Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Recensione seria del DVD di Pikovaja Dama (La dama di picche) di Pëtr Il’ič Čajkovskij: quando il teatro lirico emoziona davvero!

Ai bei tempi lo facevo più spesso, ma ora non mi dedico più con frequenza alla recensione di DVD. Peraltro, come sapete benissimo, i tempi non sono più belli. È probabile però che ci sia un ritorno di fiamma e mentre lo scrivo già mi ha preso ancora più caldo. Insomma, si comincia con Čajkovskij e, credetemi, è un bel cominciare.

Tutto ciò in attesa della presentazione della nuova stagione del Teatro Verdi di Trieste, che avverrà il prossimo 11 luglio.

Non si può certo affermare che Pikovaja Dama di Pëtr Il’ič Čajkovskij sia un’opera particolarmente famosa né popolare, ma una breve ricerca su Operabase conferma che non è così poco rappresentata come si potrebbe pensare. Per quanto relegate ai teatri tedeschi e francesi, nei prossimi mesi ne sono previste una decina di produzioni diverse. In Italia, invece, aprirà la nuova stagione del San Carlo di Napoli.
Al Festival di Salisburgo dell’anno scorso è stata presentata con il contributo di uno dei più controversi registi del momento: Hans Neuenfels il quale, credo, nell’immaginario collettivo sia particolarmente esecrato per il Lohengrin a Bayreuth nell’ormai lontano 2010. Il Lohengrin dei topi, che suscitò grandi polemiche tra critici e appassionati che in maggioranza avevano visto solo un paio di foto dell’allestimento.
In realtà Neuenfels, che non è come molti credono un enfant prodige ma un signore che ormai va verso gli ottant’anni, è uno di quei registi che fanno il loro sporco lavoro seriamente: fa regie vere e non si limita a mettere in scena un libretto.
Ne è esempio questa Dama o Donna di Picche immortalata in DVD dalla Unitel, distribuita in Italia da Ducale Music., che si può considerare come un esempio di ciò che significhi Regietheater.
Neuenfels mette al centro la figura di Hermann caratterizzato come un visionario ribelle e turbolento, un diverso che cerca di minare le regole di una società – quella russa pre-rivoluzione del 1917 – che è ormai solo la caricatura di se stessa. Una società dittatoriale, distopica e ossessiva, che soffoca le peculiarità del singolo per salvaguardare una classe dirigente ormai marcia e agonizzante. Insomma, la consueta parabola dei regimi, a prescindere dalla loro presunta collocazione politica.
Ovviamente l’ironia sferzante di Neuenfels si scatena nei costumi grossolani, caricaturali, in cui il nero, il rosso e l’abbacinante bianco delle scene creano un effetto di sogno malato quando non di incubo vero e proprio. È un allestimento al contempo minimalista e ricchissimo, fortemente connotato di una sensualità distorta e di cromie disturbanti, in cui i singoli e le masse sono manovrati con la perizia del grande regista. Esemplari, tra le altre cose, la scena iniziale con lo splendido coro di voci bianche e la caratterizzazione della figura della Contessa.
Mariss Jansons, sul podio dei Wiener Philharmoniker che lo assecondano anche sporcando in qualche modo il loro suono cristallino, dà una lettura al calor bianco dell’opera che libera la musica di Čajkovskij da ogni sospetto di sentimentalismo e la proietta in quel secolo, il Novecento, dove non c’è più spazio per alcun tipo di pietà.
Tutta la compagnia di canto è formidabile nella caratterizzazione dei personaggi, a partire da un devastato Brandon Jovanovich al quale si perdonano volentieri durezze nell’emissione e un’intonazione non sempre perfetta. Grandioso, addirittura, il Principe Yeletsky interpretato da Igor Golovatenko.
Buona, ma non irreprensibile vocalmente, la Lisa di Evgenia Muraveva. Piacevolmente sgradevole la Polina di Oksana Volkova, che a mio gusto si gioca la palma della migliore interprete femminile insieme ad Anna Schwarz (Contessa). Interessante anche il contributo di Margarita Nekrasova quale Governante.
Le riprese di Tiziano Mancini sono – ed è raro che succeda – un valore aggiunto alla visione dell’opera: mai invadenti, riescono a valorizzare il particolare senza che nulla vada a discapito della narrazione.
Tutto il resto della compagnia di canto merita l’ascolto di questa splendida testimonianza di come il teatro, quello vero, emozioni sempre, anche quando – o forse soprattutto – fa traballare certezze e dorate routine.

2 risposte a “Recensione seria del DVD di Pikovaja Dama (La dama di picche) di Pëtr Il’ič Čajkovskij: quando il teatro lirico emoziona davvero!

  1. fabiana stranich 3 luglio 2019 alle 9:44 pm

    Mi hai fatto voglia di guardarlo… Bella recensione

    "Mi piace"

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