Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Genova è stata ferita, ma il Teatro Carlo Felice esporta la cultura italiana nel mondo: Rigoletto di Giuseppe Verdi a Lubiana.

Ieri, a Lubiana, appuntamento dedicato all’opera lirica. Bella serata, molta gente e un Leo Nucci davvero impressionante per vigore e competenza interpretativa. Domani, 29 agosto, si replica. Chi può non manchi l’appuntamento!

Il Teatro Carlo Felice di Genova, città recentemente ferita dalla sfortuna e vilipesa dalla politica, si fa ambasciatore della cultura italiana nel mondo e approda a Lubiana con una produzione di Rigoletto firmata da Rolando Panerai.
Un allestimento di stampo tradizionale, in stile quasi divulgativo, che sembra quasi pensato per l’esportazione del prodotto “opera lirica” nel mondo. Lo spettacolo ha molti pregi ma anche qualche difetto: in primis, probabilmente per questioni tecniche, un terrificante cambio di scena dopo la maledizione di Monterone, che spezza in modo sanguinoso la drammaturgia e l’implacabile passo teatrale dell’opera. In seconda battuta, ma è circostanza ben più lieve, nella scena iniziale della festa i costumi di mimi e ballerini mi sono parsi di bruttezza addirittura temeraria.
Tutto il resto va bene o addirittura benissimo, per quanto ogni volta mi capiti di vedere un allestimento “fedele al libretto” rimanga divertito dalle inevitabili incongruenze spaziotemporali che fanno diventare realistici anche i voli pindarici dei registi più immaginifici.
Premesso che Coro e Orchestra del Teatro Felice si sono resi protagonisti di una prova eccellente, ho trovato invece deludente la direzione e la concertazione di Gianluca Marcianò, che ha tenuto egregiamente insieme buca e palco ma ha spento, soprattutto con agogiche slentate e dinamiche poco differenziate, il turbinio di sentimenti che governa la vicenda. Qualche responsabilità può essere anche della particolare acustica del Cankarjev dom, che necessita di un minimo di rodaggio per gli artisti. È prevista, dopodomani, un’altra recita e sono sicuro che le cose andranno meglio dopo l’esperienza della prima, come quasi sempre succede in questi casi.
Non si può scrivere di questo Rigoletto senza cominciare con Leo Nucci, Rigoletto ormai consegnato alla storia non tanto dai pareri dei critici – di cui sappiamo bene l’inutilità – quanto dal clamoroso feeling con il pubblico di tutto il mondo. Il baritono ha ormai trovato la sua interpretazione del gobbo verdiano, pensata anche sui piccoli gesti, gli sguardi e, soprattutto, la cura di quella parola scenica così cara a Verdi.
Dal lato squisitamente vocale Nucci è impressionante per freschezza, volume e facilità di acuti che sembrano davvero quelli di una volta e tutto il resto passa in secondo piano.
Celso Albelo riprende qui la parte del Duca di Mantova e si sente che il personaggio gli sta a pennello sia per la lunga frequentazione sia per la tessitura, notoriamente impegnativa. Ma il tenore non fa solo sfoggio di acuti e sovracuti, comunque abbondantemente elargiti, sembra aver soprattutto maturato un rimarchevole controllo sulla voce che gli consente un’interpretazione varia e ricca di sfumature, incisiva nell’accento e convincente nel fraseggio.
Molto brava Marina Monzò che grazie a doti vocali non comuni riesce a tratteggiare una Gilda piuttosto diversa dal consueto, sottratta al cliché ormai stantio che vuole la figlia di Rigoletto relegata a personaggio stucchevole e bamboleggiante. Al contrario, il soprano nella sua interpretazione punta più a valorizzarne il lato carnale, erotico, di giovane ragazza innamorata dell’uomo sbagliato. Nel bis del duetto Sì, vendetta tra l’altro, il mi bemolle – un po’ traballante di primo acchito – è uscito folgorante.
Buona la prestazione di Dario Russo, protagonista di una prova in crescendo nella parte di Sparafucile, che esce meno trucibaldo del solito. Brava anche Anastasia Bolydreva, bella voce contraltile e ottima presenza scenica, nei panni di una Maddalena scevra di volgarità esibite. Forse un po’ debole nell’accento, ma nell’ambito di un rendimento positivo, il Monterone di Gian Piero Barattero.
Tutti gli altri artisti della compagnia di canto, che trovate in locandina, meritano un elogio per aver contribuito alla brillante riuscita della serata.
Il pubblico, numeroso e prodigo di appalusi anche a scena aperta ha decretato un successo trionfale per tutti, con ovazioni interminabili per Leo Nucci e applausi caldissimi per Celso Albelo e Marina Monzò.
Commovente alla fine l’uscita al proscenio di Rolando Panerai, interprete leggendario del Novecento.

Rigoletto Leo Nucci
Duca di Mantova Celso Albelo
Gilda Maria Manzò
Sparafucile Dario Russo
Maddalena Anastasia Boldyreva
Monterone Stefano Rinaldi Miliani
Marullo Claudio Ottino
Giovanna Anna Venturi
Borsa Aldo Ottolini
Conte di Ceprano Giuseppe De Luca
Contessa di Ceprano Alla Gorobchenko
Usciere Alessio Bianchini
Paggio Annarita Cecchini
Direttore Gianluca Marcianò
Regia Rolando Panerai
Costumi Regina Schrecker
Coreografie Giovanni Di Cicco

3 risposte a “Genova è stata ferita, ma il Teatro Carlo Felice esporta la cultura italiana nel mondo: Rigoletto di Giuseppe Verdi a Lubiana.

  1. Pingback:Quel pomeriggio di un giorno da cani: recensione monca da Lubiana del concerto della Filarmonica della Scala. | Di tanti pulpiti.

  2. fabiana stranich 7 settembre 2018 alle 7:53 PM

    Opera meravigliosa e bellissima recensione

    "Mi piace"

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