Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tannhäuser al Teatro La Fenice di Venezia: una serie di sfortunati eventi.

Purtroppo deluderò chi aspetta con ansia notizie dai temibili gabbiani assassini dell’orrida Venezia ma il pomeriggio di ieri è stato pur sempre ricco di avvenimenti.
Intanto il previsto tenore Stefan Vinke è stato sostituito, causa indisposizione, dal collega Paul McNamara. Come se non bastasse ha dovuto dare forfait pure la arpista e, non essendo disponibile un sostituto, la parte è stata affidata alla bravissima Roberta Ferrari al…piano elettrico. Inoltre, all’inizio una signora seduta vicino a me si è sentita male, perciò direi che per i gabbiani passiamo avanti (strasmile).venus-1

Calixto Bieito è un nome che suscita orrore nei melomani ortodossi, quelli che straparlano di opere stuprate dai registi oppure voglio vedere l’opera come l’ha scritta nome a caso di compositore.
Il più delle volte questi appassionati valutano un allestimento dalle foto di scena che circolano sul web oppure, nella migliore delle ipotesi, si accomodano sulle loro poltroncine con la mente piena di pregiudizi. Solo una piccola quota parte di questa porzione di pubblico va in teatro con la testa sgombra, vede lo spettacolo e poi legittimamente esprime dissenso. Non riesco a capire questo atteggiamento, davvero, gli spettacoli teatrali si valutano di volta in volta.4
Eppure, dopo aver visto questa nuova produzione di Tannhäuser di Richard Wagner alla Fenice, sembra quasi impossibile che una persona davvero amante del teatro lirico possa rifiutare una regia così intelligente ed emozionante dell’opera, che definirei di transizione, del compositore tedesco.
Bieito, nella migliore tradizione del Regietheater prosciuga la vicenda dai luoghi comuni della prassi più frequentata e la trasforma – certo, con qualche forzatura e incongruenza – in un fiume di spunti di riflessione, di idee anche contestabili che però sono teatro vero, vivo, che perpetua la forza innovativa del testo e della partitura originali.
Non c’è amore sacro o amore profano, non ci sono presunti buoni o presunti cattivi, ma semmai solo facce della stessa medaglia: da una parte un Venusberg straniante in cui gli alberi crescono al contrario, dall’altra la gelida atmosfera, non meno corrotta e decadente, di una Wartburg ipocrita; sullo sfondo, quasi di passaggio, la spiritualità senza speranza dei pellegrini che aspirano a un perdono che sembra più un viatico a tornare a peccare ma con la coscienza pulita. venus-1
In questa atmosfera di generale sottrazione e disincanto sono straordinarie le livide luci di Michael Bauer che danno tridimensionalità alle imponenti scene di Rebecca Ringst, mentre i costumi di Ingo Krügler sono perfettamente coerenti con l’incerta trasposizione temporale voluta dal regista.
Eccellente il rendimento di tutti i cantanti attori, senza alcuna eccezione.
Tutto perfetto? No, ovviamente. Il secondo atto mi è sembrato a tratti statico e algido, soprattutto considerati i sentimenti forti di cui è permeato. Nel primo atto ho percepito una sensazione di già visto nella strampalata foresta, che mi è sembrata piuttosto simile a quella ideata da Romeo Castellucci per il Parsifal che vidi a Bologna qualche anno fa. Molto convincente il terzo atto, incisivo e ben realizzato.
La direzione di Omer Meir Wellber – alla testa di un’Orchestra della Fenice formidabile – è complementare alla regia. È, quello del direttore israeliano, un Wagner spogliato di ogni retorica, stringente nelle agogiche e qualche volta esuberante nelle dinamiche ma sempre espressivo, nobile ma scevro di inopportune magniloquenze. Sugli scudi, in particolare, ottoni e archi.
Brillante il rendimento del Coro, preparato da Claudio Marino Moretti.venus-3
Nella recita di sabato pomeriggio PaulMcNamara era nei panni – scomodi, la parte è difficilissima – di Tannhäuser e si è destreggiato abbastanza bene, dopo un inizio faticoso riscattato soprattutto da un ottimo terzo atto in cui il personaggio lacerato del protagonista è uscito con forza. La voce del tenore non ha qualità timbriche accattivanti, ma sicuramente è solida soprattutto nel registro centrale, sollecitatissimo.
Ausrine Stundyte era la tentatrice Venus, che ha palesato una certa disomogeneità di emissione ma il volume discreto e il fraseggio vario e incisivo le hanno consentito di tratteggiare una seduttrice convincente.
Liene Kinča è stata una fascinosa Elisabeth, grazie a una voce da lirico pieno che,  nonostante qualche acuto metallico, mantiene un bel colore luminoso e brillante.venus5
Christoph Pohl, Wolfram, è sembrato l’artista con la linea di canto più pulita. Voce chiara e schiettamente baritonale, ha cantato con pertinenza e classe il famoso Lied del terzo atto.
Di alta routine la prestazione di Pavlo Balakin, interprete di Hermann e buone le prestazioni dei Minnesänger Cameron Becker (Walter) e Alessio Cacciamani (Biterolf). Allo stesso modo pregevole è stato il rendimento di Paolo Antognetti (Heinrich) e di Mattia Denti (Reinmar).
Complessivamente discreta la prova del resto della compagnia di canto, che trovate in locandina.
Teatro pieno e applausi generosi per tutti in questa produzione che, a mio parere, riporta il Teatro La Fenice al livello di un paio di anni fa, dopo qualche allestimento non proprio riuscitissimo.

Venezia, Teatro La Fenice 28 gennaio 2017: Tannhäuser di Richard Wagner

 
Hermann, Langravio di Turingia Pavlo Balakin
Tannhäuser PaulMcNamara
Wolfram Christoph Pohl
Walter Cameron Becker
Biterolf Alessio Cacciamani
Heinrich Paolo Antognetti
Reinmar Mattia Denti
Elisabeth Liene Kinča
Venus Ausrine Stundyte
Pastorello Chiara Cattelan
Paggi solisti del Kolbe Children’s Choir del Centro Culturale p.M.Kolbe di Mestre-Venezia
 

Direttore Omer Meir Wellber

 
 
 
Regia Calixto Bieito
Luci Michael Bauer
Scene Rebecca Ringst
Costumi Ingo Krügler
 

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Maestro del coro Claudio Marino Moretti

 

 

 

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3 risposte a “Tannhäuser al Teatro La Fenice di Venezia: una serie di sfortunati eventi.

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