). Soprattutto bisognerebbe avere una cultura musicologica che io, purtroppo, non ho.
      Resta una grande pagina di musica e vale l’ascolto solo per l’incredibile lavoro del coro.
      Ciao e grazie.

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  2. CASSANDRO 3 novembre 2016 alle 6:54 pm

    L’ascolto di Beethoven è sempre “bello”, pur se è sempre difficile entrarne nello spirito.

    Non ricordo dove, ma ho letto su di lui questo commento:

    “ll talento più puro della storia della musica si chiamava Ludwig Van Beethoven. Spaccava le corde e i martelletti di tutti i pianoforti su cui metteva mano, perché un limite non ce l’aveva. E spaccava le anime”.

    Poiché hai citato la “Nona”, coeva della Missa solemnis, a riprova che vale pure l’animo con cui si ascolta un pezzo musicale, permettimi, Amforts, di intervenire il questo tuo post su Beethoven con una considerazione effettuata, a futura mia memoria, da parte di una mia vicina di posto nel concerto all’Auditorium Parco della Musica, il 3 ottobre del 2015 (Direttore Antonio Pappano).

    Scusa il mio inserimento, forse non in linea, e a ben rileggerti.

    ALLA FINE DELLA “NONA”

    Sedevi accanto a me . . . avrai avuto
    più di ottanta anni certamente:
    elegante, sobria, sguardo acuto,
    pure se non brillante, e intelligente.

    Scrosciavano gli applausi e pure tu
    battevi le tue mani un po’ rugose:
    non echeggiavano nell’aria più
    le note della “Nona” imperiose.

    Gioiosamente il pubblico urlava
    . . . tu mormoravi appena . . . affascinata
    rimiravi l’orchestra, molto brava,

    . . . e il coro . . . e il direttore. Ascoltata
    fu da me allor la frase che incantava:
    “Ma quanto sono stata fortunata!

    Questa gioia non mi è stata tolta:
    l’ho risentita ancora una volta!”

    T’ho rivista per le scale che scendevi
    verso il foyer, serena, e sorridevi:
    le note di Beethoven rivivevi.

    Che all’età tua stupissi non credevi!

    (Cassandro)

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    • Amfortas 5 novembre 2016 alle 9:41 am

      CASSANDRO, ciao. Il tuo commento in rima mi è piaciuto molto, perché fotografa bene una situazione che si replica in molti teatri, anche qui a Trieste. Peraltro esistono anche situazioni diametralmente opposte. Nel precedente appuntamento sinfonico ero seduto accanto a una ragazza giovane che frequentava il conservatorio, che era altrettanto felice di ascoltare dal vivo, per la prima volta, la musica di Bernstein.
      Ciao e grazie per l’assiduità della tua presenza su queste pagine.

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