Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Un paio di considerazioni serie sulla strategia comunicativa del Teatro Verdi di Trieste: opinabili, ovviamente.

Comincio questo mio post con una considerazione personale, non so quanto condivisibile: credo fermamente che la funzione della critica musicale non si esaurisca nel commentare gli esiti artistici di un singolo spettacolo. È mia convinzione che si debba andare oltre, esplorando argomenti e situazioni che con l’Arte hanno poco a che fare.
I teatri non sono solo luoghi di intrattenimento più o meno colto ma bensì contenitori strettamente legati al territorio, una specie di prolungamento metaforico delle persone che vivono nella zona di influenza culturale dell’edificio teatro.
Per questo motivo, dopo la presentazione del nuovo cartellone del Teatro Verdi di Trieste, avvenuta a Milano martedì scorso presso la Torre Allianz (main sponsor della fondazione triestina) mi aspettavo che anche a Trieste ci fosse una conferenza stampa per illustrare le (notevoli, anticipo) qualità della stagione 2018. Invece, e me ne dolgo molto, ciò non è successo e in base alle informazioni che ho al momento in cui scrivo non è prevista alcuna manifestazione neanche in futuro. C’è stata ieri, al Ridotto del Verdi, una presentazione riservata ai soci fondatori e agli altri sponsor.
Preciso che alla conferenza stampa di Milano sono stato invitato ma, per ovvi motivi (che acclaro senza problemi: Milano è lontana, andarci costa, non vivo di critica musicale), non ho potuto partecipare.
Tutti noi sfigati (e siamo in tanti) abbiamo ricevuto un comunicato stampa; non ho fisicamente una brochure della stagione o altro, devo accontentarmi del suddetto comunicato o scaricare dal sito del teatro una locandina piuttosto striminzita nei particolari.Screenshot (3)
Come potete vedere dallo screenshot allegato (non a caso riferito alla Traviata, l’opera più nota e popolare del mondo)  la stragrande maggioranza, per non dire la totalità, degli articoli dedicati agli spettacoli del Verdi sono di testate regionali, siti specializzati con corrispondenti locali e blogger; non c’è alcun rappresentante dell’informazione mainstream: ovvio, in quanto il teatro triestino non ha né l’appeal mediatico né la popolarità universale della Scala o della Fenice. Non ne ha neanche, mediamente, il livello artistico, anche se le porcherie – detto papale papale – si vedono anche nei teatri più blasonati.
Perciò se da un lato posso capire il tentativo di proporre a Milano, in una sede prestigiosa e di grande visibilità il cartellone del 2018,  ritengo un grave errore di strategia comunicativa l’assenza di una successiva presentazione ufficiale della stagione a Trieste, capoluogo del Friuli-Venezia Giulia e città dove fisicamente si svolgeranno gli spettacoli che saranno visti perlopiù dagli spettatori triestini.
Non sono isolato in questa convinzione, anzi, ne sono prova i tantissimi messaggi di chiarimento che ho ricevuto nei giorni scorsi da appassionati che seguono il blog o che conoscono la mia attività di critico musicale.
Non mi addentro, anche se ne varrebbe la pena, in questioni di responsabilità politica. Sono fortunosamente arrivato a 63 anni e so che la logica delle scelte politiche di qualsiasi colore sfugge ai comuni mortali e che la coerenza tra quello che si proclama e quello che si fa è, diciamo così, aleatoria.
Un tanto dovevo per rispetto ai miei happy few e, anche se di primo acchito può sembrare strano, al Teatro Verdi di Trieste.
Chiudo segnalando che con il 30 giugno scorso è terminato il rapporto lavorativo tra la fondazione triestina e la società esterna che ne curava le pubbliche relazioni e l’ufficio stampa: a Francesca Campello e a tutto il team di TheAction un grazie per il lavoro fatto e soprattutto per la squisita sensibilità nei rapporti umani.
Un sincero augurio di buon lavoro ad APSComunicazione che è subentrato da luglio.
Il prossimo post sarà dedicato alla nuova stagione lirica, sinfonica e di balletto del Teatro Verdi di Trieste.

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7 risposte a “Un paio di considerazioni serie sulla strategia comunicativa del Teatro Verdi di Trieste: opinabili, ovviamente.

  1. Don José 5 luglio 2018 alle 3:51 pm

    Come non essere d’accordo con te? Purtroppo il nostro Teatro sta perdendo punti anche laddove primeggiava(vedi presentazione ed illustrazione della Stagione davanti al proprio pubblico), mentre persevera nel trattare i propri abbonati con assai poco rispetto(e qui gli esempi sono tanti…….).
    Ti faccio solo l’ultimo esempio: nella brochure di presentazione della Stagione,ritirata stamattina in biglietteria, c’è questa frase in inglese: “ticket are sold subject to the theatre’s right to make any alteration to the programme, schedule or cast”, tradotto per l’utenza locale “la Fondazione si riserva il diritto di apportare variazioni agli orari, alle date ed ai programmi annunciati”, che non è la stessa cosa!!!!
    Aspetto tuo parere alla Stagione.

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    • Amfortas 6 luglio 2018 alle 8:25 am

      Don, ciao. Questa notte ho elaborato una teoria, non so quanto frutto di fantasia. E se avessero deciso di non aprire al pubblico per evitare qualche incursione dei/delle sostenitori di Ezio Bosso? Boh.
      Resta il fatto che secondo me la presentazione pubblica in teatro, fuori dai sancta sanctorum delle conferenze stampa riservate ai giornalisti con seguito di nani e ballerine varie era una buona idea.
      Della stagione parlerò presto.
      Ciao e grazie.

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  2. Emma RD 5 luglio 2018 alle 4:41 pm

    Ma gli abbonati non contano proprio nulla? E’ vero che non siamo tutti musicologi e in grado di cogliere tutte le sfumature nel giudicare gli spettacoli, però la presentazione della Stagione era attesa ed ha sempre esercitato un gran richiamo…
    Grazie comunque per i suoi puntuali commenti e le sue recensioni, che leggo sempre con piacere e, quando vedo che i nostri pareri concordano, vuol dire che un po’ ci “azzecco”…
    Le auguro una buona estate e alla prossima!

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    • Amfortas 6 luglio 2018 alle 8:30 am

      Cara Signora Emma, buongiorno, sono felicissimo del suo intervento pubblico che segue quello di tanti altri abbonati che mi hanno contattato.
      Sono certo che di musica ne capisce più lei di me, perciò sono io che sono contento nel leggere che qualche volta siamo d’accordo 😀
      La mia estate è cominciata proprio ieri, le scrivo infatti dal mio buon retiro di Sappada, dove come ogni anno cerco di difendermi dal caldo. Quest’anno molte foto e poche passeggiate causa noto incidente al tendine, ma non mi lamento di certo!
      Le auguro ogni bene e soprattutto spero di rivederla presto al Verdi, grazie ancora.

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  3. Pingback:La stagione sinfonica, lirica e di balletto 2017/2018 del Teatro Verdi: sursum corda! | Di tanti pulpiti.

  4. Claudio Bertocchi 13 luglio 2018 alle 7:23 pm

    Non sapevo di questa irrituale presentazione della prossima stagione lirica, ma appena letto il post ho pensato anch’io che tale scelta fosse collegata al caso Bosso. Mi conforta di essere in buona compagnia. Ci sono tanti punti oscuri in questa faccenda. Ne aggiungo uno del quale, mi pare, nessuno ha parlato, cioè: ma le Assicurazioni Generali, che fine hanno fatto? Tutti a gioire per Allianz, ma e le Generali? Bh! Volatilizzate?

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    • Amfortas 13 luglio 2018 alle 7:57 pm

      Claudio, ciao. La mia è un’ipotesi e nulla più, motivata dal fatto che vedo sui social la grande aggressività dei fan di Bosso. Se penso che quando se ne è andato Gelmetti nessuno ha detto nulla…non so che pensare (o meglio lo so, ma non voglio fare polemica). Delle Generali davvero non so nulla, tendo a stare lontano dalle assicurazioni 🙂
      Ciao e grazie!

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