Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Brundibár di Hans Krása al Teatro Verdi di Trieste: un sorriso per stemperare una tragedia.

Qualche anno fa, prima di accingermi a recensire Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann, ritenni opportuno farmi una domanda e trovare una risposta plausibile. Lo faccio anche in quest’occasione:
Cos’è la musica concentrazionaria?
In modo molto sintetico si può rispondere che è quella musica che è espressione della creatività in condizioni estreme, a dispetto delle restrizioni fisiche, della violenza anche psicologica, degli stenti. La musica come ultima espressione della dignità umana. E credo sia impossibile anche solo immaginare condizioni più estreme di quelle di un campo di concentramento che, come per l’opera indicata sopra, è sempre il famigerato Theresienstadt.
Brundibár di Hans Krása in un certo senso fa rabbrividire già dall’intestazione: tratta dal libretto di Adolf Hoffmeister, è definita opera per bambini in 2 atti. Prima rappresentazione, campo di concentramento di Theresienstadt, 23 settembre 1943.
Lo spartito, come segnalato dal libretto di sala, fu fatto filtrare clandestinamente nel campo di prigionia di Terezín (altro nome di Theresienstadt) e adattato dallo stesso Krása alla contingenza, il che significa per gli strumentisti prigionieri ancora vivi.
Dal mio punto di vista la recensione di questo spettacolo, ultimo della rassegna “L’opera in un atto” che ha affiancato la stagione del Teatro Verdi, potrebbe anche finire qui, perché sinceramente non mi sento all’altezza – anche morale – di valutare quella che non è tanto un’opera quanto un monito e una tragica testimonianza per noi contemporanei. Soprattutto di questi tempi, in cui i rigurgiti del razzismo più becero sono all’ordine del giorno ovunque. La Storia è lì a ricordarci di cosa siamo stati capaci ma, purtroppo, non basta.
La recita cui ho assistito ha visto il Ridotto del Verdi gremito di studenti, a occhio delle medie inferiori, ed è proprio questa circostanza che, in qualche modo, mi fa sperare per il futuro. Far conoscere per non dimenticare non è un vuoto slogan, ma una necessità prioritaria.
Il lavoro è stato preceduto da una pagina sceneggiata da Nicolò Ceriani e affidata agli attori Enrico Bergamasco e Giacomo Segulia, al fine di contestualizzare la trama.
L’allestimento, improntato a un minimalismo povero ma intelligente che riporta a una forma di teatro quasi sperimentale, è firmato in toto da Lorenzo Giossi, che ha pensato a una messa in scena semplice, agile, snella eppure curata nei particolari.
In questo modo la fiabesca vicenda che racconta di due fratellini alla ricerca del denaro per comprare il latte alla mamma ammalata esce pulita nella sua identità di parabola morale, che vede i ragazzini – spalleggiati da umili animali come il passero, il gatto e un cane – vincere sul meschino mondo degli adulti rappresentati dall’avido Brundibár, insensibile suonatore d’organetto.
Dal punto di vista musicale Davide Casali, alla guida di un’Orchestra del Verdi in formazione ridotta ma concentrata e partecipe, riesce a dare omogeneità a una partitura che vive di contrasti ritmici e squarci melodici, in cui si riconoscono rimandi e atmosfere di compositori quali Weill e Schönberg.
Ottima la prestazione dei bravissimi Piccoli Cantori della Città di Trieste, ben preparati, una volta di più, da Cristina Semeraro.
Successo fresco e sincero per uno spettacolo che ha confermato la centralità culturale della fondazione lirica triestina, che meriterebbe ben altra attenzione dai media mainstream e soprattutto che la politica regionale assicurasse certezze economiche garanti di una programmazione artistica serena e lungimirante.

Pepicek Maria Vittoria Capaldo
Aninka Sofei Pfeifer/Elena Fumo
Brundibár Luca Tongiorgi
Gelataio Enrico Bergamasco
Fornaio Giacomo Segulia
Lattaio Iris Fabi
Poliziotto Giovanna Izzì
Passero Irene Morpurgo
Gatto Teresa Fornasaro
Cane Marta Halupca/Elisabetta Chelleri
Direttore Davide Casali
Regia, scene, costumi e luci Lorenzo Giossi
Orchestra e Tecnici del Teatro Giuseppe Verdi di Trieste
I Piccoli Cantori della Città di Trieste, preparati da Cristina Semeraro
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3 risposte a “Brundibár di Hans Krása al Teatro Verdi di Trieste: un sorriso per stemperare una tragedia.

  1. Roberto 23 maggio 2017 alle 5:42 pm

    Vista domenica, da turista a Trieste, splendida città. Non ci è parso vero di poter assistere ad una composizione di questo genere. La sua recensione ci ha accompagnato mentre ascoltavamo quella musica suggestiva e quegli strazianti richiami al “sole che illumina ogni cosa” e alla gioiosa certezza che ” il dittatore sarebbe stato sconfitto “. Il giorno dopo alla Risaia di S.Sabba… Grazie!

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  2. Rebert 23 maggio 2017 alle 5:43 pm

    Correggo il nome non Roberto ma Rebert

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