Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Mensili: ottobre 2018

Il quinto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: tra Panda e Leopardi in estinzione, orse maggiori e altre bestie, Oleg Caetani conferma di essere un gran direttore.

Foto di Fabio Parenzan

In una città totalmente impazzita per la Barcolana, evento annuale che trasforma Trieste in un’efficace rappresentazione dell’inferno – sia detto con piratesco sorriso d’innocenza, alla Bellini – si è consumato il quinto concerto della stagione sinfonica del Teatro Verdi.
La seconda recita, cui si riferisce la recensione, è stata occasione di (grande) gioia, ma per pochi intimi. Con la città piena di turisti dovrebbe essere il contrario ma evidentemente la musica colta non incontra il gusto dei duri marinai della regata più affollata del mondo, veri o presunti che siano. Oppure, forse, Il Verdi non si vende bene. Leggi il resto dell’articolo

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Tra falli giganti e ubriachi persi si dipanano Les contes d’Hoffmann a Lubiana.

Più volte ho scritto che ETA Hoffmann è un genio e tale è stato pure Jacques Offenbach. Ieri, pur con qualche ombra, ne ho avuta conferma.
Approfitto per suggerirvi la lettura di questi splendidi post cinefili sul blog del mio amico Giuliano. Leggi il resto dell’articolo

Quarto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: speriamo sia femmina?

Il quarto concerto della stagione sinfonica triestina può essere definito, ex post, come un one woman show riuscito a metà.
Lera Auerbach, artista di molteplici talenti – compositrice, direttore d’orchestra, pianista -, ne è stata infatti protagonista assoluta già ex ante. Si è molto insistito, infatti, in sede di promozione del concerto, sul suo essere donna e direttore (direttrice, direttora?) d’orchestra: un’altra donna sul podio della compagine triestina, come succede da quattro anni consecutivi. Ora, a me queste manifestazioni di political correctness fanno venire l’orticaria perché le ritengo strumentali, ma forse è un problema solo mio e quindi pazienza. Mi pare giusto però ricordare che in questo campo le distinzioni o differenze di genere sono inutili: conta solo il risultato artistico.

Lera Auerbach

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Montserrat Caballé ci ha lasciati per sempre.

Quando se ne va per sempre un’artista come Montserrat Caballé il mondo dell’opera sembra quasi implodere. Non ci sono, né ci saranno, parole giuste per descrivere quel senso di vuoto che lascia in noi appassionati una simile perdita.

Scorrendo la lista lunghissima di opere che il soprano catalano aveva in repertorio, oppure spulciando la nutrita discografia si intuisce solo parzialmente la grandezza dell’artista: in questi momenti sono più i ricordi personali delle sue esibizioni in teatro che, in qualche modo, ci confortano. Sono momenti che ci danno la sensazione di essere stati testimoni di qualcosa che lascerà un segno nella Storia della musica.
Ma oltre alle capacità tecniche, di Montserrat Caballé è bello ricordare anche il carisma, l’umanità, la comunicativa, il sorriso contagioso, l’autoironia e la voglia di mettersi in gioco che l’ha accompagnata sin dal primo momento.
Ed è proprio con un sorriso screziato di malinconia che salutiamo, per ora, una straordinaria protagonista dell’opera lirica.

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