Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Alban Berg e Hector Berlioz: le due facce del genio al Teatro Verdi di Trieste.

Serata davvero bella, emozionante.
Ai tanti che mi hanno chiesto la mia opinione sull’incarico a Ezio Bosso, rispondo che valuterò l’artista di volta in volta con la consueta serenità.
Ok? (strasmile)

Il terzo concerto della stagione sinfonica triestina si preannunciava come molto interessante già per le scelte del programma e, soprattutto, per gli interpreti che perpetuano la grandezza delle musiche di compositori straordinari.
Al Verdi di Trieste, infatti, Pedro Halffter Caro è stato protagonista di prove convincenti, quando non addirittura entusiasmanti, sia nella stagione lirica sia in quella sinfonica. Alina Pogostkina è una violinista russa di caratura internazionale, basta leggere gli impegni nella sua agenda per capirlo.
Così, la prima pagina musicale della serata, il Lied spirituale Komm, süßer Tod BWV 478 di J. S. Bach trascritto per orchestra da Leopold Stokowski è sembrato, nella sua solenne densità orchestrale e intensità emotiva, quasi un antipasto delle portate successive.
Con il Concerto per violino e orchestra Alla memoria di un angelo di Alban Berg l’atmosfera della serata è cambiata, tanto che Hallfter Caro ha ritenuto di far precedere l’esecuzione da una sintetica prolusione all’ascolto, supportato dagli esempi della violinista. Pratica senz’altro inconsueta, ma certamente buon viatico ad un ascolto se non consapevole almeno informato.
Come nel concerto della settimana scorsa con Šostakovič, Alban Berg – uno dei magnifici tre della rivoluzionaria Scuola di Vienna –  ci porta distanti anni luce da melodie facili o di immediata fruizione, in cui magari il violino evoca languori e abbandoni dall’aroma zuccheroso e sdolcinato.
Berg è diverso, e per onorare un contratto su commissione e ricordare la morte di una giovane ragazza (Manon Gropius, figlia di Alma Mahler) si inventa un concerto cucito sartorialmente addosso al committente e primo esecutore – Louis Krasner –  che pur essendo considerato tra i lavori più fruibili del compositore, resta sempre nell’ambito di una dodecafonia ostica e scabrosa per la sensibilità di molti. Terribile, consideratela una nota personale, che Berg non abbia mai potuto ascoltare il frutto del suo lavoro, perché morì pochi mesi prima del debutto.
Strutturato in due movimenti (Andante, Allegretto; Allegro, Adagio) il concerto, anche tra citazioni bachiane e vagamente mahleriane, si sviluppa sprigionando una tensione emotiva soggiogante che parte dallo straniante inizio in cui pare che il solista si limiti ad accordare lo strumento all’atmosfera più rilassata, bucolica, che identifica la figura e la statura morale dell’infelice ragazza. Nella terza parte le tinte orchestrali si fanno più drammatiche, cupe, inquietanti e solo nell’Adagio finale la tensione si scioglie in una mitezza e delicatezza permeate da un senso di religiosità etereo, impalpabile, che rappresenta il distacco dalla vita terrena e una vera e propria trasfigurazione.
Alina Pogostkina, bellissima ed elegante, è un’interprete accorata e partecipe di questo capolavoro tra i più grandi del Novecento. Dell’artista russa ho ammirato il talento e la tecnica di altissimo livello – formidabile il legato – , ma soprattutto la capacità di essere espressiva, intensa, concentrata e al contempo libera di concedersi anche qualche suono sporco, imperfetto, quasi rabbioso e violento.
L’Orchestra del Verdi, guidata magistralmente da un Halffter Caro particolarmente coinvolto, è stata ottima nel dialogo con la solista, trovando accenti e cromie eccellenti in tutte le sezioni.
Successo trionfale per Alina Pogostkina, che ha ulteriormente deliziato il pubblico con un bis bachiano che valeva la serata per morbidezza e classe interpretativa.

La seconda parte del concerto ha visto protagonista un mio idolo, o meglio la musica del grande Hector Berlioz, qui nella sua pagina musicale credo più nota e cioè la Symphonie fantastique Op. 14.
Si tratta di un lavoro che non esito neanche un secondo a definire autobiografico, nel senso che vi si ritrovano tutte le peculiarità caratteriali dell’autore: provocatore – leggere le sue Mémoires è esperienza gratificante e spassosissima -, folle, nevrotico, geniale come pochi. Anticipatore di arditezze compositive che saranno poi di Wagner, di Strauss e tanti altri sommi compositori, capace di istantanee di dolcezza e bellezza stordenti (vorrei sentire, qui a Trieste, Les nuits d’été: è uno dei miei sogni proibiti), capace di spaziare dal grottesco al funebre o al gotico in un decimo di secondo, come tipico dei preromantici e romantici se non maledetti almeno instabili. Per me è il contraltare in musica di quello che è in letteratura E.T.A Hoffmann, un mito assoluto.
Un compositore così non ammette moderazione, ovviamente. E di questa mancanza di moderazione, ma non certo di controllo del suono orchestrale, sono grato a Pedro Halffter, il quale con un vigore e un’urgenza narrativa encomiabili ha snocciolato tutti i sintomi della nevrosi di Berlioz, come fosse l’estensore dell’ultima versione del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, per chi è così fortunato da non riconoscere l’acronimo).
Formidabile la prova dell’Orchestra del Verdi che quando è ben guidata dal podio teme ben pochi confronti. Il vigore dei contrabbassi, la compattezza degli archi, il virtuosismo di legni e fiati, l’ignorante potenza delle tube: tutto da ricordare.
Eccellenti le prestazioni dei solisti più esposti, chiamati uno per uno all’attenzione del pubblico dal direttore durante le interminabili chiamate al proscenio.
E così tra scene campestri, valzer e sabba infernali, il vero supplizio è stato tornare a casa.
Io ci torno a questo concerto, stasera alle 18.

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2 risposte a “Alban Berg e Hector Berlioz: le due facce del genio al Teatro Verdi di Trieste.

  1. don jose 23 settembre 2017 alle 3:39 pm

    Concordo nuovamente in toto con il tuo giudizio,financo su una certa predilezione per Berlioz……ed è veramente bello vedere e sentire il pubblico (pur se opportunamente sollecitato) rispondere con tanto entusiasmo,tanto da ottenere addirittura il bis del IV movimento.Proprio una serata “fantastica”!!!

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    • Amfortas 24 settembre 2017 alle 8:19 am

      Don, ciao. Come promesso sono tornato al concerto ieri pomeriggio e gli esiti artistici sono stati di nuovo eccellenti, addirittura Alina è stata ancora più convincente!
      Scandalosa la mancanza di pubblico in una città che si vanta di una cultura come io mi vanto di essere stato un buon giocatore di basket. Ci meritiamo Il Volo una volta al giorno, in ginocchio sui ceci e con il capo cosparso di cenere e sai bene a cosa mi sto riferendo.
      Da questo punto di vista per fortuna che c’è Amfortas, mai troppo lodato, che fa proselitismo. Ieri ho avuto l’ennesima soddisfazione: vedere la mia ospite in lacrime dopo la Fantastica e essere fermato e riconosciuto da un gentilissimo professore friulano che è venuto al Verdi perché aveva letto la mia recensione.
      Ciao e grazie.

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