Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La festa di Flora (no, non quella della Traviata), bensì la montana.

Ormai è imminente la prima della stagione sinfonica, perciò a giorni si torna alla normalità – recensioni, musica – su questo blog. In attesa di Beethoven, dopo una veloce puntata sulla bellezza delle Dolomiti, propongo ora un altrettanto fulminea incursione sulla flora montana.

Veronica


Il melomane che è in me dice Poveri fiori, per come sono stati trattati dalla mia manaccia poco educata a questo genere di fotografia: la macro.

Sono necessarie un paio di puntualizzazioni. La macrofotografia non è esattamente la my cup of tea anche se le foto effettivamente sono state scattate con un obiettivo macro. Voglio dire che i fiori ritratti dovrebbero essere tutti a fuoco (esiste una tecnica di ripresa: il focus stacking, che viene buono anche nei paesaggi); questa tecnica però comporta l’uso del cavalletto e una schiena in condizioni accettabili. Io soddisfo la prima parte, ho uno stativo, ma non certo la seconda. Anzi, molte delle foto proposte mi sono costate una certa fatica. Pensate a questo vecchio macilento che si stende a terra per i grembani, come diciamo noi triestini, e poi ci mette quelle ore a rialzarsi, spesso contribuendo con termini inquietanti al nuovo dizionario del turpiloquio (strasmile). Solo le due foto del girasole, visto per caso sotto a un dirupo, meriterebbero, in questo senso, un post a parte.
In alcune foto vedrete che lo sfondo è nero: qualcuno potrebbe chiedersi come mai e no, non ero in giro di notte; semplicemente è una tecnica fotografica per l’uso del flash nota come High speed sync, che m’ha insegnato una mia compagna di merende.
Io fotografo come una specie di cacciatore itinerante, quando vedo la preda – il fiore o frutto in questo caso – scatto come meglio posso. Tutto sommato i risultati non sono disprezzabili, credo.
Ho voluto, per darmi un po’ di arie, mettere il nome scientifico dei fiori. È altamente probabile che alcuni nomi siano sbagliati, mentre altri non li ho messi nel dubbio. Dovesse passare qualche botanico mi dia pure qualche indicazione, anche dopo avermi duramente perculato. Ne ha facoltà.
Il fatto è che pur possedendo quattro libri abbastanza tosti sull’argomento certi fiori non sono stato capace di trovarli. Molti sono simili l’uno all’altro e quindi, insieme con ex Ripley, abbiamo fatto del nostro meglio.
Aggiungo una notazione penosa, tipica degli anziani. La doverosa cautela per l’incidente al tendine mi ha spinto ad avvicinarmi alla macro e alla conoscenza parziale e limitata della flora, quindi è vero che non c’è un male senza un bene. È anche vero, peraltro, che sarei rimasto ignorante sull’argomento volentieri e avrei preferito non passare l’inverno a casa come un tenore che ha perso la voce (strasmile).
Forse è meglio conoscere qualcosa che non averne la più pallida idea, le mezze stagioni non ci sono più e ai tempi di Farinelli si cantava meglio.
E con questa catalanesca vagonata di luoghi comuni, chiudo.

 

 

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3 risposte a “La festa di Flora (no, non quella della Traviata), bensì la montana.

  1. felice567 11 settembre 2018 alle 2:16 pm

    Stupendo post! Le foto sono gradevolissime (io non me ne intendo quindi il complimento è sincero ma non molto tecnico…). Mi sono lustrato gli occhi anche con i paesaggi montani. E anche un po’ invidiato per i posti che non conosco e chissà mai quando li conoscerò! (Qui in famiglia preferiscono il mare e quindi mi devo accontentare di soli tre/quattro giorni all’anno sulle Dolomiti DI Brenta). Ma soprattutto ho apprezzato la scrittura ironica e umoristica, mette proprio il buon umore. Complimenti!

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    • Amfortas 11 settembre 2018 alle 3:59 pm

      Felice, ciao. Il tuo commento mi ha fatto molto piacere perché quando, a prescindere dai contentuti, qualcuno mi dice che ho scritto in modo gradevole e spiritoso significa che ho raggiunto il mio scopo, che è sempre quello di non annoiare troppo.
      La montagna è bellissima e spero di riuscire entro l’autunno a farci un’altra capatina, magari solo per un weekend, proprio dove hai detto tu o in zona.
      Ciao e grazie!

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  2. Pingback:Il genio di Beethoven sparso a piene mani al Teatro Verdi di Trieste: ottima prestazione di Pinchas Steinberg e del solista Sergej Krylov. | Di tanti pulpiti.

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