Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

L’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo infiamma il pubblico del Festival di Lubiana.

Alla fine, come sempre, c’era chi rimpiangeva…Rubinstein! Verrà mai il giorno che lo spettatore tipo apprezzerà quello che vede e sente dal vivo e non qualche disco polveroso?
Mi rispondo da solo: NO! (strasmile)

Al Festival di Lubiana era molto attesa l’esibizione dell’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo, che avrebbe dovuto essere guidata dal direttore principale, Yuri Temirkanov.
Purtroppo un’improvvisa indisposizione ha costretto al forfait il grande vecchio Yuri, ma gli esiti artistici della serata non sono stati compromessi perché Nikolay Alexeev – che è il direttore artistico della famosa compagine – non ha fatto rimpiangere il più blasonato collega.
Il programma era impegnativo e allo stesso tempo popolare e prevedeva, nella prima parte, una delle pagine musicali più famose di sempre e cioè il Concerto per pianoforte n. 1 in si bemolle minore, op. 23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij.
Dedicato a Hans von Bülow, il brano fu eseguito per la prima volta nel 1875 e rimane – a mio parere – uno di quei capolavori che per quanto celeberrimi riescono sempre a sorprendere nell’ascolto dal vivo perché gli interpreti vi aggiungono un quid personale che permette di scoprire particolari nuovi e affascinanti.
È stato così anche in quest’occasione, perché il giovane solista Dimitrij Maslejev, –  che ha vinto premi prestigiosi negli ultimi anni –  ha confermato di essere artista di livello seppure ancora acerbo dal punto di vista della personalità, com’è inevitabile che sia.
In ogni caso il dialogo con l’orchestra è sembrato buono, anche se la compagine russa ha per default una tinta calda e un lirismo così intenso che una certa freddezza di fondo del solista è stata amplificata soprattutto nell’Andantino semplice del secondo movimento. Bene invece il colossale primo movimento in cui non si è percepita quella magniloquenza un po’ stucchevole che gonfia di retorica una pagina che già di suo è sovrabbondante di suggestioni romantiche.
Nell’Allegro con fuoco finale Maslejev ha potuto dare libero sfogo al proprio virtuosismo e mi è sembrato esprimere il meglio della sua esibizione.
Eccellente il rendimento dell’orchestra, di cui Alexeev, piuttosto rude nelle dinamiche, ha evidenziato più la precisione dei legni e dei fiati che il calore negli archi.
Successo notevolissimo per tutti e bis dedicato a Rachmaninov, quasi a fare da transizione al prosieguo della serata.

A seguire, con le Danze sinfoniche op.45 di Sergej Rachmaninov, il carattere del concerto ha preso una piega diversa, meno permeata di romanticismo e lontana dalla cantabilità melodica della prima parte. Un’atmosfera che definirei più severa e permeata da una certa sottile ambiguità di fondo che smarca il compositore da quell’accusa di inattualità che gli fu spesso rimproverata.
Opera che appartiene all’ultima ispirazione del compositore, vi si riconoscono decise influenze da Stravinskij soprattutto nell’uso delle percussioni.
È per certo – come peraltro volle precisare lo stesso Rachmaninov – musica russa, e lo si percepisce anche dalla tinta orchestrale spumeggiante ma spesso venata da un malinconico rimpianto, da un colorismo quasi estremo appena stemperato dal lirismo degli archi che modera l’aggressività degli ottoni.
Immagino che queste danze siano di esecuzione frequente per la Filarmonica di Pietroburgo, che infatti, ben sostenuta da un Alexeev vivace e autorevole allo stesso tempo, ha fornito una grande prestazione in tutte le sezioni.
Alla fine il pubblico – ancora una volta foltissimo, molti italiani e austriaci – ha accolto con entusiasmo la magnifica macchina da guerra orchestrale russa, custode di una preziosissima tradizione esecutiva.

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2 risposte a “L’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo infiamma il pubblico del Festival di Lubiana.

  1. Giuliano 4 luglio 2017 alle 7:29 pm

    sì, a teatro si va per ascoltare chi c’è in teatro 🙂 altrimenti ci si rovina la serata e forse anche la vita. Le registrazioni del passato, per nostra fortuna, rimangono sempre lì e le possiamo ascoltare quando vogliamo. Sembra semplice, invece…
    Aggiungo solo (parere personale) che non reggo Rachmaninov. Né Rachmaninov né Scriabin, ci ho provato tante volte ma a un certo punto devo proprio smettere. Sono abituato ad ascolti anche più difficili, e più duri, ma qui ho proprio una totale mancanza di sintonia e ormai lo so e li evito (c’entra anche l’età che avanza)

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    • Amfortas 5 luglio 2017 alle 8:23 am

      Giuliano, ciao! Neanche a me Rachmaninov è particolarmente congeniale, ma non ne nego certo la grandezza, come faccio con tutti i compositori che non mi vanno a genio. Uno è Puccini, per esempio e lo scrivo sottovoce perché rischio il linciaggio 😉
      Vale anche per Scriabin…ma forse è una questione di pelle e sarebbe meglio approfondire, boh. È che non si può conoscere bene tutto, credo.
      Per quanto riguarda il discorso dei rimpianti, a me basta prendere atto che quando vado a teatro, anche nelle serate più infelici dal punto di vista degli esiti artistici, esco più contento di quanto sia entrato. Mi basta e mi avanza, direi 😀
      Ciao e grazie, Paolo

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