Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Un popolo di santi, poeti, navigatori e assassini. Tutti presenti al Festival Wunderkammer a Trieste alla Torre del Lloyd.

A Trieste, si sa, l’offerta culturale è sovrabbondante e molto al di sopra delle possibilità di ricezione di una città demograficamente anziana di poco più di duecentomila anime.
La circostanza vale anche per la cosiddetta musica seria, oltre che per tante altre discipline artistiche. Succede perciò che nell’imminenza del periodo – teoricamente – più spensierato e disimpegnato dell’anno, quello natalizio, il triestino intellettualmente curioso abbia a disposizione un ampio ventaglio di proposte per soddisfare la propria fame di cultura.
In questo senso il Festival Wunderkammer si è ritagliato, grazie a offerte peculiari e spesso di nicchia, un proprio spazio preciso. Il tema di quest’anno è quanto mai attinente a una città come Trieste, collocata al margine nord est dell’Adriatico, marina e multiculturale: Mediterraneo. Musiche e storie di un mare chiuso.
Nei giorni scorsi ho avuto modo di assistere a due delle tappe di codesta crociera culturale, in una location anch’essa strettamente legata al mare: la Torre del Lloyd, gloriosissimo avamposto dell’Arsenale del Lloyd austriaco, costruita nei primi anni della seconda metà dell’Ottocento.
I due concerti si sono svolti nella raccolta Sala delle Colonne sotterranea dell’edificio e, di là di considerazioni sull’acustica – ideale per i generi musicali proposti – mi importa sottolineare che l’operazione culturale risponde in pieno all’esigenza di valorizzazione di spazi storici certo, ma quasi clandestini per la maggioranza dei triestini, attraverso una nobilissima variazione della destinazione d’uso originale.
Il primo concerto era intitolato Mer amére e ha visto la splendida esibizione di quattro straordinari protagonisti dell’ensemble Per-sonat: i soprani Sabine Lutzenberger e Tobie Miller e due virtuosi della viella – strumento a corde medievale simile al liuto, che si suona però con l’archetto – Elisabeth Rumsey e Uri Smilansky.
Nella prima parte del concerto (Canti per il culto di Maria, patrona dei marinai) il folto pubblico presente e chi scrive sono stati sedotti dallo splendido amalgama vocale tra i due soprani che con i loro mottetti si sono alternati a brevi intermezzi strumentali. Si percepiva la preparazione dei protagonisti ma soprattutto il loro amore per questo genere musicale, capace di instaurare una specie di sospensione della realtà che dovrebbe essere caratteristica precipua dell’Arte in generale. L’atmosfera creata, tipica della musica polifonica di ispirazione sacra, ha lasciato un segno profondo di serenità e di armonico appagamento dei sensi.
Allo stesso modo, nella seconda parte (Canzoni d’amore e di nostalgia alla corte francese a Cipro) si sono avvicendate brevi composizioni strumentali e vocali, quest’ultime secondo i canoni del virelai, verseggiare francese medievale, declinate nella forma della ballata e del rondeau.
Tutti i brani fanno riferimento a Le codex de Chypre, custodito oggi nella Biblioteca universitaria di Torino, dove è giunto dopo un avventuroso e un po’ misterioso viaggio attraverso il mare, tra famiglie nobiliari e peripezie varie. Un percorso dal tipico andamento carsico, verrebbe da dire, tra scomparse e affioramenti repentini.
Serata davvero fantastica, devo dirlo, che il pubblico – concentratissimo e competente – ha premiato con applausi interminabili agli artisti, quasi costretti a un duplice encore.
L’evento di cui sopra si è svolto venerdì e, la domenica successiva, sempre alla Torre del Lloyd, è stata la volta di un’altra serata dedicata questa volta alla musica barocca con il duo Repicco.
I Repicco – Kinga Ujszázi al violino e Jadran Duncumb al liuto – fanno parte dal 2015 del meritevole progetto Emerging European Ensebles che si occupa di dare sostegno finanziario e logistico a giovani artisti promettenti.
Il tema del concerto è stato efficacemente riassunto nella presentazione della serata: Assassini, assassinati. Un riferimento alla vita piuttosto avventurosa di alcuni compositori del 1600 i quali, per caso o per (s)fortuna, sono stati protagonisti o addirittura vittime di episodi di cronaca nera quando non nerissima. Cito solo il caso di Alessandro Stradella, noto Don Giovanni, che dopo aver sedotto e abbandonato una nobile rampolla della famiglia genovese dei Lomellini fu pugnalato a morte da un sicario. Del resto, se andiamo a spulciare le vite di grandi compositori, troviamo che spesso a capacità artistiche straordinarie non corrispondevano qualità umane di pari nobiltà: si pensi a un Wagner, solo per fare un nome noto a tutti, ma la lista sarebbe davvero leporelliana.
Anche in questo caso si è trattato di un concerto riuscitissimo, intenso, emozionante. Il dialogo tra gli strumenti è frutto di un’affinità elettiva tra i due giovani virtuosi i quali, prima con gli sguardi che con la tecnica – peraltro magistrale – hanno screziato di colori mutevoli sonate e sinfonie di un’epoca così lontana eppure ancora capace di parlarci in maniera eloquente e incisiva.
I due giovani artisti hanno inoltre una grande capacità empatica e spontaneità, quasi non si prendessero troppo sul serio. Lo spartito che cade dal leggio, il siparietto per accordare la tiorba, sono a mio modo di vedere piccoli inconvenienti che aiutano a levare quell’aura di sacralità che a volte ammorba l’esibizione di molti solisti affermati e al contempo respinge, invece di attrarre, il pubblico più giovane e inesperto.
E così, tra virtuosismi dell’archetto e funambolici pizzichi sulle corde, si è manifestato un curioso cortocircuito temporale e nella pancia di un ex magazzino destinato allo stoccaggio di merci del 1800 si sono riviste con la mente le gesta – non sempre impeccabili moralmente – di Stradella, Albertini, Mealli e Marini, uomini e artisti del 1600.
Anche in questo caso successo strepitoso per gli artisti e due bis a furor di popolo, ottimo carburante per l’entusiasmo del direttore artistico del festival, Andrea Lausi.

Le foto sono di Serena Bobbo e Roberto Srelz.

Mer amère
Canti per il culto di Maria, patrona dei marinaiMaria mare gratie – O Maria caeli porta
Maria alma clementie – Deitatis triclinium
Sue toute fleur la rose est colourie
Tres gente pure et nete fleur de lis
O sacra virgo virginum – Tu nati nata suscipe
Canzoni d’amore e di nostalgia alle corte francese a Cipro

Estampie
Je vous suppli tres dousse rose
Se de fin cuer
Qui n’a le cuer rainpli de vraie joie
Le moi de mai qui tout plein est de joie
En un vergier ou avoit mainte flour
Pour un atrait graceieus

Ensemble Per-Sonat
Soprano Sabine Lutzenberger
Soprano Tobie Miller
Viella Elizabeth Rumsey, Uri Smilansky
Assassini, assassinati
Giovanni Antonio Pandolfi Mealli Sonata op.3, no.1 La Stella
Ignazio Albertini Sonata I
Biagio Marini Capriccio
Alessandro Stradella Sinfonia 9
Giovanni Antonio Pandolfi Mealli Sonata op.4 no.4 La Biancuccia
Alessandro Stradella Sinfonia 5
Ignazio Albertini Sonata III
Alessandro Stradella Sinfonia 2
Duo Repicco
Violino Kinga Ujszaszi
Liuto Jadran Duncumb

 

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