Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Antonino Siragusa trionfa nell’Italiana in Algeri al Teatro Verdi di Trieste.

Di Rossini preferisco le opere serie – non a caso il titolo del blog gioca su di un calembour di un’aria del Tancredi – ma ieri sera mi sono divertito e, per puro caso, stasera sarò a Lubiana per La Cenerentola.
Insomma un weekend di full immersion rossiniana e, tutto sommato, può andare peggio (strasmile).
Ieri la serata è stata allietata anche dai vestiti di alcune signore, che erano in tono con le scenografie dello spettacolo. Tutto come sempre, andiamo avanti!

Torna al Teatro Verdi di Trieste dopo dieci anni L’italiana in Algeri di Rossini, in un allestimento firmato per la regia da Stefano Vizioli che si giova delle scene e dei costumi di Ugo Nespolo, artista che in qualche modo si trova comodo nella città di Franco Basaglia di cui in questi giorni si ricorda l’epocale riforma psichiatrica. E mai come in questo caso fa piacere ricordare la fulminante definizione di Stendhal – follia organizzata – riferita al capolavoro giovanile del pesarese.

Vizioli è regista intelligente e conosce bene quest’opera di cui ha curato già altre produzioni (anche a Trieste, nel 1991), lo si vede dal lavoro accurato ma non invasivo sui cantanti e dalle controscene che non appesantiscono l’azione ma ne amplificano la verve comica.
Scene e costumi, funzionali e sgargianti, contribuiscono alla piacevole riuscita di uno spettacolo che si dipana in equilibrio tra l’onirico e il fiabesco all’insegna del buongusto, per fortuna completamente scevro di gag farsesche e pesanti che sono, sempre, in contrasto con la musica di Rossini anche nel genere buffo.
In linea con la regia anche la direzione di George Petrou che opta per una lettura sobria, in cui i crescendo si distinguono per la pulizia e non per il chiasso fragoroso e le dinamiche restano sempre controllate anche nei momenti più a rischio come il finale primo. Ne esce una narrazione omogenea, briosa ma non spericolata nelle agogiche, che dà respiro e ampiezza anche all’Orchestra del Verdi, a proprio agio in una partitura che pretende anche virtuosismi dai fiati e dai legni sin dalla Sinfonia iniziale.
Nicola Ulivieri è stato convincente nei panni di Mustafà di cui ha colto con acume la figura ambigua, grottesca e allo stesso tempo autoritaria. Artista a tutto tondo, Ulivieri fraseggia con classe e varietà di accenti e diverte con una mimica e una recitazione esemplari cui affianca uno strumento vocale duttile e sinuoso, capace di superare senza troppi sforzi anche gli acuti scomodi che prevede la parte.
Chiara Amarù, ancora molto giovane, ha dato prova di notevole maturità artistica già dalla sortita (Cruda sorte). Isabella è un personaggio complesso in cui convivono varie anime e pulsioni anche contraddittorie. Il giovane contralto può contare su di un’emissione omogenea e un bel legato che le consentono una linea di canto pulita e un fraseggio incisivo e vario. Anche le agilità del rondò finale sono state superate senza affanni a coronamento di una prestazione brillante.
Formidabile Antonio Siragusa che è sempre un piacere ritrovare sul palcoscenico triestino. Gli anni passano ma la facilità nella salita agli acuti – e che acuti, penetranti e lucenti –  la dizione chiarissima e la sua musicalità destano sempre ammirazione. Languir per una bella è cimento a dir poco difficile eppure il tenore se la beve senza sforzi apparenti e il pubblico gli riserva un’interminabile ovazione.
Buona anche la prova di Nicolò Ceriani che tratteggia un Taddeo vigoroso e pavido allo stesso tempo con voce sonora e ben timbrata e una recitazione mai sopra le righe. Circostanza tutt’altro che trascurabile, quest’ultima, perché il Taddeo pensato da Vizioli è sempre in movimento e molto coinvolto dal lato attoriale.
Discreta la prestazione di Shy Zong quale Haly, cui manca forse un po’ di volume e incisività per rendere al meglio in Le femmine d’Italia.
Brava anche Giulia Dalla Peruta (Lisa), agile e dinamica in scena e capace di acuti penetranti. Efficace anche Silvia Pasini nella parte di Zulma.
Ottima la prova del Coro, qui solo maschile, che si è ben disimpegnato anche scenicamente.
Lo spettacolo ha raccolto un notevole successo e alle singole tutti gli artisti sono stati applauditi lungamente dal pubblico. Trionfo, più che meritato, per Antonino Siragusa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: