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Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Quarto concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: speriamo sia femmina?

Il quarto concerto della stagione sinfonica triestina può essere definito, ex post, come un one woman show riuscito a metà.
Lera Auerbach, artista di molteplici talenti – compositrice, direttore d’orchestra, pianista -, ne è stata infatti protagonista assoluta già ex ante. Si è molto insistito, infatti, in sede di promozione del concerto, sul suo essere donna e direttore (direttrice, direttora?) d’orchestra: un’altra donna sul podio della compagine triestina, come succede da quattro anni consecutivi. Ora, a me queste manifestazioni di political correctness fanno venire l’orticaria perché le ritengo strumentali, ma forse è un problema solo mio e quindi pazienza. Mi pare giusto però ricordare che in questo campo le distinzioni o differenze di genere sono inutili: conta solo il risultato artistico.

Lera Auerbach

La serata si è aperta con una breve cerimonia in cui il Sindaco Roberto Dipiazza ha consegnato a Paolo Fazioli, titolare dell’omonima azienda che produce pianoforti, la Civica benemerenza del Comune di Trieste per aver donato un nuovo pianoforte a coda alla fondazione triestina.
La scaletta del programma è stata rivoluzionata all’ultimo momento, non nei contenuti, ma nell’ordine di esecuzione.
Il primo brano proposto è stato L’Ouverture dall’opera L’isola disabitata di Franz Joseph Haydn, su libretto di Pietro Metastasio, in cui Lera Auerbach mi è sembrata limitarsi a un’esecuzione di routine, piuttosto anonima e povera di dinamiche.
A seguire il Concerto per pianoforte n. 20 in re minore, K 466, pagina musicale notissima che trasuda genio da ogni nota e ha il tipico colore del compositore di Salisburgo già dall’impegnativa introduzione orchestrale in cui, quasi timidamente, si inserisce il pianoforte. Ed è proprio questo virtuoso equilibrio tra contrasto e cantabilità – che si manifesta nel secondo movimento, Romanza –  a essere la cifra paradigmatica del brano.
In questo caso mi è parso che la Auerbach, di là dell’indiscutibile maestria tecnica, abbia voluto dare un’interpretazione troppo marcata di una pagina musicale che pretenderebbe un approccio meno aggressivo sia dal solista sia dall’orchestra: Mozart esprime sempre, anche nelle sue composizioni serie, una leggerezza e una briosa vaporosità che ieri sera non si sono sentite o, almeno, io non ho percepito.
Dopo l’intervallo Lera Auerbach è stata completamente al centro dell’attenzione. Suo, infatti, il primo brano: Eterniday (Homage to W. A. Mozart), composizione scritta su commissione che ha esordito nel 2010 a Koblenz.
La pagina musicale, dedicata al direttore d’orchestra Daniel Raiskin, ha sofferto di una genesi travagliata a dir poco. Una volta ultimata la stesura, infatti, il manoscritto originale è andato perso in un incendio che distrusse l’appartamento della Auerbach. La compositrice tentò di riscriverlo ma l’ispirazione originale era perduta e perciò decise di riproporne una versione nuova di zecca anche nella struttura orchestrale.
Mi è piuttosto difficile dare una descrizione del brano che alterna, con una certa frammentarietà, atmosfere tese ad altre se non serene almeno più accoglienti e pacate. In generale mi è sembrata una pagina musicale irrisolta e autocompiaciuta più che autenticamente frutto di un’ispirazione meditata.
Diverso il discorso per la Sinfonia n. 49 in fa min. “La passione” di Haydn, una delle innumerevoli pagine sinfoniche del compositore austriaco che ha chiuso la serata.
Ho trovato infatti abbastanza convincente l’interpretazione di Lera Auerbach, forse perché – ma è ovviamente è un’illazione – il mood severo e solenne della sinfonia le si addice maggiormente dal punto di vista caratteriale. In particolare ho trovato ben eseguito il cupo Adagio iniziale e ricco di vitalità ed energia il Presto finale.
L’Orchestra del Verdi ha risposto da par suo durante tutta la serata con archi e legni in evidenza. Segnalo l’ottima prestazione di Myriam Dal Don, per l’occasione violino di spalla della compagine triestina, che nello specifico si è distinta in Eterniday in cui è stata brillante ed empatica.

Franz Joseph Haydn Ouverture da L’Isola disabitata
Wolfgang Amadeus Mozart Concerto per pianoforte n. 20 in re minore, K 466
Lera Auerbach Eterniday (Homage to W.A.Mozart)
Franz Joseph Haydn Sinfonia n. 49 in fa min. “La passione”
Direttore Lera Auerbach
Pianoforte Lera Auerbach
Orchestra del Teatro Verdi di Trieste
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