Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Stagione della Società dei concerti di Trieste: serata da ricordare con i Philharmonisches Capriccio Berlin, il sestetto d’archi dei Berliner.

Nel settembre del 1971, Herbert von Karajan inaugurò la stagione della Società dei concerti di Trieste con i “suoi” Berliner Philharmoniker di cui era a quel tempo Direttore stabile: negli anfratti di casa mia ci deve essere ancora il programma di sala della serata.
A quel tempo la prima viola dei Berliner era Giusto Cappone di cui, magari con qualche difficoltà, si possono trovare ancora oggi alcune incisioni dove appare come solista. Ebbene, ieri sera al Teatro Verdi di Trieste sempre per la stagione della Società dei concerti, il figlio Alessandro Cappone, violinista, era alla testa dei Philharmonisches Capriccio Berlin, sestetto d’archi fondato da lui stesso nel 2002.
Sono quelle storie laterali, che a me piacciono tantissimo, che danno in qualche modo un valore aggiunto alle serate in teatro, una specie di fil rouge che perpetua il fluire nel tempo della musica.
Il programma prevedeva due sestetti per archi di compositori popolari e nobilissimi: Johannes Brahms e Pëtr Il’ič Čajkovskij.
Contrariamente al previsto, il primo brano eseguito è stato il Sestetto N.2 in sol maggiore per archi, op.36 di Brahms, che vide la prima esecuzione nel 1867.
La pagina musicale, che ha anche qualche tratto autobiografico – che peraltro mai lo stesso Autore avrebbe ammesso – è di là di tecnicismi una specie di compendio del pressoché infinito potenziale espressivo del sestetto d’archi. In alcuni momenti sembra che ci sia un’orchestra intera a suonare, in altri emergono i solisti in modo netto e preciso. Le variazioni si susseguono alle variazioni, compenetrandosi e completandosi l’una con l’altra in un gioco di rimandi e contrappunti fantasmagorico in cui qualche volta quasi ci si perde. La narrazione è però sempre permeata da un intenso lirismo, magari più marcato nel primo e terzo movimento ma comunque presente anche nello Scherzo e nel Poco allegro finale, dove sono più evidenti una certa vivacità brillante e popolaresca.
Risale invece a qualche anno successivo (1892) il Sestetto per archi in re maggiore op. 70, noto come Souvenir de Florence, in omaggio alla città toscana in cui Čajkovski soggiornò mentre componeva quello spaventoso capolavoro che è la Dama di Picche.
È scritto a chiare lettere anche nel libretto di sala, ma giuro che non ho barato e che alla prima nota ho pensato Musica russa! perché si percepisce subito quell’imprinting di animata ed effervescente solarità che è tipica di certe composizioni di Čajkovski: l’altra faccia della medaglia, se vogliamo, di quello struggimento melodico, quasi doloroso, che invece ammanta che ne so, l’incipit di Evgenij Onegin.
In questo caso il sestetto esprime altre esigenze legate più a una cantabilità diffusa di stampo melodico che a un lirismo trattenuto, che emergono soprattutto nell’Adagio cantabile del secondo movimento.
Ora, che dire dell’Ensemble Capriccio? Mi sembra persino superfluo sottolineare il magistero tecnico di tutti i componenti i quali, con una facilità addirittura apparentemente irridente superano ogni ostacolo delle tutt’altro che facili pagine musicali proposte bevendosi salti d’ottava, pizzicati, complessi fugati e virtuosismi vari. Se dovessi però mettere in luce una sola qualità di questa splendida formazione non avrei dubbi: la capacità di variare le dinamiche in un millesimo di secondo mantenendo un suono omogeneo e pieno anche nei pianissimi appena percettibili, rendendoli impalpabili, eterei e al contempo pieni e luminosissimi.
Ovviamente è stato un trionfo, meritatissimo, e il bis – ancora da Brahms, un lacerto dal primo Sestetto op.18 – non ha fatto che aumentare il desiderio che la serata proseguisse ancora.

Johannes Brahms Sestetto per archi in sol maggiore op.36
Pëtr Il’ič Čajkovskij Sestetto per archi in re maggiore op. 70, Souvenir de Florence
Violino Alessandro Cappone
Violino Eva-Maria Tomasi
Viola Ulrich Knorzer
Viola Kei Tojo
Violoncello Solène Kermarrec
Violoncello Dietmar Schwalke

2 risposte a “Stagione della Società dei concerti di Trieste: serata da ricordare con i Philharmonisches Capriccio Berlin, il sestetto d’archi dei Berliner.

  1. Laura 5 dicembre 2018 alle 10:17 am

    Sono invidiosissima!!!! Ciao.

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