Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Il castello incantato di Marco Taralli fa la gioia di 3124 bambini. Ottima iniziativa del Teatro Verdi di Trieste.

Non so quanti bambini (update: sono stati 3124) abbiano assistito alla rappresentazione di Il castello incantato di Marco Taralli, ma azzarderei una cifra notevole perché le recite si sono susseguite dal 19 al 26 febbraio, con due spettacoli al giorno.

Ho visto la penultima replica, ieri mattina, e mentre guardavo l’opera mi sono ricordato che nel 1963, al Verdi, anch’io avevo fatto il mio esordio da spettatore: in quel caso si trattava, nientemeno, della Lucia di Lammermoor di Donizetti. Deportato in teatro dalla maestra insieme ai miei compagni di classe, senza alcuna preparazione all’ascolto, mi addormentai dopo qualche secondo dall’inizio del Preludio, ovviamente, circostanza che non si è ripetuta per i felici giovanissimi spettatori di ieri perché l’allestimento è stato pensato proprio per loro.

Il libretto, di Fabio Ceresa, è liberamente tratto dalla famosa fiaba Il soldatino di stagno di Hans Christian Andersen. Non c’erano i sottotitoli e all’inizio la mancanza mi ha sorpreso, ma poi nel prosieguo mi sono reso conto che effettivamente non era un problema perché l’allestimento parlava ampiamente.

La produzione, infatti, mi è sembrata particolarmente curata e pensata con attenzione per il target cui era destinata.
Appropriati e sgargianti i costumi di Elena Gaiani, semplici ma divertenti le coreografie di Morena Barcone, sontuose, nel contesto, le scene di Francesco Esposito che si è occupato anche della regia. Una regia seria, attenta alle interazioni tra i personaggi e scrupolosa nel dettare i tempi delle entrate in scena dei protagonisti. Insomma, uno spettacolo riuscito che ha calamitato l’attenzione dei ragazzini i quali, anche per merito degli accompagnatori che ne hanno domato le occasionali esuberanze, si sono comportati piuttosto bene.

Dal lato musicale Marco Taralli, si sa, è convinto seguace di una musica che si ispiri alle radici delle tradizioni italiane e, anche in questo caso, colpisce nel segno con le sue melodie accattivanti. È sempre difficile valutare una pagina musicale al primo ascolto ma mi sembra di poter affermare che il compositore sia riuscito nel suo intento, pagando solo lo scotto di una saltuaria mancanza di identità e incisività.

L’Orchestra del Verdi, guidata con garbo da Takayuki Yamasaki, ha dimostrato ancora una volta di essere compagine duttile e compatta. Molto buono il notevole lavoro dei legni e felici gli interventi di ottoni e percussioni; al solito bello e avvolgente il suono degli archi.

Tra gli interpreti, tutti meritevoli di un giudizio positivo per impegno attoriale e rendimento vocale, spiccano il vulcanico Andrea Binetti (Jack in the box) e il sognante Piombino di Motoharu Takei. Non sono da meno però la solida Fata di Selma Pasternak, lo stralunato Folletto Fiordarancio di Paolo Ciavarelli e il trio di fatue matrioske (Elena Sabas, Silvia Pasini, Elena Serra). Elegante e sinuosa Cler Bosco nella parte della ballerina Stella.

Molto bene il coro femminile, preparato da Francesca Tosi.

Alla fine, dopo le uscite e gli applausi di rito, lo spettacolo è in qualche modo continuato nel foyer del teatro, con i ragazzini entusiasti che hanno festeggiato gli artisti.

La Fata del Natale Selma Pasternak
Il Folletto Fiordarancio Paolo Ciavarelli
Piombino Motoharu Takei
Stella Cler Bosco
Jack in the box Andrea Binetti
Brunetta Elena Sabas
Rossella Silvia Pasini
Biondina Elena Serra
Direttore Takayuki Yamasaki
Maestro del coro Francesca Tosi
Regia e scene Francesco Esposito
Costumi Elena Gaiani
Coreografie Morena Barcone
Orchestra e coro del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
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5 risposte a “Il castello incantato di Marco Taralli fa la gioia di 3124 bambini. Ottima iniziativa del Teatro Verdi di Trieste.

  1. Enrico 2 marzo 2019 alle 1:24 pm

    Bello e molto intelligente da parte del teatro, ogni stagione lirica nei maggiori teatri italiani dovrebbe programmare un’opera per bambini! È questo il modo giusto di far loro scoprire l’opera e direi anche il teatro, che in questi nostri tristi tempi di rimbambimento giovanile (ed anche di tanti adulti) sui “social” diventa strumento importantissimo di osservazione e riflessione, mettendo in scena tanti aspetti della vita.
    Nel mio piccolo, ho portato mio figlio (di quasi 9 anni) a vedere “La Fille du Regimènt” due anni fa, e a teatro 4 volte negli ultimi sei mesi a vedere commedie che sapevo potessero essere di suo gradimento per il soggetto trattato.
    Spero che l’iniziativa del teatro di Trieste venga presto imitata. Un saluto

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    • Amfortas 3 marzo 2019 alle 8:58 am

      Enrico, ciao. Mi sono dimenticato di scrivere che l’allestimento è in coproduzione con Modena, perciò potrebbe girare il circuito dei teatri emiliani.
      Con tuo foglio stai facendo una buona scelta, spero che la semina porti anche a un…raccolto!
      Ciao e grazie

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  2. Enrico 9 marzo 2019 alle 11:34 am

    Peccato questo blog non abbia molti partecipanti, ormai impera Facebook…io sono uno della minoranza senza un account Facebook o Twitter, “vaccinato” da 10 anni trascorsi a Shanghai…dove peraltro ho potuto assistere a “Manon Lescaut”, “Attila” e “La Fille du Regiment”, tutti begli allestimenti.
    La mia curiosità è: quanto dura quest’opera rivolta ad un pubblico di bambini? Un’ora e un quarto, un’ora e mezza? Grazie

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    • Amfortas 9 marzo 2019 alle 1:49 pm

      Enrico, ciao. L’opera dura circa 75 minuti.
      Quanto al resto il trend, ormai da molti anni, è quello che dici tu. Per fortuna, magari senza intervenire, ma la gente legge. Le statistiche sono in crescita e la circostanza mi fa molto piacere.
      Tieni conto che scrivo in Rete da davvero tanto tempo e un minimo di credibilità me la sono fatta.
      Ciao e grazie!

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