Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Madama Butterfly di Puccini al Teatro alla Scala di Milano: le 10 cose da sapere.

Anche quest’anno si sta per compiere il rito della prima alla Scala di Milano. L’opera scelta per l’inaugurazione è Madama Butterfly di Giacomo Puccini.
Potevo io non scrivere nulla in questa occasione? Beh, sì, ma sento che tutti voi piccini state aspettando che io vi spezzi il pane della lirica perciò eccomi qua con qualche curiosità sull’opera (strasmile). Ovviamente semiseria, perché i mallopponi paludati si trovano ovunque.puccini
Uno di questi, sintetico e informato, lo potete leggere su OperaClick.
Si è parlato (e straparlato) della scelta di Riccardo Chailly di eseguire la prima versione, quella che si schiantò alla Scala il 17 novembre 1904, tra grugniti, boati, ruggiti, risa, sghignazzate. Io preferisco la versione più nota e cioè l’ultima ma è del tutto irrilevante e fa bene il teatro milanese a proporre qualcosa di diverso. Perciò, in attesa della mia recensione – la prima si potrà vedere su RAI1 – , ecco qui quattro informazioni che forse sono meno note.

  • Nell’opera è citato più volte The Star Spangled Banner, universalmente conosciuto come l’Inno Nazionale degli Stati Uniti d’America.
    In realtà, sino al 1931, The Star-Spangled Banner era “solo” l’Inno della Marina Militare.
  • Un bel dì vedremo è forse l’aria più famosa dell’opera. Il fil di fumo che desidera vedere la povera Cio-Cio-San è quello della nave che dovrebbe riportare il tenente Pinkerton in Giappone. Il nome della nave è Abramo Lincoln.
  • Cio-Cio-San ha 15 anni (sono vecchia di già – dice – )
  • All’inizio dell’opera Pinkerton chiede a Goro i nomi dei servitori della futura sposa. Essi sono Miss Nuvola leggera (cameriera), Raggio di sol nascente (il servitore) e Esala aromi (cuoco). Nella prima versione dell’opera, quella dell’esordio milanese del 17 febbraio 1904, a questo punto il bravo Pinkerton se ne usciva con “Muso primo, secondo e muso terzo”. Questo passo rimase anche nella ripresa bresciana, per poi scomparire nella versione definitiva.
  • Nella prima versione di Milano non compariva l’aria del tenore “Addio fiorito asil”.
  • La prima milanese dell’opera, secondo le cronache dell’epoca, fu salutata da “grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate”. Non male (smile).
  • Nell’immaginario collettivo Butterfly fa harakiri. In realtà l’harakiri (o seppuku) è il suicidio rituale riservato ai maschi. Per le donne è previsto il Jigai.
  • Nella Madama Butterfly la nota più alta che raggiunge il soprano è il Do5, il Re Bemolle sovracuto all’inizio dell’opera è facoltativo, allo stesso modo del Do del tenore alla fine del duetto del primo atto. Quindi, se i due cantanti previsti nelle parti di Cio-Cio-San e Pinkerton non dovessero emettere gli acuti di cui sopra, per favore che non si gridi allo scandalo e alla profanazione (strasmile).
  • Il Teatro alla Fenice di Venezia ospitò per la prima volta Madama Butterfly nel 1909. La seconda replica di quella produzione incassò 80 Lire. Pare però che nevicasse e facesse un freddo assurdo.
  • Madama Butterfly è la quinta opera più rappresentata al mondo. Le prime quattro sono, nell’ordine: La Traviata, Le Nozze di Figaro, Carmen, Il Flauto Magico.
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13 risposte a “Madama Butterfly di Puccini al Teatro alla Scala di Milano: le 10 cose da sapere.

  1. lapodelapis 5 dicembre 2016 alle 4:55 pm

    In realtà l’harakiri (o seppuku) è il suicidio rituale riservato ai maschi. Per le donne è previsto il ?????
    non è educato lasciarci così. rido. ciao.

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  2. Winckelmann 5 dicembre 2016 alle 10:16 pm

    Anche io preferisco l’ultima versione (ovvero la #4), e di gran lunga. E ricordo quando la Fenice era ancora quel Gran teatro di cui oggi conserva solo il nome, e nei primi anni Ottanta ce le fece vedere e sentire tutte e due, a giorni alterni. O tempora…

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    • Amfortas 6 dicembre 2016 alle 9:27 am

      Winckelmann, ciao. Vedo che sei sempre molto tenero con la Fenice 😉 Ma ti capisco. Purtroppo per questa stagione teatrale entrante mi sa che anch’io non sarò troppo presente nell’orrida, per circostanze contingenti. Spero di riuscire a esserci per il Wagner di gennaio e la trilogia di Monteverdi, vedremo.
      Un caro saluto e grazie.

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  3. Pasquale 6 dicembre 2016 alle 6:42 pm

    Sarebbe ora di cambiare il finale, poco prima di uccidersi , lui arriva e la chiama, lei invece di uccidersi , lo aspetta , e gli rifila un bel calcio nel sedere, si prende il figlio e va cercarsi un lavoro, e visse felice e contenta …urge trovare un musicista per riscrivere il finale …ah ah

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  4. Giuliano 7 dicembre 2016 alle 11:07 am

    ho ascoltato Chailly dirigere la Butterfly, in teatro è stato magnifico ed emozionante (il finale, soprattutto). In tv purtroppo gran parte del lavoro del direttore-concertatore si perde; io penso che andrebbe detto, almeno ogni tanto, dico in tv quando trasmettono opere e concerti. Invece tutta l’enfasi è andata sulla prima versione e sull’allestimento ispirato al kabuki, e io mi permetto di dire che il kabuki con la Butterfly non c’entra mica tanto, così ritualizzato, con pochi musicisti, in teatri piccoli e con gli spettatori vicinissimi al palcoscenico… Nel palcoscenico della Scala si potrebbero sistemare almeno dieci palcoscenici kabuki…. (e se poi li metti in verticale, uno sopra l’altro, anche un centinaio). E poi sì, la prima versione o la seconda è interessante da sentire, sono sempre cose che fa piacere conoscere, ma non mi sembra che per la Butterfly sia così importante: io mi ricordo di quando Abbado fece ascoltare la versione originale del Boris Godunov, quello sì che fu uno shock. Oppure l’uso degli strumenti originali per Monteverdi, visto che vai a Venezia…
    (comunque, stasera gioca la Juve… non è una partita fondamentale, però)
    🙂

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    • Amfortas 7 dicembre 2016 alle 4:46 pm

      Giuliano, ciao, considerazioni interessanti, le tue. Vedremo questo allestimento, ma io credo che sarà buomo…boh! Sulla versione scelta sono parzialmente d’accordo: non sarà importante come per il Boris, ma preferisco ascoltarla in un’inaugurazione scaligera al posto della “solita” Butterfly, rappresentata ovunque. Forza Juve, in ogni caso!
      Ciao e grazie 🙂

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  5. Giuliano 7 dicembre 2016 alle 4:57 pm

    sì, certo: il kabuki terrà comunque lontane tante fesserie… (almeno, lo spero!) . Di Chailly mi fido sempre.

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