Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tra falli giganti e ubriachi persi si dipanano Les contes d’Hoffmann a Lubiana.

Più volte ho scritto che ETA Hoffmann è un genio e tale è stato pure Jacques Offenbach. Ieri, pur con qualche ombra, ne ho avuta conferma.
Approfitto per suggerirvi la lettura di questi splendidi post cinefili sul blog del mio amico Giuliano.

Con l’opera più nota di Jacques Offenbach, Les contes d’Hoffmann, si è aperta ieri sera la stagione lirica del Teatro dell’opera di Lubiana.
Difficile districarsi tra le molte versioni dell’opera ma, in linea di massima, la direzione artistica del teatro ha optato per la classica Choudens che prevede un prologo, tre atti ed epilogo. Dal mio punto di vista le questioni filologiche, in un lavoro fantasmagorico e visionario come questo tratto dai geniali lavori di ETA Hoffmann, sono abbastanza oziose: ciò che conta è che il senso dell’opera esca prepotente. E così è stato, anche se la regia di Alexsandar Popovski per certi aspetti presta il fianco a qualche critica per sovrabbondanza di inventiva: un ricorso un po’ stucchevole al metateatro, un sospetto di horror vacui e qualche smaccato effetto per épater le bourgeois.
Resta il fatto che si tratta di una regia vera, che concretizza un’idea drammaturgica precisa che è proprio quella del libretto anche se, di primo acchito, sembrerebbe di no. Inoltre, e non è merito da poco, è evidente che ci sia stato un lavoro meticoloso sulla recitazione dei cantanti e sui movimenti del coro. Poi, che alcuni degli artisti impegnati non fossero dei mostri di dinamismo scenico è vero, ma il risultato complessivo è stato più che sufficiente.
Il viaggio alcolico e onirico di Hoffmann è ben rappresentato soprattutto da una abbagliante quantità di colori: nei costumi di Beate Borrmann ma anche nelle scene immaginifiche del collettivo Numen, che ricordano a tratti La Fura dels Baus nell’impostazione dinamica. Vivaci e accese le luci di Jasmin Šehić e coerenti le coreografie di Georgeta Capraroiu che, tra le altre cose, guidano con accuratezza la performance dell’elegante ballerina Neža Rus nella parte di Stella, trait d’union tra i vari episodi dell’opera.
Il prologo, con la scena nella taverna, e il primo atto dominato dalla grottesca bambola mi sono sembrati i momenti più riusciti dello spettacolo. Un po’ meno convincente l’atto veneziano e incisivo nel suo scabro minimalismo anche il drammatico ultimo atto, mentre l’epilogo mi è parso stiracchiato, come se le idee fossero finite.
Dal lato musicale Simon Krečić ha confermato la sua affidabilità – altri direbbero prevedibilità – nel tenere insieme buca e palco. In realtà il direttore sloveno ha anche il merito di tenere sotto controllo le dinamiche e di fornire un buon passo teatrale alla narrazione. Certo, in qualche momento è mancata, forse, un po’ di quella sensualità di cui la partitura è grondante. Ottima la prova dell’Orchestra del Teatro dell’opera ed eccellente quella del Coro, impegnatissimo anche dal lato scenico.

Protagonista assoluto della serata è stato Branko Robinšak, nella temibilissima parte di Hoffmann. Ieri il tenore è stato giustamente omaggiato per i suoi trentacinque anni di generosa carriera in cui ha affrontato un repertorio davvero sterminato, da far invidia ad altri cantanti onnivori quali Placido Domingo. La voce, pur con qualche tensione, è assolutamente fresca e gradevole. Manca, ma è sempre stato così, una predisposizione attoriale che evidentemente non è nelle corde dell’artista. Il pubblico lo ha applaudito più volte a scena aperta sia nelle arie sia nei duetti e sono stati consensi davvero meritati.
Norina Radovan (Nicklausse e Musa) è artista peculiare, dotata di una voce schiettamente contraltile che qualche volta fatica a controllare ma indubbiamente efficace e incisiva. Molto bene ha figurato nella famosa barcarola del secondo atto ma anche nei dialoghi con Hoffmann e nel finale.
Bravissimo il “diabolico” Peter Martinčić che ha connotato di viperina cattiveria i suoi quattro personaggi, caratterizzandoli con efficacia e bella voce educata di basso, dall’emissione pulita e ottima disinvoltura scenica.
Molto brava, anche se un po’ acerba nella recitazione probabilmente non agevolata da un costume molto succinto che non le donava particolarmente, il soprano Nina Dominko ha tratteggiato una Olympia tradizionale, dagli acuti e sopracuti facili emessi con voce sottile ma squillante.
A proposito di costumi, un plauso va all’interprete della cortigiana Giulietta, Rebeka Radovan, che si è messa in gioco con grande umorismo e ha cantato discretamente la sua parte.
Ottimo il rendimento di Martina Zadro nella parte di Antonia, di cui ha saputo cogliere il tormento col canto, la sobria recitazione e un fraseggio di alta scuola.
Il resto della compagnia di canto ha contribuito in modo sostanziale alla buona riuscita dello spettacolo che ha ottenuto un gran successo, fatta salva qualche sporadica contestazione alla regia. Segnalo, in particolare, il bravo Dejan Maksimilijan Vrbančić (Spalanzani e Nathanael) e lo spassoso Andrej Debevec (Andres, Cochinelle, Pittichinaccio e Franz).
Lo scrivo sempre quando recensisco le opere dal Teatro dell’Opera di Lubiana: tutti gli artisti sono residenti ed è davvero bello segnalare la loro poliedrica abilità in repertori diversi.

Hoffmann Branko Robinšak
Olympia Nina Dominko
Giulietta Rebeka Radovan
Antonia Martina Zadro
Stella Neža Rus
Nicklausse e Musa Norina Radovan
Voce della madre di Antonia Myriam Kalin
Spalanzani e Nathanael Dejan Maksimilijan Vrbančić
Krespel e Luther Zoran Potocan
Andres, Cocchinelle, Pitichinaccio e Franz Andrej Debevec
Lindorf, Coppelius, Dr.Miracle, Dapertutto Peter Martinčić
Schlemil e Hermann Slavko Savinsek
Natakar Marko Pycs
Direttore Simon Krečić
Regia Alexsandar Popovski
Scenografia Numen
Costumi Beate Borrmann
Luci Jasmin Šehić
Coreografie Georgeta Capraroiu
Orchestra e Coro del Teatro dell’opera di Lubiana
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4 risposte a “Tra falli giganti e ubriachi persi si dipanano Les contes d’Hoffmann a Lubiana.

  1. felice567 15 ottobre 2018 alle 4:55 pm

    Molto interessante il blog dell’amico Giuliano, ma l’ha chiuso? Non ho capito bene, e forse nella fretta (sto uscendo), ho letto male. I tuoi consigli sono sempre molto interessanti, sarebbe un peccato quindi se giulianocinema avesse chiuso i battenti, perché di blog sulla settima arte (competenti) non ne conosco molti. Felice

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