Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Fotografia portami via. Un augurio per il 2018.

Augurio che ben si arguisce dalla foto, credo.

Come forse sapete, da qualche anno ho avuto un ritorno di fiamma per la fotografia. Una fiamma mai sopita, in realtà, perché nelle mie peregrinazioni sul web i siti che parlano di foto sono da sempre tra i più frequentati.
Anche questa passione – come quella per la musica – è stata ereditata da papà, che era ottimo fotografo dilettante e coltivava anche l’hobby dei filmini in super 8; vinse anche un paio di premi, uno per un servizio sulla bora e un altro sulla tratta dei cefali a Monfalcone, che è una cittadina a pochi chilometri da Trieste.
La fotografia è parente stretta della pittura che a sua volta ispira spesso la scenografia degli allestimenti teatrali sia di lirica sia di prosa. Insomma, in qualche modo siamo tra consanguinei e credo sia abbastanza evidente senza che mi metta a citare esempi famosi di quadri dipinti con un occhio attento alla cosiddetta regola dei terzi.
Ultimamente ho anche portato a termine il mio primo progetto fotografico: ne ho parlato qui, della mia creatura, e vi assicuro che Madeleine continua a darmi grandi soddisfazioni.
Perciò, prima del consueto post di chiusura con la Top ten dei post più gettonati qui su Di tanti pulpiti, vi infliggo un’ulteriore scritto autoreferenziale.
Vi propongo alcune foto scattate quest’anno, scelte con la pretesa di farvi capire, almeno un po’, come mi esprimo. Alcune hanno vinto un concorso, altre sono state considerate esecrabili ed escluse con ignominia. Pazienza. A me piacciono tutte allo stesso modo, il che non significa che siano oggettivamente belle.
È un florilegio che rappresenta abbastanza bene il mio modo di concepire la fotografia, che cerca – in linea di massima – di non essere mera raffigurazione del reale ma di raccontare qualcosa. Poi, certo, di fronte allo spettacolo della natura qualche volta mi inchino anch’io (poco, perché la schiena non me lo consente più di tanto, strasmile) e mi limito a riprodurre senza interpretare.
Sono gradite critiche – magari cliccate sopra le foto per vederle meglio –  ma anche gli elogi sperticati non mi fanno schifo. Vedete voi (strasmile).

Coffee break

La strada

Bevo troppo

The day after

Democrazia autunnale

Murales viventi

Non ho Santi in Paradiso

Nostalgia

Nostalgia

Ora di pranzo

 

Quando ho finito il blu, metto del rosso (P.Picasso)

Sola

 

14 risposte a “Fotografia portami via. Un augurio per il 2018.

  1. Giuliano 29 dicembre 2017 alle 4:07 PM

    “Salve, sono l’elogio sperticato”
    🙂
    buon 2018 a te e a Betta

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  2. Pier 29 dicembre 2017 alle 4:44 PM

    Caro Paolo,
    la meno bella mi ha emozionato di più: l’abside della chiesa di via dell’Istria. Go vissù in Campanelle, son ‘nda scola ala Timeus e Bergamas, go zogà dei Salesiani, lavoro in ospedaleto.. insomma, come direbbero Guccini/Ligabue “abito sempre qui”.
    Buona fine e buon principio. Ci sentiamo
    Pier

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    • Amfortas 30 dicembre 2017 alle 10:19 PM

      Pier, ciao. Sai che recentemente ho conosciuto il figlio della nostra maestra alle elementari? Era contento per le belle parole che ho avuto per lei.
      Io ti avevo mandato anche l’invito per la mostra ma evidentemente non l’hai ricevuto. La foto cui fai riferimento è appunto parte di quel racconto fotografico.
      Tantissimi auguri anche a te.

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      • Pier 30 dicembre 2017 alle 11:47 PM

        Be’, sono ancora in tempo di vederla, mi pare fino al 6 gennaio, no? Non mancherò.
        Ancora auguroni.
        PS – Senza violare alcun segreto professionale posso dirti che il figlio della nostra recentissimamente è diventato nonno. Ho provato una certa emozione e nostalgia.

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      • Amfortas 31 dicembre 2017 alle 10:21 am

        Pier, certo che sei in tempo! Del nonno ho saputo anch’io perché Trieste è piccola 😊

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  3. felice567 30 dicembre 2017 alle 9:03 am

    The ‘elogio sperticato award’ winner is: The coffee break! La mia preferita. Per quanto riguarda ‘Sola’(menzione speciale), ho come il sospetto che dalle vostre parti si pronunci /sòla/ , quindi consiglierei l’aggiunta dell’accento acuto sulla tonica per evitare l’effetto di comico involontario. Troppi filtri per ‘democrazia autunnale’ (ultima classificata). Meno Traminer in ‘Bevo troppo’ (primo premio Luigi Veronelli). Totale: Buon 2018 a lei e ai suoi cari! Felice

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  4. giacomino1991 30 dicembre 2017 alle 9:32 am

    Bravo Paolo. Sei bravo. Non solo in questo.
    Facevo una riflessione. ……solo seguendo le proprie inclinazioni e i propri desideri più intimi si gustano attimi di felicità. L’ho sperimentato di persona durante l’ultimo anno.
    Complimenti affettuosi e auguri a te e alla tua Betta.
    Irina

    P.s. per quello che conta. …..a me piace molto “nostalgia”

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    • Amfortas 30 dicembre 2017 alle 10:24 PM

      Irina (Giacomino???), ciao. Me la cavo in molte cose e sono bravo in niente: il classico cazzone.
      La tua riflessione è invece valida, ne terrò conto e so che viene dalla tua esperienza.
      Nostalgia piace molto anche a me, infatti è tra le foto che sono state schifate dai giudici ai concorsi 🙂
      Grazie e auguri anche a voi!

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  5. SERGIO SESTOLLA 30 dicembre 2017 alle 12:06 PM

    Io sto per “Nostalgia”, per il guardare — dato che “tempus fugit inesorabile” — da dietro un vetro imperlinato dalla pioggia, come hai reso magnificamente tu, il tempo andato, i cui ricordi si fanno sempre più evanescenti e rimpiangenti al tempo stesso

    NOSTALGIA
    (Triste invecchiare)

    Sapessi quanto è triste invecchiare,
    saper che tutto quello che tu vedi,
    ami, assapori sta per tramontare
    ma come il sole no, per cui ti chiedi

    con angoscia “cur?”, “varum?”, “perché?”
    debbo lasciare questo ben di Dio
    — comprese donne caste oppure osè —
    che immensamente ogni senso mio

    beatificava: vista, tatto, udito,
    olfatto e gusto? . . . Non riascolterò
    più Bach andando via, il bello infinito
    di Raffaello più non rivedrò,

    ed il profumo dei gelsomini
    giammai potrò io più respirare,
    né le granite o gli spaghettini
    “con aglio, olio e pepe” assaporare.

    Per me scompariranno e luna e stelle,
    il declinare della luce a sera,
    gli arcobaleni, i cieli a pecorelle,
    il gusto del formaggio con la pera.

    E non potrò avere più, ahimè,
    il corpo che mi hai donato un dì,
    che fra tutte le cose di più è
    ciò che rimpiangerò io via da qui,

    nonché l’anima tua, che non è senso,
    che a vita mia ha dato senso intenso

    . . . il tutto fra i tanti alti e bassi
    . . . fra “gambe tremano” . . . “ma quanto scassi!”

    Con nostalgia ti chiedi, e con rimpianto
    “Possibile che avessi avuto tanto! . . .”?

    Da dietro un vetro tutto imperlinato
    dalla pioggia or guardi il tempo andato.

    (Sergio Sestolla)

    Ma non pensiamoci tanto: il mio intervento è connesso solo alla tua pregevolissima arte fotografica, e quindi . . . Allegria BUON 2018!

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    • Amfortas 30 dicembre 2017 alle 10:27 PM

      SERGIO SESTOLLA, ciao. Su Nostalgia vale la stessa risposta che ho dato a Irina qui sotto :-), si vede che abbiamo il gusto dell’orrido!
      Bella la tua poesia, ricca di spunti e di spuntini, mi verrebbe da chiosare, perché nutrirsi di cultura va bene, ma un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino sono meglio.
      Prosit e auguri!

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