Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Perché ho lasciato La Classica Nota. Prima e ultima parte.

Si è aperta la stagione lirica 2016-2017 al Teatro Verdi di Trieste, con una produzione di Rigoletto proveniente da Montecarlo: insomma una puntata alla roulette. È uscito lo zero e – come ben sanno i ludopatici come me – non è neanche un cattivo risultato perché si attende con ansia il successivo giro di pallina. Le palle girano, si sa. Ovunque è tutto un girare di palle. Sembra una rivisitazione della canzone di Antoine, “Pietre”:

Tu sei buono e ti girano le palle

Sei  cattivo, e ti girano le palle

Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai

Sempre palle che girano troverai

Scherzi a parte, qui potete leggere la cronaca della serata su La Classica Nota.
In molti mi hanno chiesto (e continuano a farlo, grazie) il motivo del mio abbandono del blog su Il Piccolo.
Volevo tenerlo riservato ma, purtroppo, non ho tenuto conto che oggi i fotografi sono sempre sul pezzo. Tra gli altri Francesco Bruni che mi ha beccato proprio al momento giusto.image
E quindi sì, lascio La Classica Nota perché ho un alito talmente pesante che non mi fanno più entrare in teatro. Alla prima al Verdi di Trieste hanno dovuto scortarmi fuori dalla platea accompagnato dai carabinieri.
Forse è ora di cambiare la testina di qualcuno…ehm…volevo dire, del mio spazzolino elettrico.

Più seriamene la realtà è che – consentitemi di non scendere in particolari – non ero più nella condizione di lavorare serenamente. Il Piccolo è una grossa azienda, ha le sue esigenze e le sue priorità. Io ho le mie, peraltro, e ho anche un’etica del lavoro piuttosto rigida e “vecchio stampo”, che prevede che gli accordi vadano rispettati e, eventualmente, discussi e rinegoziati. E poi ho, come sa bene chi mi conosce, un carattere schifoso.
De hoc satis.

In ogni caso è stata una bella esperienza comprovata soprattutto dalle tante mail che ho ricevuto dal pubblico e dai cantanti in un anno abbondante di recensioni. Le più belle sono state quelle di artisti di cui ho parlato non troppo bene che si complimentavano per l’equilibrio e il rispetto per il loro lavoro che traspariva dalle mie cronache. Sono queste le medaglie del critico musicale e me le terrò ben strette metaforicamente appiccicate al petto.
Ho scoperto che a Trieste ci sono persone anziane che usano Internet ogni giorno, e comunque meglio di me.
Il Teatro Verdi, nonostante stia spesso lì a cavillare sugli spettacoli con quell’aria da sapientone, mi ha sempre sostenuto, anche quando mi sono presentato in teatro in queste condizioni:paolo-2

Scriverò ancora di musica qui sul mio fedele blog e su OperaClick. Alla fine chi ci perde di più sono proprio i redattori di OperaClick, che dovranno di nuovo sorbirsi a tempo pieno le mie metereopatiche sfuriate.
Chi mi ama mi segua anche su Twitter, eventualmente.

Un saluto a tutti, alla prossima (strasmile)

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6 risposte a “Perché ho lasciato La Classica Nota. Prima e ultima parte.

  1. Giuliano 27 novembre 2016 alle 8:48 pm

    mi dispiace, cominciavo ad affezionarmi. Non sono di Trieste e non conosco la situazione, ma penso di riuscire a immaginare molte delle tue ragioni. (però intanto noi ci sentiamo sempre, ogni tanto sai che vengo a “rompere” anch’io)
    🙂
    (Betta cosa ne dice?)

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    • Amfortas 28 novembre 2016 alle 10:15 am

      Giuliano, ciao. Sì credo che tu possa capire bene le mie motivazioni. Per quanto riguarda Betta, mi ha detto che non mi ha mai visto avere tanta pazienza come in questo caso, ed ha perfettamente ragione.
      Ciao e grazie!

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  2. Iris 28 novembre 2016 alle 4:43 pm

    Oh…….mi lasci senza parole. Tu comunque sei uno che sa il fatto suo, quindi se hai preso questa decisione, avrai avuto i tuoi buonissimi motivi. Aprofitto per salutarti calorosissimissimamente, domani trasloco. Questo e’ il mio ultimo accesso ad internet, almeno per un po’ di tempo. Vediamo se le infrastrutture arriveranno anche in campagna…….
    Il bello (se cosi’ possiamo dire) e’ che non sono riusciti ancora a mettermi un telefono fisso e il cellulare non prende (nessuna compagnia!).
    Dillo che un po’ mi invidi…….
    Irina

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    • Amfortas 29 novembre 2016 alle 9:05 am

      Iris, ciao! È stata una decisione sofferta, certo. Sono contento che sia arrivato il momento del trasloco, stai intraprendendo una bella avventura e credo che nelle prossime settimane Internet sarà l’ultimo dei tuoi pensieri. Per il cellulare è già più fastidioso, invece. Non potrai neanche telefonarmi e bearti della mia voce calda e suadente da tabagista.
      Ciao e grazie 😉

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  3. Pier 30 novembre 2016 alle 12:37 am

    Caro zietto, rieccoci dopo una lunga estate calda. Ti leggo bello tonico e sul piede di guerra. Bene, bene. Nessuna meraviglia che tu abbia lasciato il Piccolo.. puoi considerarlo tranquillamente un titolo di merito.
    Abbiamo appena finito di vedere la rappresentazione del 29 di Rigoletto, col cast alternativo (sigh). D’accordo sui tuoi commenti introduttivi, anche se un po’ tenero con la messinscena IKEA, ma altre volte abbiamo già discusso del minimalismo e dintorni..
    Invidio il fatto che tu abbia sentito un bravo tenore, il Duca del nostro Davide Giusti è stato un tenore intonato ma deboluccio (mio solito parere da incompetente loggionista dell’ultima ora). Non so se l’orchestra ha ripulito gli eccessi intenzionalmente o vi è stata costretta per farlo sentire al pubblico.. Stefano Meo è stato un Rigoletto di gran voce ma con poco sentimento, corde uguali sia per la collera che per la supplica. Alla fine cmq grandi applausi.
    Lina Johnson mi ha commosso già da “Caro nome” (aria che non amo tantissimo) con interpretazione sentita e particolarmente virtuosa. E poi via così, con valanga di applausi alla fine. Bella e brava, insomma, perfetta nella parte.
    Per il resto concordo con la tua lettura; Sparafucile & sister hanno tenuto bene la baracca (volevo dire la palafitta) e ravvivato il terzo atto.
    Insomma, abbastanza piacevole anche se, come Diogene, cerco il tenore (già dall’altr’anno).
    Un abbraccio
    Pier

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    • Amfortas 1 dicembre 2016 alle 9:27 am

      Pier , ciao! Dal mio punto di vista l’allestimento non meritava neanche strali eccessivi perché era sostanzialmente inutile più che dannoso. Io ho ascoltato il secondo cast alla generale ma, trattandosi di una prova, l’etica professionale mi impedisce di fare commenti.
      Carminati sta facendo da qualche anno uno studio sulle partiture verdiane e credo che la sua direzione soft sia figlia di questi approfondimenti.
      Ero presente all’incontro con gli artisti e Siragusa ha detto che il regista aveva pretese ma non è stato quasi mai presente e va a suo demerito ulteriore il fatto che non fosse alla prima. Insomma, non si fa così.
      A gennaio Il flauto magico, sarà interessante anche perché è una nuova produzione del teatro
      La nipotastra cresce bene, ciao e grazie 😊

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