Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Divulgazione sconsiderata della musica lirica: Tristan und Isolde, ovvero di quello che non si può dire nè scrivere.

Anche per un perfect wagnerite – nel mio caso wagneriano fradicio sembra più appropriato – non è agevole dire due parole su Tristan und Isolde, titolo impegnativo che il Teatro Verdi presenta al pubblico in una nuova produzione autoctona.
Tale è infatti la complessità dell’opera che trovare un focus è impresa ardua.
Ci provo, abbiate pietà.

La prima considerazione che mi viene è che, molto prosaicamente ma perfettamente in linea col personaggio, il Tristan fu pensato per…fare cassa! Wagner infatti – come spesso gli accadde nella vita – era in condizioni finanziarie penose.
Sarebbe però ingeneroso e fuorviante ignorare che i grandi artisti, e Richard Wagner è uno dei Grandi, perseguono quasi inconsapevoli il cammino sulla strada dell’innovazione e che spesso la forza rivoluzionaria e devastatrice dell’Arte è così immane da non essere immediatamente percepibile neanche da loro stessi. Il merito sta nel provare ad andare là dove nessuno prima ha osato e porsi obbiettivi estremi. Insomma, una specie di stay hungry, stay foolish ante litteram che è il manifesto dell’incoscienza artistica e della creatività.

Tra l’altro, solo per dare un’idea dell’energia di Wagner, in quegli anni – siamo intorno al 1854 – il geniaccio aveva già scritto il prologo (Das Rheingold) e la prima giornata (Die Walküre) del Ring. Solo nel 1865, tra amori veri e presunti, casini di ogni tipo e una specie di anteprima – due dei cinque Lieder del ciclo Wesendonck – l’opera fu rappresentata a Monaco di Baviera diretta da Hans von Bülow.
Lascerò perdere Schopenhauer, Nietzsche, Mann, Cosima Wagner e tutto il resto.

Tristan und Isolde va oltre, verso l’ignoto. È l’opera in cui Tristan ode una luce che si spegne, dopotutto. È quel posto dove la luce si alterna al buio senza seguire regole temporali. Non c’è nulla da spiegare.
Invece, forse, dovrei cercare di spiegare cosa sia un Leitmotiv.
Non lo farò, ma vi darò un consiglio che v’impegnerà la vista e l’udito.
Mettetevi in riva al mare e ascoltate la pulsazione aritmica della risacca, col suo andare e venire che fa comparire e scomparire un’alga, riproponendola poi quando meno ve l’aspettate in forma diversa, magari un po’ acciaccata dagli strusci sugli scogli. È un suono eterno, che esiste solo lì, in riva al mare, da sempre.
Fatevi compenetrare dall’odore della salsedine e lasciatevi cullare dalle onde, sgombrate la testa e non opponete resistenza al sapore di ignoto che percepirete dopo qualche minuto di concentrazione. Tutto vi sembrerà familiare e allo stesso tempo sentirete di vivere quel momento per la prima volta. Vi troverete in una dimensione in cui lo spazio e il tempo si avvicinano, si sfiorano e poi si toccano compenetrandosi l’uno con l’altro.
Ecco, ora in questo flusso ondeggiante, nell’armonia sonora, nel respiro del mondo e senza coscienza avete capito cosa sia un Leitmotiv.

E se vedete i due innamorati, salutateli da parte mia (strasmile).

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8 risposte a “Divulgazione sconsiderata della musica lirica: Tristan und Isolde, ovvero di quello che non si può dire nè scrivere.

  1. giacinta 2 aprile 2017 alle 6:50 pm

    Forse si può raccontare il leitmotiv anche attraverso l’orrida:-) ( i gabbiani assassini, a onor del vero non sono menzionati 🙂

    “Fa pensare davvero alla carta da musica, ai fogli di una musica eseguita in continuazione. Le partiture si avvicendano come ondate di marea, le barre del pentagramma sono i canali con gli innumerevoli “legati” dei ponti, delle lunghe finestre o dei curvi fastigi delle chiese del Codussi, per non parlare dei violini che hanno prestato il manico alle gondole. Sì, tutta la città somiglia a un’immensa orchestra, specialmente di notte, con i leggii appena illuminati dei palazzi, con un coro instancabile di onde, col falsetto di una stella nel cielo invernale.”

    Brodskij, Fondamenta degli incurabili

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    • Amfortas 3 aprile 2017 alle 8:12 am

      Giacinta, ciao! Bello e interessante questo estratto che non conoscevo e che mi pare davvero significativo.
      I gabbiani quest’anno sentiranno la mia mancanza ancora per un po’ ma è abbastanza probabile che abbiano infierito su altri. Non ho notizie da molto tempo di un collega che era a vedere la Bohème 😉
      Ciao e grazie!

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  2. petrossi 2 aprile 2017 alle 7:33 pm

    Interrompo le tue eteree sensazioni e prosaicamente noto che ci sono siti che li elencano: 46 per https://www.laits.utexas.edu/tristan/motives.php ; 44 con esempio sonoro in https://www.youtube.com/playlist?list=PL78TsyiiZjhGGJhndz_P-8EbshbYcFDxB ; solo un elenco dei brani invece in http://www.teatrolafenice.it/media/libretti/69_6431tristanoisotta_rw.pdf : accontentiamoci.
    In fremente attesa…

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    • Amfortas 3 aprile 2017 alle 8:18 am

      Furio, ciao. Sì l’argomento è molto dibattuto e si trova parecchia documentazione in Rete, volevo inserire anch’io qualche link ma ho preferito parlare più delle mie sensazioni. Del resto i commenti servono proprio ad arricchire i post, come ampiamente dimostrano i due interventi di oggi.
      Ciao e grazie!

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  3. daland 4 aprile 2017 alle 12:07 pm

    Tristan! Mamma mia!
    Va bene lasciar perdere Schopen… e compagnia, ma alla bella Mathilde… qualche involontario merito andrebbe riconosciuto (!)
    Ti dico la verità: avevo fatto un pensierino per venire fin lì in capo al mondo, ma ahimè non ce l’ho fatta (Mir erkoren, mir verloren…): quindi attendo ansiosamente la tua rievocazione dell’alga (!)
    Ciao!

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    • Amfortas 4 aprile 2017 alle 3:25 pm

      daland, ciao! Sì certo, bisogna dare a Mathilde quello che è di Mathilde 🙂
      Capisco che venire a Trieste sia un problema, me lo dicono in molti. Speriamo almeno che gli esiti artistici della recita ti facciano un po’ pentire della decisione!
      Ciao e grazie.

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  4. CASSANDRO 9 aprile 2017 alle 9:55 am

    Intervengo ora solo perché il tuo pregevolissimo post è stato chiuso, in quanto i miei commenti vengono posti solo . . . di striscio pe la nota incultura in campo musicale.

    E intervengo perché mi ha molto interessato la tua esemplificazione di “leitmotiv”, caro Amfortas, con la risacca del mare, l’alga che si sposta e ritorna, “lo spazio e il tempo che si avvicinano, si sfiorano e poi si toccano compenetrandosi l’uno con l’altro”.

    Eh, sì, si respira il leitmotiv della vita, che ho tante volte provato, ma che poi, “ripresa coscienza” ci ho un poco scherzato sopra per non avvilirmi troppo.

    Posso comunicarti quei miei pensieri? (Il sottotitolo l’ho aggiunto ora: spero che non ti dispiaccia).

    Grazie, e riprendo a leggere il tuo nuovo post. Auguri per il tuo raffreddore e Buona Pasqua.

    IN RIVA AL MARE
    (Leitmotiv della vita)

    Mi piace, eh sì, sdraiarmi e rilassarmi
    d’estate alle sette del mattino
    in riva al mare e farmi carezzare
    dal sole fresco. E’ un pizzicorino

    che mi ricorda che ci sono ancora
    al mondo pure io anche se solo
    col cruccio di chi già si sente “fora”,
    che gradirebbe già spiccare il volo

    … (fregarsene del viver quotidiano
    o di cambiare il mondo in quanto, eh sì,
    ognuno resta quel ch’è stato)… e piano

    svanire, farsi fumo, ora… così…
    al via-va della risacca… Invano
    esser cercato poi… “Ma s’era qui!!!!”

    farà qualcuno, e un altro aggiungerà
    “Me lo aspettavo, sai, da quello là!”

    e quindi poi, ripensando a ciò
    che quello lascia e ancora vale un po’,

    “Io prendo i quadri or che non c’è più”
    e l’altro “Okkei… io la B M W.

    Ah, nella casa un poco ci allarghiamo
    … e dei suoi libri cosa ne facciamo?”

    Risposta: “Li vendiamo al ‘Mercatino’.

    Tutti saran felici quel mattino!

    Puranco il Direttore Generale
    dell’INPS dirà: “Oh, meno male!

    Ora il bilancio un po’ migliorerà
    … ma che ci stava a fare questo qua?

    A rompere i coglioni solamente!”
    Sempre diverse son le opinioni,

    così, la mia tristezza di andar via
    negli altri si trasforma in allegria.

    Beh, salutiamo qui la Compagnia!

    (Cassandro)

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    • Amfortas 9 aprile 2017 alle 5:35 pm

      CASSANDRO, ciao, fa sempre piacere vedere che ciò che scrivo stimola la fantasia degli altri (peraltro tu potresti intervenire anche sulla musica, dai!). Colgo un po’ di amarezza mista a ironia nei tuoi versi…ma gli artisti sono così 🙂
      Ciao e grazie!

      Mi piace

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