Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

L’italiana in Algeri di Rossini al Teatro Verdi di Trieste: tutti la chiedono, tutti la bramano.

Stasera sarò in trasferta per un Macbeth di Verdi al Teatro dell’opera di Lubiana, ho pensato perciò di anticipare di un paio di giorni la consueta puntata di divulgazione semiseria dell’opera lirica per la prossima produzione al Teatro Verdi di Trieste dell’Italiana in Algeri di Rossini. Domani o lunedì andrà in onda la recensione del Macbeth di cui sopra.
Scrivendo di getto, la prima cosa che mi colpisce dell’Italiana è che sia stata composta sostanzialmente in contemporanea con Tancredi: le due opere infatti debuttarono a pochi mesi di distanza l’una dall’altra, entrambe a Venezia. Perciò Rossini era in grado di pensare un lavoro tragico – Tancredi è l’opera seria di Rossini che amo di più – e uno di taglio del tutto diverso (dramma giocoso) come l’Italiana. Già questa circostanza mi fa riflettere sulla grandezza assoluta del compositore pesarese. Se poi aggiungo che nel 1813 Rossini aveva ventuno anni beh…mi smarrisco addirittura!
Spesso si fa il madornale errore di considerare le opere buffe, diciamo così generalizzando un po’, di livello artistico inferiore ad altri generi operistici. Ora, con Rossini bisogna proprio – se la si pensa così – fare mea culpa e pentirsi duramente (smile).
Nell’Italiana in Algeri convivono molte anime e seppure di solito non ami molto citare questo o quell’altro credo che la definizione di Stendhal (follia organizzata) sia davvero perfetta. La follia innanzitutto sta nel realizzare alcuni concertati che definire sublimi è davvero un eufemismo e l’organizzazione è quella di far sì che abbiano tempi comici perfetti con una musica di qualità straordinaria.
Quindi in questa partitura non bisogna concentrarsi solo sul brio e sull’empatia che suscita, ma anche e soprattutto sul disegno complessivo, sul meccanismo teatrale.
La vicenda, di per sé banale, è solo un pretesto per scatenare una creatività e un’inventiva che sono assolutamente rivoluzionari.
I personaggi vanno intesi quasi come stereotipi e sono infatti facilmente riconoscibili per chi mastica un po’ di quell’embrione di teatro che è stata la commedia dell’arte, con le sue maschere.
Lindoro, classico amoroso; Mustafà, vecchio burbero; Taddeo, scemotto pavido e pauroso ed Elvira, donna prima umiliata e poi disposta a perdonare.
Isabella, protagonista dell’opera, è invece un personaggio che riveste un’importanza che va oltre alla contingenza narrativa perché incarna due anime: quella della grande tragédienne e quella della donna scaltra e maliziosa, sfacciata e opportunista, determinata a ottenere ciò che vuole.
Di Isabella è paradigmatica, per definirne il carattere, la sortita, e lo è sia per il testo sia per il repentino cambio di atmosfera della musica dopo il piccolo intervento del coro:

Cruda sorte! Amor tiranno!
Questo è il premio di mia fe’?
Non v’è orror, terror, né affanno
Pari a quel ch’io provo in me.
Per te solo, o mio Lindoro,
Io mi trovo in tal periglio.
Da chi spero, o Dio, consiglio?
Chi conforto mi darà?

Coro

E’ un boccon per Mustafà.

Isabella

Qua ci vuol disinvoltura,
Non più smanie, né paura:
Di coraggio è tempo adesso
Or chi sono si vedrà.
Già so per pratica
Qual sia l’effetto
D’un sguardo languido,
D’un sospiretto…
So a domar gli uomini
Come si fa.
Sian dolci o ruvidi,
Sian flemma o foco
Son tutti simili
a presso a poco…
Tutti la chiedono,
Tutti la bramano,
Da vaga femmina
Felicità.

Per l’ascolto ho scelto, probabilmente attirandomi le maledizioni di molti (strasmile), di Cecilia Bartoli.

Un saluto a tutti, alla prossima!

 

 

 

 

4 risposte a “L’italiana in Algeri di Rossini al Teatro Verdi di Trieste: tutti la chiedono, tutti la bramano.

  1. petrossi 19 Maggio 2018 alle 4:46 PM

    Ciao! Come spesso faccio, cerco i documentarmi con i vecchi libretti di sala de La Fenice… http://www.teatrolafenice.it/media/libretti/51_5236italiana_gr.pdf . Stammi bene! Furio

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  2. Pier 22 Maggio 2018 alle 9:59 PM

    Perché mai dovresti attirarti le maledizioni di molti? Quella di Bartoli è un’interpretazione piacevolissima.
    Pier l’ignaro.

    "Mi piace"

    • Amfortas 23 Maggio 2018 alle 8:30 am

      Pier l’ignaro , ciao 😉
      La Cecilia nazionale è considerata da tante persone appassionate come una specie di demonio canterino, soprattutto da una decina di anni a questa parte. Le sue agilità non sono particolarmente apprezzate e, nella migliore delle ipotesi, paragonate a gargarismi. Beato te che non conosci tali abissi di competenza 😀
      Ciao e grazie!

      "Mi piace"

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