Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Divulgazione semiseria dell’opera lirica: Andrea Chénier di Umberto Giordano al Teatro Verdi di Trieste.

Venerdì prossimo grande evento al Teatro Verdi di Trieste: non so neanche dopo quanti anni, torna Andrea Chénier di Umberto Giordano.
Si tratta, per molti, di un’opera di serie B o almeno di un lavoro poco considerato dal punto di vista artistico. Le ragioni che hanno portato a una vera e propria emarginazione dai cartelloni dei teatri (soprattutto italiani, va detto) di un certo repertorio e di Umberto Giordano in particolare andrebbero indagate con serietà ma, purtroppo, il tempo è tiranno e la sede è troppo angusta.
Per fortuna il tempo è anche  galantuomo, e da una breve ricerca su Operabase noto, con una certa soddisfazione, che lo Chénier quest’anno è in programmazione nei teatri di tutto il mondo: Budapest, Siviglia, Monaco, Berlino, Vienna, Melbourne e Sidney solo per nominare le città più note. A queste, appunto, si aggiunge Trieste, unica città italiana. Pochi mesi fa, invece, una nuova produzione ha coinvolto i teatri di Reggio Emilia, Piacenza, Ravenna e Modena.
Perciò, la domanda retorica è sempre la stessa: a fronte di tale evento, poteva il prode Amfortas aka Paolo Bullo starsene con le mani in mano? Già sento il coro dei miei happy few esplodere in un fragoroso “Sì” in fortissimo; invece no, rubo un po’ di tempo alla mia amata fotografia e do qualche coordinata ai naviganti che affronteranno i marosi delle tempestose acque del Verismo (sì, lo so, anche qui ci sarebbe da fare qualche sottile distinguo) musicale italiano.
Allora, vista la tragica situazione, cercherò di essere sintetico e anticipando che anche la trama di quest’opera rientra nel novero della classica battuta il tenore vorrebbe scoparsi il soprano ma il baritono non vuole, vediamo almeno le 10 cose da sapere su Andrea Chénier (strasmile).

 

1) Giordano compose la musica dell’opera in una location inquietante: lo sgabuzzino di un’agenzia di pompe funebri

2) Il libretto è a cura di Luigi Illica, che con Giuseppe Giacosa scrisse La Bohème, Tosca, Madama Butterfly. Illica, da solo, firmò anche il libretto di Iris di Mascagni

3) L’opera esordì al Teatro alla Scala, il 28 marzo 1896, e si compone di quattro quadri

4) La prima fu un trionfo. Il tenore, Giuseppe Borgatti, era considerato un ripiego ma poi passò alla Storia per essere il primo italiano a cantare a Bayreuth.

5) Nell’opera sono citati – e hanno importanza drammaturgica – Incredibili e Meravigliose.

Bisogna fare un paio di precisazioni sulla realtà storica di queste figure, perché nell’immaginario collettivo ci sono delle forzature.

Ecco qui cosa dice Wikipedia

6) La mamma morta, aria di Maddalena del terzo atto, è uscita dall’angusto spazio dell’opera e nel 1993 è diventata, diciamo così, universale, quando fu inserita nel bellissimo film Philadelphia di Jonathan Demme.

Qui proprio non c’è storia, è una delle poche arie in cui davvero Maria Callas non teme confronti, neanche da lontano:

7) Il baritono (Gérard) è titolare di un’altra aria molto famosa, Nemico della patria. Grandioso, tra gli altri (ma non poi tantissimi a questo livello), Piero Cappuccilli:

8) Il tenore (Andrea Chénier) ha addirittura tre arie solistiche oltre ai duetti: nell’ordine Un dì all’azzurro spazio, Sì, fui soldato e Come un bel dì di maggio.
La più famosa e frequentata è la prima, un Improvviso – termine mediato da composizioni musicali per uno strumento solista – che tutti i grandi tenori lirici e drammatici hanno cantato e cantano nei recital. Per slancio e veemenza io prediligo, tra gli interpreti, Franco Corelli:

9) Il soprano (Maddalena di Coigny) ha la formidabile aria del punto 6 oltre ai duetti.

10) Per chi volesse approfondire meglio, OperaClick – di cui sono indegno vicedirettore – ha pubblicato un lussuosissimo speciale per Andrea Chénier nei mesi scorsi, in occasione di una produzione che ha girato i teatri di tradizione dell’Emilia-Romagna. Vi compare, in video, anche la grandissima Daniela Dessì con la quale ero in ottimi rapporti e che tutti noi rimpiangiamo per le qualità umane e di artista.

Andrea Chénier è un’opera che si colloca tra il verismo e il dramma storico ed è l’unico lavoro di Giordano che ha goduto di una popolarità assoluta sin dall’esordio.
Sono necessarie alla buona riuscita di una produzione voci importanti perché spesso l’orchestra è densa e per superare il muro di suono è indispensabile un peso vocale considerevole. Questo non significa che bastino voci allo stato brado, perché il canto lirico ha le sue esigenze di compostezza anche nelle opere meno raffinate. Urlare non è mai una buona idea.
Andrea Chénier ha un passo teatrale e drammaturgico serrato, i personaggi sono ben definiti seppure senza troppe sfumature psicologiche, le melodie sono frequenti e accattivanti.
Il direttore d’orchestra ha un compito difficile, perché il canto di conversazione, i dialoghi tra personaggi minori, le pause, sono importanti. Le agogiche devono essere stringenti ma non frettolose e le dinamiche controllate. Una concertazione superficiale può essere più disastrosa del solito.

Mai come in quest’opera i personaggi minori devono essere di buon livello, perché sono fondamentali per gli esiti artistici dello spettacolo.
Sulla carta, gli artisti della compagnia artistica che si esibirà al Teatro Verdi di Trieste hanno le carte in regola per regalarci una serata emozionante.
Speriamo bene, dunque, e a presto!

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4 risposte a “Divulgazione semiseria dell’opera lirica: Andrea Chénier di Umberto Giordano al Teatro Verdi di Trieste.

  1. Enrico 13 maggio 2019 alle 7:13 pm

    Credo che l’Andrea Chenier, opera ricca di belle melodie, sia certamente anche teatralmente valida poiché a mio avviso rappresenta efficacemente il “clima” di quel periodo.
    A proposito di Giordano, se ben ricordo Gavazzeni disse che “Siberia” avrebbe dovuto essere riscoperta e rivalutata.
    Ciao e grazie dell’esauriente articolo!

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    • Amfortas 14 maggio 2019 alle 8:22 am

      Enrico, ciao. Hai perfettamente ragione e la riscoperta dovrebbe essere messa in atto non solo per Siberia, ma anche per (almeno) Fedora e Madame Sans-Gêne. Meno convincente mi pare La cena delle beffe, peraltro proposta qualche tempo fa dalla Scala.
      Il fatto è che sono molti i compositori di quel tempo che sono trascurati, a partire da Catalani e Mascagni.
      Ciao e grazie,

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  2. rosetta fissi 16 maggio 2019 alle 10:20 pm

    Grazie ! Leggo sempre con piacere questi post e imparo sempre qualcosa di nuovo. Grazie !

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