Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Esa-Pekka Salonen, il James Bond della Philharmonia Orchestra, trionfa a Lubiana con le sue letture di Schönberg e Bruckner.

Andare a teatro fa bene alla salute, poco ma sicuro. E, qualche volta, fa pure ridere. Ieri sera per esempio ho visto una signora che era vestita in modo davvero peculiare: somigliava alla Bond girl Shirley Eaton in Goldfinger. Solo che era viva (strasmile).

L’edificio del Cankarjev Dom di Lubiana è un contenitore culturale prezioso per gli appassionati di musica classica e sinfonica. Molte serate dell’annuale Festival si svolgono nella sala principale del Cankarjev e anche quest’anno ne ho data ampia testimonianza.
Chiuso pochi giorni fa il festival, l’attività prosegue con altri concerti di eccellente livello: ieri è stata la volta della Philharmonia Orchestra di Londra, guidata dal suo direttore principale Esa-Pekka Salonen. In programma musiche di Arnold Schönberg e Anton Bruckner.
La prima parte del concerto prevedeva l’esecuzione di Verklärte Nacht, Op.4, un sestetto per archi quasi unanimemente considerato come il primo lavoro artisticamente maturo del compositore viennese. Appartiene al genere, nobilissimo, del poema sinfonico per struttura e ispirazione e si rifà ai versi del poeta tedesco Richard Dehmel, che descrivono la passeggiata al chiaro di luna di due fidanzati. Nel dialogo tra gli innamorati si confesserà un segreto e cioè che la donna aspetta un figlio dal suo precedente amante.
Non è questo, o perlomeno non è del tutto, lo Schönberg veicolato dall’immaginario collettivo, tipicamente ostico all’ascolto e votato completamente all’atonalità. Si tratta di una pagina musicale ambigua, densa, che richiede senz’altro concentrazione nell’ascolto ma non priva di una certa cantabilità, soprattutto per la morbidezza di alcune parti affidate a viola e violoncello che danno voce ai due amanti.
In questa occasione però è stata proposta la versione per orchestra d’archi del 1917 – la prima nella versione originale è del 1902 – che se da un lato è sicuramente più spettacolare, dall’altro perde un po’ di quell’intimità e delicatezza della versione per sestetto. Soprattutto, con un organico più ampio, risaltano di più le evidenti contiguità e continuità con alcune pagine wagneriane (Tristan in primis, ma non solo).
Gli archi della Philharmonia Orchestra sono straordinari, certo – cos’erano viole e contrabbassi! -, ma folgorante è stata la pulizia interpretativa di Esa- Pekka Salonen il quale, con gesto ampio e asciutto, ma sempre fluido ed eloquente, si è letteralmente fatto ulteriore strumento dell’orchestra con gli sguardi e il linguaggio del corpo. Più che un’interpretazione quella di Salonen è parsa un’immedesimazione oppure, celiando con il titolo del brano, una vera e propria trasfigurazione. Indimenticabile il lento spegnersi dell’orchestra nel finale.
È stata poi la volta della Sinfonia n. 7 in mi maggiore di Anton Bruckner, probabilmente la più opulenta delle sinfonie del compositore che conta ammiratori e detrattori in uguale misura proprio per questa caratteristica, talvolta eccessiva, estroversa ricchezza di ispirazione.
Ed è in queste situazioni che si distingue il grande direttore, quando riesce a smussare con un’interpretazione cameristica, delicata, una pagina musicale di codeste dimensioni. Intendiamoci, sempre di Bruckner si tratta e perciò la grandiosità e la magniloquenza restano la cifra distintiva della sinfonia. Ma certi pianissimi impalpabili, le dinamiche sfumate e sempre controllate, le agogiche rilassate e allo stesso tempo incalzanti hanno fatto sì che il densissimo brano scivolasse via senza alcuna pesantezza.
Impressionante la precisione degli attacchi in tutte le sezioni e impossibile non sottolineare il rendimento stellare dei legni e degli ottoni (tube wagneriane comprese).
Salonen si conferma perciò uno dei direttori più interessanti di oggi, perché nelle sue esecuzioni scabre e limpide bandisce la retorica senza che l’ispirazione del compositore, anche del tanto discusso Bruckner, venga travisata.
Serata da ricordare, premiata dal folto pubblico con un uragano di applausi a Salonen e alla sua splendida orchestra.

Arnold Schönberg Verklärte Nacht, Op.4 (versione per orchestra)
Anton Bruckner Sinfonia n. 7 in mi maggiore
Direttore Esa-Pekka Salonen
Philharmonia Orchestra
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