Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il nuovo libro di Elvio Giudici ci parla del teatro lirico dell’Ottocento.

Considero Elvio Giudici il mio Maestro e perciò con grande gioia vi parlo del suo ultimo lavoro.

Dopo i volumi pubblicati nel 2016, dedicati al teatro lirico del Seicento e del Settecento, torna alla ribalta Elvio Giudici con una nuova pubblicazione in cui affronta l’Ottocento, disponibile dal 30 novembre 2017.
Segnalo che le opere di Giuseppe Verdi sono state trattate in una precedente pubblicazione del 2012, di cui ho già parlato qui e che nei prossimi anni (forse il 2019) uscirà un’integrazione del libro sul teatro verdiano che comprenderà anche – nuovo di zecca –  un’approfondita analisi su quello wagneriano.
Amato, odiato, spesso bistrattato per le sue opinioni forti e fuori dagli schemi, Elvio Giudici è uno di quei critici musicali – sono pochi – che oltre a essere competente sa anche scrivere in uno stile accattivante e divulgativo, ricorrendo a tecnicismi solo quando è indispensabile.
L’Ottocento è un secolo che ha un fascino particolare ed è stato particolarmente fecondo per l’Arte. Si pensi solo al fenomeno trasversale e transnazionale del Romanticismo, che ha ispirato poeti, scrittori, drammaturghi. I librettisti e i compositori hanno attinto a piene mani dal tesoro inestimabile e vastissimo della produzione letteraria e teatrale ottocentesca. Da Byron a Scott, da Goethe a Schiller sino allo stralunato Hoffmann o Hugo, a Dumas solo per fare i primi esempi che mi passano per la testa.
Il teatro lirico quindi cresce in questo humus culturale e ne amplifica, grazie allo straordinario potere evocativo della musica, la portata rivoluzionaria.
Ma il teatro è in continuo movimento e ha bisogno di adeguare il proprio linguaggio per poter parlare al presente, senza dimenticare il passato.
Per questo motivo Giudici ne caldeggia il rinnovamento meditato e valuta con la consueta analiticità una quantità enorme di DVD e trasmissioni in streaming di spettacoli operistici, aggiungendo anche le esperienze fatte direttamente in teatro e puntando l’attenzione sulla messinscena e il contesto storico e socio-culturale delle produzioni.
È un affresco lungo, pennellato con uno stile di scrittura luminoso e di ampio respiro, che punta a una divulgazione snella e, per fortuna, lontana mille miglia da quella macabra e sepolcrale sacralità che caratterizza chi si parla addosso a prescindere dall’argomento trattato.
Interessanti e documentate le informazioni filologiche sulla scelta dei testi di alcune opere fondamentali, veri e propri snodi – come dice nella prefazione Giudici stesso – del teatro ottocentesco: Carmen, Les Contes d’Hoffmann, Boris Godunov, Chovanščina, Il principe Igor.
Non mancano interessanti aneddoti su registi e cantanti – non si tratta di gossip, sia chiaro, ma di informazioni utili – e godibilissime ho trovato le digressioni sul canto, i confronti tra protagonisti che completano un libro che mi sento di consigliare a chiunque ami l’opera e il teatro: il teatro lirico, appunto.

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7 risposte a “Il nuovo libro di Elvio Giudici ci parla del teatro lirico dell’Ottocento.

  1. Roberto Mastrosimone 11 dicembre 2017 alle 11:10 am

    Verdi e Wagner non sarebbero trattati in questo volume? Ho capito bene? Il volume su Verdi l’ho già letto, il nuovo di cui scrivi è solo integrativo o la nuova edizione del precedente, secondo il malcostume del Saggiatore (e non solo) che costringe a riempirsi di doppioni? Ciao!

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  2. illeguleio 15 dicembre 2017 alle 5:49 pm

    Mi scuso per il completo off topic: leggo oggi che dopo il secondario Alighieri di Ravenna anche il ben più importante Comunale di Bologna ha iniziato a utilizzare l’app per cellulare per la lettura del libretto durante l’opera (lyri) in affiancamento o alternativa ai consueti sovratitoli.
    Personalmente riesco a immaginare solo gli svantaggi e spero non si diffonda altrove (agli smanettatori compulsivi di cellulare anche durante le opere manca solo un pretesto che li legittimi)!

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    • Amfortas 16 dicembre 2017 alle 9:55 am

      Leguleio, ciao. Sono d’accordo con te…mi pare un’enormita. Ma non perché sono un troglodita, proprio perché lo trovo inopportuno ed inutile. Questo è il classico modo sbagliato e populista di far finta di andare incontro ai giovani.
      Ciao e grazie.

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  3. CASSANDRO 16 dicembre 2017 alle 10:32 pm

    CASSANDRO

    . . . E avremo così luccichio di stelle non solo sul palco da parte delle varie star della lirica, ma pure in sala, nei palchi o in Galleria
    (diciamolo in rima: “sarà il teatro una moschetteria!)

    ONNIPRESENZA DEI CELLULARI

    Più con le mani in mano non puoi stare
    perchè tu devi in esse il cellulare

    stringere stretto stretto, o all’orecchio
    tenerlo . . . Sia il giovane che il vecchio

    stanno sempre connessi tutto il dì
    a parlottare “ciù . . . ciù cì . . . ciù cì”!

    Non me la spiego io questa esigenza,
    . . . tranne per la signora che or senza

    più compagnia non si fa dir che sta
    (scusate questa mia malignità),

    mostrando in tal modo ovviamente
    che ancora ha . . . un “cavalier servente”,

    o per l’assai triste pensionato,
    che vuole far vedere che apprezzato

    è ancora, e che c’è qualcuno che
    lo cerca in quanto lui . . . ancora “è”.

    Pure all’Opera lo puoi tenere
    con la scusante di così potere

    seguire le parole o la trama.
    Se altro leggi poi chi più ti sgama?

    Si va lungo la via tutti distratti,
    piangendo o ridendo come matti,

    gesticolando come scimmiette
    se si è connessi con le cuffiette.

    La posso avanzare una ipotesi? . . .
    oggi il telefonino . . . è una protesi,

    come l’occhiale, come la ginocchiera
    come il pace maker, la dentiera . . .

    Se è meglio questo, o il mondo che era,
    proprio non so, per cui . . . “aspetta e spera”.

    Felicità d’altronde è una chimera!

    (Cassandro)

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