Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La stagione sinfonica, lirica e di balletto 2017/2018 del Teatro Verdi: sursum corda!

Dopo le puntualizzazioni, beninteso personali ma largamente condivise, del post precedente, è tempo di passare ad argomenti più interessanti. Ovviamente anche in questo caso si tratta di opinioni ma mi fa piacere scriverne e poi, per motivi misteriosi, sembra che il periodico articolo sulla nuova stagione del Verdi di Trieste sia sempre particolarmente gradito. Me lo dicono le statistiche che posso consultare grazie a WordPress, che ospita Di tanti pulpiti.
Allora, la novità è che quest’anno non comincerò con la solita solfa delle passate occasioni perché, e sono il primo a stupirmi (strasmile), sono abbastanza contento delle scelte per la prossima stagione.
Tenete presente, mi raccomando, che i pareri dei critici musicali sono talmente inutili da far apparire autorevoli i sondaggisti politici e avrete un quadro completo della situazione (strasmile).
Certo, non si tratta di una rivoluzione copernicana, ma almeno pare di leggere tra le righe un embrione di mutamento di rotta nella proposta dei titoli del cartellone operistico e anche in quello della stagione sinfonica.
Trieste è arrivata con un certo ritardo a presentare il nuovo cartellone, e non nascondo che leggendo le proposte degli altri teatri italiani la sensazione era (e rimane) che per la lirica tirasse una brutta aria.
Mi spiego: ovunque le scelte dei titoli sembrano dettate da un’insensata autarchia culturale figlia di una politica che non esito a definire malata, che pretende che anche nell’Arte sia indispensabile recitare il mantra “Prima gli italiani e la tradizione”, probabilmente non avendo idea di cosa significhi, nel contesto, la tradizione. La solita semplificazione o generalizzazione populista che fa da passepartout ovunque. Addirittura a Torino è stato smantellato con precisione chirurgica tutto quello che di buono aveva fatto la dirigenza negli anni precedenti. Questo il motivo principale della mia preoccupazione, che anche Trieste si appiattisse su una linea che è perdente e che è l’esatto opposto della tradizione culturale mitteleuropea. Ora, lo ribadisco, senza gridare al miracolo, non è così.
Vediamo un po’ di dettagli, comunque.
La stagione sinfonica, che potete vedere qui nella sua completezza, si articola in sei concerti e parte il 14 settembre.
I direttori d’orchestra impegnati mi paiono sostanzialmente di buon quando non ottimo livello ed è già un bel cominciare. C’è anche – mi scuseranno gli altri – la chicca della presenza sul podio, nel terzo concerto, di Paolo Longo il quale, lo ribadisco ancora una volta, è persona schiva ma al contempo un grande musicista. Inoltre, per l’occasione presenterà in prima assoluta una sua composizione: Dissolutio, scritta per un’orchestra d’archi, e un raffinato programma di musica del Novecento.
L’apertura è invece affidata a Beethoven (Quinta Sinfonia e Concerto per violino e orchestra), Pinchas Steinberg alla testa dell’Orchestra del Verdi e il violino di Sergej Krylov. Da non perdere assolutamente!

Il secondo appuntamento prevede musiche di Čajkovskij e Ravel, dirette da Nikša Bareza e Kirill Troussov al violino.
Il quarto concerto si presenta particolarmente interessante come one woman show, in quanto Lera Auerbach sarà protagonista sia come direttore (vi prego, direttora io non ce la faccio a scriverlo, strasmile) sia come compositrice e solista al pianoforte. Pagine musicali di Mozart e Haydn completeranno il programma.
Bruckner e Mozart, due grandi classici, per l’altrettanto classico direttore Oleg Caetani nel quinto concerto.
Si chiude il 26 ottobre con Čajkovskij e (nientemeno!) Respighi diretti dall’ormai triestino ad honorem Fabrizio Maria Carminati.
I concerti sono previsti come al solito il venerdì sera e il sabato pomeriggio.
L’unico appuntamento dedicato al balletto parte il 4 dicembre con un evergreen: La bella addormentata di Čajkovskij.
La stagione operistica è più interessante degli anni scorsi per vari motivi.
Innanzitutto si rivedono, ed era ora, titoli come I Puritani di Vincenzo Bellini e Andrea Chènier di Umberto Giordano, che mancano dal teatro triestino da parecchio tempo. Poi c’è la bellissima sorpresa di un titolo imperdibile, di quelli che potrebbero far muovere i melomani da fuori città: Il Principe Igor di Aleksandr Porfir’evič Borodin.
Quest’ultima è opera di grande suggestione e di rara esecuzione e, a prescindere dalla versione proposta – è un lavoro che ha sofferto una genesi impegnativa – trovo che sia un’occasione di grande prestigio che onora la tradizione culturale del Teatro Verdi di Trieste che, in questo caso, si avvale della collaborazione del Teatro di Odessa.
Da notare quindi che su sette titoli operistici tre sono particolarmente ghiotti, tanto da farmi digerire senza troppi problemi le altre opere in programma che sono, nell’ordine: Nabucco, L’elisir d’amore, Madama Butterfly e Carmen.
Ora, intendiamoci, che vuol dire digerire? È evidente che si tratti di capolavori assoluti, no? Intendo solo che negli ultimi anni abbiamo già visto spesso a Trieste queste opere. Di Verdi, Donizetti, Puccini e Bizet si sarebbe potuto scegliere qualche lavoro meno frequentato, ma capisco anche le ragioni di un tranquillo equilibrio e qualche scelta più azzardata in un cartellone di “soli” sette titoli.
Poi si potrebbe parlare a lungo delle assenze: Wagner, Rossini, Mozart solo per citare alcuni convitati di pietra che fanno capolino nella mia testolina; ma sarebbe un esercizio inutile e tutto sommato stucchevole perché il concetto di scelta, nell’ambito di una stagione teatrale, implica anche quello (certo, doloroso) di rinuncia.
Per quanto riguarda i cast anche in questo caso sono piuttosto sereno per i direttori d’orchestra, mentre qualche perplessità suscitano i cantanti: spiace non rivedere a Trieste alcuni artisti che hanno figurato benissimo nelle stagioni scorse e che, lo so per certo, non chiedono cachet da superstar. L’esperienza però mi insegna che i cast annunciati spesso non coincidono con quelli che poi saranno protagonisti sul palco del Verdi. Basti pensare a ciò che è successo nella Traviata che ha chiuso la stagione.
Perciò spero in qualche aggiustamento e anche in qualche conferma. Elena Mosuc è una grande cantante, come lo è Antonino Siragusa, assoluto fuoriclasse. I Puritani sono un’opera grandiosa del Belcanto e necessitano più di altre opere di interpreti bravi sul serio.
Risentirò volentieri a Trieste Piero Pretti (che in questi giorni è impegnato alla Scala di Milano con Il pirata di Bellini) e anche Nicola Ulivieri, Svetla Vassileva e Devid Cecconi. Nell’Elisir, Francesco Castoro, Claudia Pavone e Leon Kim potrebbero essere una bella sorpresa, allo stesso modo di come potrebbe essere brillante la Carmen di Ketevan Kemoklidze, che ho ascoltato quando era ancora una ragazzina agli esordi e poi alla Fenice di Venezia in un Roméo et Juliet tribolato.
Sono previsti anche alcuni appuntamenti al Ridotto del Verdi a complemento della stagione: saranno rappresentati, tra gli altri, un nuovo lavoro di Marco Taralli ispirato al Castello di Miramare, Gianni Schicchi di Puccini e Bastiano e Bastiana di Mozart.
L’Orchestra e il Coro del Verdi sono in costante crescita artistica e mi pare, non vorrei sbagliarmi, che siano previste finalmente audizioni per rimpolpare la compagine corale triestina che ne ha bisogno.
Ora non resta che attendere quel momento, bellissimo, di silenzio, che precede l’inizio dei concerti e delle opere, col direttore che alza la bacchetta prima che tutto cominci.
E poi c’è la magia delle mie recensioni espresse, che rovinano anche i ricordi migliori (ultrasmile).

Annunci

2 risposte a “La stagione sinfonica, lirica e di balletto 2017/2018 del Teatro Verdi: sursum corda!

  1. Don José 11 luglio 2018 alle 2:39 pm

    Concordo sulla maggiore appetibilita’ della Stagione lirica, mentre continuo a ritenere senza alcun indirizzo o strategia il susseguirsi delle nostre Stagioni sinfoniche.
    Abbiamo il gioiellino del Principe Igor, ma anche un desueto Puritani(molto buono sulla carta) ed un Elisir dei giovani(assai promettenti),ma anche Carmen e Nabucco, che cosi frequenti non sono ( come la solita Buttetfly).Direttori consolidati(ma Caetani in Carmen?), mentre avrei sperato di sentire qualche nome nuovo,giovane magari….Bene i vari interpreti, di cui conosciamo soltanto una piccola parte però, sempreche’ alla fine firmino i contratti e vengano a Trieste. Buone vacanze….ed intanto ci vedremo sicuramente a Lubiana!!!!

    Mi piace

    • Amfortas 11 luglio 2018 alle 5:36 pm

      Don, ciao. Sulla sinfonica il lamento solo che è troppo corta ma per il resto mi va bene. Per la lirica hai visto cos c’è in giro? Ci è andata bene, credimi, nei limiti di cui ho scritto. Sui cast vedremo tanto cambieranno di sicuro qualcosa, forse in meglio.
      Lubiana quest’anno è un bel casino perché sono saltati già due appuntamenti cui tenevo molto: la Opolais e il Rheingold.
      Ciao e grazie, a presto.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: