Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La “musica puzzolente” di Čajkovskij profuma il Teatro Verdi di Trieste. Ravel fa il resto e si torna a casa contenti (o quasi).

Dopo l’ottimo inizio della scorsa settimana, la stagione sinfonica al Verdi di Trieste è arrivata al secondo concerto che si è svolto ieri sera.
Quando mi appresto a recensire un brano di Čajkovskij mi viene sempre in mente una circostanza: vita tormentata quella del compositore, e tante amarezze non gli furono negate neanche dalla critica (ovviamente con il terribile Hanslick in prima fila, che definì musica puzzolente questo concerto). Beh, spero che in qualche modo il buon Pëtr sia a conoscenza di quanta serenità sparge a piene mani la sua musica e quanto sceme e inopportune furono le critiche nei suoi confronti. Certo, sarebbe un risarcimento aleatorio e postumo, ma credo anche meritato.
Fatta questa per me doverosa premessa, la prima parte della serata prevedeva appunto il celeberrimo Concerto in re maggiore per violino e orchestra, op. 35, in cui si sono cimentati, da sempre, i più grandi interpreti.
A Trieste, con la guida di Nikša Bareza alla testa dell’Orchestra del Verdi, il solista Kirill Troussov ha suonato con il violino che vide il debutto, nel 1881, del Concerto: si tratta di uno Stradivari appartenuto a Adolph Brodsky, dedicatario del brano.
Strutturato in tre movimenti, il brano si caratterizza per un lirismo intenso, una franca ed empatica cantabilità, per melodie di gusto che definirei mediterraneo – il secondo movimento, in cui il virtuosismo esasperato si attenua leggermente, è una Canzonetta –  per scorrevolezza e fluida disinvoltura, caratteristiche che sono in qualche modo anticipate dall’introduzione orchestrale.
In queste linee melodiche si inseriscono le cadenze e i virtuosismi del solista e, a questo proposito, ricordo che il concerto fu valutato come ineseguibile per difficoltà da celebrati violinisti dell’epoca.
Come sempre in queste situazioni è fondamentale che ci sia dialogo tra l’orchestra e il solista e ieri sera mi sembra che questa alchimia si sia realizzata: era evidente, anche negli sguardi e la gestualità, l’approvazione di Troussov per l’operato dell’orchestra e del direttore.
Troussov ha confermato di essere tecnicamente formidabile ma in alcune occasioni mi è sembrato piuttosto freddo nell’interpretazione, distaccato, non coinvolto nell’atmosfera di grande espansione lirica della pagina che stava eseguendo. La mia non è una critica ma solo una sensazione o, forse, una predisposizione emotiva diversa nei confronti di un concerto in cui vorrei una maggiore complicità del solista. Il pubblico, ed è l’unica cosa davvero importante, lo ha premiato con applausi intensissimi e ha apprezzato il fantasmagorico e popolare bis sulle note del Carnevale di Venezia di Paganini, in cui, sul pizzicato degli archi, Troussov ha sfoggiato tutta la sua abilità virtuosistica ed è sembrato divertirsi molto.
Eccellente il rendimento dell’Orchestra del Verdi – ottimi i legni – guidata da un Nikša Bareza attento ad assecondare le esigenze del concertista.
Maurice Ravel, con la sua Daphnis et Chloé, “Symphonie chorégraphique” in 3 quadri è stato il protagonista della seconda parte della serata e, dal mio punto di vista, la scelta di accostare pagine musicali così diverse non è stata felicissima perché è stato difficile – almeno per me – passare dalla passionalità di Čajkovskij all’impalpabile ed evanescente elegia ellenistica di Ravel, soprattutto nella prima parte del brano; più congrue mi sono parse invece le atmosfere più vivaci della Danse guerriére o quelle carnali del Baccanale che chiude questa pagina musicale in bilico tra marcato sinfonismo e balletto. Ottimo per espressività il contributo del Coro del Verdi, preparato da Francesca Tosi.
Il direttore Nikša Bareza ha guidato con energia e vigore l’Orchestra del Verdi, che ha risposto con sicurezza anche in quest’occasione. Molto buono il rendimento d’insieme ma, come nella prima parte del concerto, una menzione va ai legni in una composizione che vede coprotagonisti anche strumenti peculiari come la macchina del vento (che Ravel usa anche per L’Enfant et les sortilèges).
Il numeroso pubblico alla fine ha tributato intesi applausi ai protagonisti della serata, festeggiando Nikša Bareza che esordì in Italia proprio sul palcoscenico triestino, nell’ormai remoto 1979, con una produzione di memorabile di Mazepa di Čajkovskij.

Pëtr Il’ič Čajkovskij Concerto in re maggiore per violino e orchestra, op. 35
Maurice Ravel Daphnis et Chloé, “Symphonie chorégraphique” in 3 quadri
Direttore Nikša Bareza
Violino Kirill Troussov
Maestro del coro Francesca Tosi
Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste

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4 risposte a “La “musica puzzolente” di Čajkovskij profuma il Teatro Verdi di Trieste. Ravel fa il resto e si torna a casa contenti (o quasi).

  1. Giuliano 23 settembre 2018 alle 1:18 pm

    lascio Hanslick dentro il suo commento (però non ho mai letto niente di suo, chissà com’era davvero) (sarà mica stato come Paolo Isotta? bisognerà indagare), ti dico cosa ho pensato spesso ascoltando Ciaikovskij, magari il finale del Lago dei Cigni: è troppo!
    🙂
    tutto magnifico, ma ogni tanto è davvero troppo… Poi vado ad ascoltare Webern
    🙂

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    • Amfortas 24 settembre 2018 alle 8:52 am

      Giuliano, ciao! Credo che Isotta sia un agnellino in confronto ad Hanslick 😀. Direi che i due sono accomunati da una competenza tecnica direttamente proporzionale all’arroganza ingiustificata, entrambi prigionieri del luogo comune che criticare sia un sinonimo di distruggere.
      Quanto al Buon Pëtr è uno dei miei compositori preferiti. Certo non mi piace proprio tutto tutto, ma non succede con nessuno. Sicuramente qualche volta la sua musica risulta un po’ carica di melassa, questo è vero e me ne rendo conto.
      Webern come antidoto alla troppa cantabilità e all’eccesso di lirismo mi pare la soluzione definitiva 😀. Non dovesse funzionare prova con Schönberg!
      Ciao e grazie.

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  2. Emma RD 24 settembre 2018 alle 6:43 pm

    La prima volta che sono venuta a contatto con Ciaikovskij è stato tanti anni fa, avevo 5 o 6 anni e mi portarono al cinema: davano “Primavera” con gli allora celeberrimi Jeanette MacDonald e Nelson Eddy… tanta per me bellissima musica, tanto romanticismo e tante lagrime…
    Ho imparato più tardi che nella colonna sonora era stato inserito un brano dalla 5° di Ciaikovskij e da allora è rimasto uno dei miei musicisti preferiti, anche se accusato di decadentismo, di discontinuità ecc. ecc. In quanto al concerto (io ho sentito il secondo), il violinista mi è piaciuto sì e no: all’inizio non sembrava a suo agio, si vedeva che sudava e mi sono anche chiesta se forse non stesse bene, poi però nel bis il pubblico non ha risparmiato gli applausi.
    A me è piaciuto molto anche Ravel, anche se alcune persone non hanno retto fino alla fine e (sia sempre benedetto You Tube!) domenica sera ho seguito il balletto completo dall’ Opéra di Parigi.
    Attendo sempre con impazienza le sue recensioni e non me ne voglia se qualche volta le faccio perdere tempo con i miei commenti non necessari.
    Buon lavoro e alla prossima!

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    • Amfortas 25 settembre 2018 alle 8:57 am

      Emma Carissima, buongiorno! Ma quale perdere tempo, i suoi commenti sono sempre graditissimi. Ho sentito vari pareri sul concerto di questa settimana è sono tutti positivi: gli unici ad avanzare qualche dubbio, seppur minimo, sul solista, siamo io e lei 😀
      Forse abbiamo aspettative è troppo alte oppure, forse, preferiamo un violinismo più partecipato che tecnico, non saprei. Quanto al compositore io lo assolvo pienamente, mi piace più o meno tutto ciò che ha scritto. Molto interessante il suo aneddoto sul cinema: anche altre persone, in tempi diversi, si sono appassionate o hanno conosciuto qualche autore grazie alle colonne sonore dei film.
      Un caro saluto, spero di poter salutarla di persona presto. Paolo

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