Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Le cose da sapere su Il Principe Igor’ di Borodin al Teatro Verdi di Trieste, ovvero io non sono che un chimico.

Venerdì prossimo, 8 febbraio, al Teatro Verdi di Trieste si rappresenta il Principe Igor’ di Aleksandr Porfir’evič Borodin, opera che, per certi versi, può essere considerata la più interessante del cartellone triestino.
Da tanti anni sostengo, anche qui sul blog, che il Verdi dovrebbe proporsi nella programmazione come alternativo agli altri teatri italiani. In questo modo gli appassionati troverebbero un motivo per venire qui a Trieste, perché di opere non troppo note c’è notevole fame culturale. Infatti, come già successe per Das Liebesverbot di Richard Wagner, sono mesi che amici di altre città italiane e non solo mi chiedono informazioni su dove alloggiare, mangiare e razzolare (strasmile) a Trieste. Non succede certo con i vari Rigoletto, Traviata ecc.
Ottima quindi, dal mio punto di vista, la scelta del management del Verdi.
L’allestimento proposto sarà di importazione, diciamo così, ma la provenienza non lascia dubbi sulla qualità dello spettacolo, almeno sulla carta: si parla infatti di una produzione dell’Odessa National Academic Theater of Opera and Ballet. Il livello di professionalità è garantito, soprattutto in un’opera dove le danze hanno un peso determinante per la buona riuscita della serata e altrettanto importante è poter contare su artisti solidi dal punto di vista vocale e artistico in generale, caratteristiche che sono sempre onorate dagli interpreti residenti russi e dell’Est europeo in generale.
Sull’opera non c’è molto da dire, nel senso che tutti sanno come si tratti di un lavoro incompiuto, scritto parzialmente da Borodin, che ci lavorò per quasi vent’anni nei ritagli di tempo del suo mestiere di notevole chimico, e completato da Nikolaj Rimskij-Korsakov e Aleksandr Glazunov. Borodin è uno dei compositori noti anche come il Gruppo dei Cinque, sul quale per brevità non mi soffermo.
Il libretto è stato tratto dal poema epico Il canto della schiera di Igor che risale al XII secolo ed è anonimo.
L’opera è strutturata in un Prologo e quattro atti ma, se ho capito bene, in quest’occasione il terzo atto sarà espunto. Vedremo in teatro che effetto che fa (strasmile).
Il clima culturale che permea l’opera è quello del Tolstoj di Guerra e pace e, allo stesso modo, la musica è solenne e al contempo avvolgente, con grandi squarci melodici e forti contrasti coloristici. Insomma, un grandioso affresco, ricco di particolari che però non devono mai fare perdere la visione d’insieme. Il rendimento di orchestra e coro mi sembrano più importanti delle prestazioni dei singoli cantanti, peraltro quasi tutti gratificati da arie e duetti bellissimi. È fondamentale, in un’opera giocoforza frammentaria, che il direttore mantenga una narrazione fluida e scorrevole che faccia da collante alla vicenda e ne rispetti il tono epico e popolare.

Ovvio che uno dei momenti topici sarà l’esecuzione delle celeberrime Danze polovesiane, forse l’unica pagina davvero nota del lavoro di Borodin perché spesso eseguita in concerto dai più grandi direttori e dalle orchestre più prestigiose.

Una mediocre copia del Boris, dovuta a un musicista di forte ingegno, ma di gusti eclettici o in senso superiore dilettanteschi, e insomma a un operista privo di una personalità spiccata.

Così si espresse, sul Corriere della sera, il grande Franco Abbiati dopo la ripresa scaligera del 1951. Sia detto con il rispetto che merita l’illustre critico scomparso, non sono per niente d’accordo! L’opera è splendida e condivide col Boris Godunov poco più che la provenienza russa.
La prima rappresentazione avvenne il 23 ottobre del 1890 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Al Teatro Verdi di Trieste Il principe Igor’ manca da ben 36 anni, un’eternità.
Sono piuttosto fiducioso – ed è strano, considerato il mio noto mood funereo (strasmile) – sul successo di questo ritorno a Trieste.

 

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13 risposte a “Le cose da sapere su Il Principe Igor’ di Borodin al Teatro Verdi di Trieste, ovvero io non sono che un chimico.

  1. Giuliano 3 febbraio 2019 alle 8:27 pm

    Borodin era amico di Mendeleev, insieme fecero il viaggio in Germania (150 anni fa, è un anniversario) per il convegno in cui fu presentata la Tavola Periodica, il Sistema Periodico degli Elementi, opera di Mendeleev. Se non ricordo male, è Oliver Sacks nel suo libro “Zio Tungsteno” a raccontare le numerose soste volute da Borodin nel viaggio, per provare gli organi storici tedeschi.
    L’opera è molto bella, non l’ho mai ascoltata in teatro purtroppo.

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    • Amfortas 4 febbraio 2019 alle 9:09 am

      Giuliano, ciao. Grazie delle preziose informazioni di cui ero all’oscuro. Questo Borodin, come si evince anche dal commento di Furio, doveva essere una persona dai mille talenti.
      Grazie anche della segnalazione del libro di Sacks, chissà che non trovi il modo di leggerlo. Quanto all’opera, nonostante l’abbiano fatta a Trieste neanch’io l’ho mai vista a teatro, conosco solo un paio di incisioni storiche, peraltro molto belle.
      Sono davvero curioso, mercoledì vado allla generale e poi venerdì alla prima, avrò modo di farmi un’idea più precisa.
      Ciao e grazie!

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  2. Giuliano 3 febbraio 2019 alle 9:34 pm

    ho controllato: pagina 223, pubblicato da Adelphi nel 2002, Oliver Sacks “Zio Tungsteno” (parla di chimica, ma è un bel libro e si legge volentieri) (uno zio del neurologo Sacks fabbricava lampadine, da qui il titolo)

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  3. Furio Petrossi 3 febbraio 2019 alle 11:29 pm

    Il mio libretto, della Sonzogno del 1935 recita “Parola e musica di Alessandro Borodine – Versione ritmica italiana di Antonio Lega”. Anche qui manca l’originale terzo atto, in gran parte di Glazunov, e il quarto viene “promosso” a terzo. Anche se ormai le versioni ritmiche sono estinte, è bello vederla, ad esempio, su http://www.museorisorgimentotorino.it/pdf/biblioteca/Il_Principe_Igor,_1935.pdf , con una prefazione/biografia di Aleksandr Amfiteatrov, probabilmente la replica di quanto aveva preparato nel 1915 per la prima rappresentazione italiana alla Scala, da cui riporto:
    “Egli e un altro celebre chimico russo, Demetrio Mendeleff, avevano percorso a pieti [sic] tutto il Veneto, la Lombardia, la Liguria, visitata Roma. Il loro viaggio era stato pieno di avventure interessantissime una delle quali fu poi narrata dal Mendeleff nei suoi ricordi su Borodin. ‘Vicino a Verona la polizia austriaca venne a visitare il nostro vagone: essa era stata avvertita che nel nostro treno doveva trovarsi un reo politico, italiano, fuggito dalla prigione. Grazie al tipo meridionale di Borodin lo presero subito per quel profugo, misero sottosopra il nostro modesto bagaglio, ci sottoposero ad un interrogatorio, volevano arrestarci ma dovettero finire col persuadersi che noi eravamo veramente studenti russi, e ci lasciarono partire. Ma quale non fu la nostra meraviglia quando, passata la frontiera austriaca ed entrati in Piemonte, noi fummo fatti segno ad un vero trionfo : ci abbracciavano, ci baciavano, gridavano «evviva», cantavano a squarciagola. II fatto fu che il fuggiasco rimase tutto il tempo nel nostro vagone, ma non fu scorto e cosi fuggi alle grinfie austriache’…. lo stesso, Mendeleff scrive : “Noi godevamo immensamente in Italia dopo la vita chiusa di Heidelberg. Tutto il giorno scorazzavamo [sic] per le strade, entravamo nelle chiese e nei musei, ma più di tutto ci piacevano i teatrini popolari che ci entusiasmavano con la loro vivacità, la loro allegria, l’infinita comicità delle loro rappresentazioni tipiche e veramente popolari Al «Congresso internazionale chimico» di Karlsruhe (1866) Borodin strinse relazione col celebre chimico italiano Cannizaro, e lo visitava”. Seguono ancora altri ricordi sul’Italia. Doveva ancora comporre il Principe Igor.

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    • Amfortas 4 febbraio 2019 alle 9:18 am

      Furio, ciao e grazie anche a te! Ho sempre sostenuto che i commenti sono la parte migliore dei miei post è il tuo intervento e quello precedente di Giuliano me lo confermano. Mi fate tornare in mente i bellissimi tempi pre-Facebook, quando avere 20-30 commenti era la normalità. Tra l’altro, sarebbe interessante, ma non sono certo io la persona più adatta perché non ne capisco nulla, addentrarsi nella fitta selva delle traslitterazioni dal russo. Spesso, anche nello stesso articolo, i nomi e i cognomi russi sono scritti in modo diverso. Per non sbagliare io di solito metto il nome originale, chissà se faccio bene.
      Ciao e grazie.

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    • Giuliano 4 febbraio 2019 alle 3:45 pm

      Cannizzaro è stato davvero un celebre e grande chimico, i suoi studi portarono Mendeleev alla formulazione del Sistema Periodico come lo conosciamo oggi. Non conoscevo questa pagina, grazie!
      Sarebbe bello conoscere questo diario, chissà se è mai stato tradotto. Deve esisterne la versione in inglese, probabilmente è quella che ha letto Sacks. Mettendo un po’ in ordine le date (anch’io mi arrangio meglio che posso), il congresso di Karlsruhe è del 1866, la pubblicazione della Tavola Periodica è del 1869 (è questo l’anniversario, i 150 anni).
      Ne approfitto per segnalare a chi fosse interessato un altro libro di Oliver Sacks, Musicofilia, sempre edito da Adelphi: i rapporti fra musica e neurologia. Vi si parla anche di compositori importanti, oltre che di gente comune, è molto bello e anche molto ricco.

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  4. Enrico 4 febbraio 2019 alle 11:05 am

    Del “Principe Igor” ho un DVD di quella che credo sia stata la più recente edizione al Metropolitan di NY con Ildar Abradzakov Ed Oksana Dyka. Una buona edizione mi pare, e l’opera è certamente interessante da vedere e da ascoltare.
    Non saprei dire se possa essere considerata un’edi di riferimento dal punto di vista filologico.
    Un plauso al Verdi di Trieste per aver scelto quest’opera in un quadro generale di programmazione in Italia in cui a mio avviso le opere del grande repertorio (capolavori senz’altro, del resto) sono presenti in eccesso…d’altra parte, a Maggio dell’anno scorso andai a vedere “Salome” di Strauss al Filarmonico di Verona e non ebbi alcun problema ad acquistare il biglietto il giorno prima della recita, dato che gli spettatori arrivavano sí e no ad un terzo della capienza del teatro…o tempora, o mores!

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    • Amfortas 4 febbraio 2019 alle 2:14 pm

      Enrico, ciao. Io ne ho più di una, compresa la tua, e trovo molto difficile districarsi nelle varie versioni. Alla fine, soprattutto in questi casi così complessi, mi interessa di più che in teatro la narrazione scorra e mi limito a recensire ciò che vedo. Anche perché, a meno che non prenda un granchio, non c’è un’edizione critica di riferimento.
      Vero anche quello che dici sul repertorio, ormai i bagni di sangue si fanno anche con Rigoletto o Nabucco.
      Ciao e grazie!

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      • Enrico 20 febbraio 2019 alle 1:56 pm

        A proposito dei “bagni di sangue” anche per quanto riguarda le opere del grande repertorio, ho notato che qui a Verona il Teatro Nuovo, che credo sia il più grande teatro di prosa della città, pare avere in stagione molti più spettatori della stagione lirica del Filarmonico…altro segno che l’opera sta diventando sempre più uno spettacolo per pochi?

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      • Amfortas 21 febbraio 2019 alle 9:19 am

        Enrico, ciao. Non conosco nei particolari la realtà veronese ma credo che la lirica sia in sofferenza ovunque. Secondo me è, lo ribadisco, anche una questione di scelte. Vedere sempre le stesse opere non aiuta, anche se certamente non è solo questo il problema.
        Ciao e grazie!

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  5. Furio Petrossi 4 febbraio 2019 alle 11:50 am

    Interessante è la versione del Bolshoi del 2013 trasmessa da “Mezzo” https://www.youtube.com/watch?v=CzmIu-VjRCM&t=8645s nella nuova orchestrazione di Pavel Karmanov (un compositore rock!), purtroppo molto bella. Le sequenze sono ribaltate completamente. Io amo profondamente Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov e lo difendo da ogni accusa di aver messo troppo colore, di aver voluto armonizzare ciò che forse era disarmonico, di amare la musica “bella”. Su YouTube si trova anche l’edizione di Odessa, ma non ho voluto vederla per non rovinarmi la sorpresa: ho solo notato che le scene alte dal loggione non le vedrò.

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    • Amfortas 4 febbraio 2019 alle 2:17 pm

      Furio, non conosco la versione che citi, magari un giorno me la guardo. Korsakov è amatissimo anche da me…e sono d’accordo anche nel non guardare il video della versione di Odessa, mi godrò l’opera in teatro.
      Ciao e grazie!

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