Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Siamo uomini o ciapini?

Anche quest’anno nonostante, diciamo così, qualche incidente di percorso, sono riuscito ad allestire il mio solito curioso albero di Natale.
Gli addobbi non sono più così numerosi come a bei tempi ma sono sempre cinquanta serate in teatro ad ascoltare una musica che mi piace, mi rilassa e molto spesso mi affranca da giornate non propriamente memorabili (eufemismo).

Vi prego di notare i triestinissimi ciapini che reggono i programmi di sala.
Auguri a tutti e, come sempre, alla prossima!albero-natale-2016_00001

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24 risposte a “Siamo uomini o ciapini?

  1. laura 23 dicembre 2016 alle 10:55 am

    Buon anno Amfortas! Auguri!

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  2. Roberto Mastrosimone 23 dicembre 2016 alle 1:38 pm

    Auguri di Buon Natale e Felice 2016!
    Ciao

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  3. Giuliano 23 dicembre 2016 alle 4:42 pm

    d’ora in avanti le chiamerò ciapini anch’io! 🙂
    Buon Natale!

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  4. fausta68 23 dicembre 2016 alle 7:15 pm

    Un albero così piacerebbe anche a me! Buone Feste!!!!

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  5. vitty 23 dicembre 2016 alle 9:01 pm

    Buon Natale e felice anno nuovo, Paolo, a te e Famiglia! E auguriamoci un anno migliore di questo… Ciao amico carissimo 🙂

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  6. Pasquale 24 dicembre 2016 alle 3:53 am

    Tanti Auguri di buone feste !

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  7. minny1941 25 dicembre 2016 alle 11:51 am

    Augurissimi ! E grazie per il tuo blog , ironico e informato

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  8. gabrilu 26 dicembre 2016 alle 7:49 am

    L’Albero di Amfortas. Un classico irrinunciabile. Auguroni, carissimo!
    P.S. Cosa essere “ciapini”? Quelle che noi qui a Palermo chiamiamo “mollette per la biancheria”? 🙂

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  9. CASSANDRO 26 dicembre 2016 alle 10:00 am

    Anche da parte mia auguri per il prossimo anno e grazie per avermi portato a seguire sempre più la musica lirica, per cui ora apprezzo diversamente le opere concerto.

    Tutto cambia: anche i ciapini che prima erano di legno ed ora sono di plastica, con presa sempre più scivolosa. Come te la spieghi questa reformatio in peius?

    Ancora auguri!

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    • Amfortas 27 dicembre 2016 alle 11:46 am

      CASSANDRO, ciao e grazie per i complimenti. Orami siamo costretti a rimpiangere tutto, anche i Ciapini in legno. E, a questo proposito, l’altro giorno mentre aiutavo mia moglie a stendere i panni, ne ho rovesciato un migliaio. Fanno pure un brutto suono quando impattano il pavimento. W il legno e a morte il tristissimo tremolio della mano incerto, segno inequivocabile che non sto andando verso la gioventù 😉

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  10. SERGIO SESTOLLA 29 dicembre 2016 alle 10:42 am

    Bando alle mollette cadute a terra e al tremolio alle mani (non so se ricordi , ma su questo ci ho ironizzato e penso di averti già mandato anche la relativa composizione . . . consolatoria (“Del vino a me”), sempre che sia vero (ma per quanto mi riguarda non ci credo!) ciò che scrivi.

    E poi la caduta di un migliaio di ciapini di plastica è ovvio che provochino un “brutto suono”, specie ad un orecchio attentissimo come il tuo: che ti aspettavi, l’incipit della Ciaccona dalla Partita n. 2 in re minore per violino solo di Bach?! Se così fosse stato di sicuro i ciapini li avresti buttato a terra volutamente, dovunque li avresti trovati!

    Sì, tutto cambia, compresa la terminologia delle “Mollette”, per cui si passa dal triestinissimo dolce “Ciapini” (dal gentile registro acuto, degno di una soprano) al catanesissimo aspro “Chiàcchi” (dal registro grave degno di un basso).

    A non cambiare sono solo gli auguri affettuosi di Buon Anno:

    “Che si vada a stare sempre meglio, e che l’ascensore sociale vada sempre più su!”

    VITA D’OGGI E VITA DI IERI
    (Buon Anno)

    Se la donna d’oggi ancor dovesse
    alzarsi di buonora ed accendere
    il fuoco col carbone, e facesse
    le altre cose di sua nonna, e attendere

    a cucinare cotolette espresse,

    a lucidare la posateria,
    e piatti e bicchieri a sgrassare
    con cenere, o a lavare biancheria
    al fiume . . . alla pila, ed a stirare

    col ferro che il fuoco ha dentro . . . “Via”

    dal mondo scapperebbe insieme a chi,
    il suo degno compare, non accetta
    come il nonno di vivere, e così

    di andare a piedi, o con mulo e carretta,
    a lavorare, oppure ogni dì
    . . . di spaccare la legna… Ah, vita gretta

    quella senza T V e senza P C,
    senza bruschetta, pizza e supplì,

    senza movida e senza cellulare,
    senza palestra e sale ove ballare.

    Nessuno più si può capacitare
    su come si facesse a campare
    quando c’era soltanto il faticare.

    Per caso sbaglio? . . . E prova a contestare!

    Speriamo allora che continuare
    si possa l’anno prossimo a passare
    la vita migliorando il nostro andare

    per questo mondo: quindi di augurare

    “Buon Anno” non mi resta . . . e il “brutto a mare”!

    (Sergio Sestolla)

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    • Amfortas 29 dicembre 2016 alle 5:52 pm

      SERGIO SESTOLLA, ciao. In realtà sono anni che mi alleno a lanciare i ciapini in modo che riproducano gli accordi iniziali del Tristano…con risultati che definirei rivedibili, ecco. Brutto a mare me l’hanno gridato una volta che sono caduto dalla barca, porca miseria.
      Ciao e grazie 🙂

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