Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Quando un regista è una marcia in più per il teatro lirico: Das Wunder der Heliane di Korngold.

Tempo d’estate, caldo, pochi soldi e perciò l’opera lirica la guardo – o ascolto, come nel caso del Festival di Bayreuth – a casa. È un buon succedaneo, tutto sommato (strasmile).

Non so se si possa affermare che negli ultimi anni ci sia una riscoperta delle opere di Erich Wolfgang Korngold, ma certo il recente allestimento di Die Tote Stadt alla Scala e la riproposta di Das Wunder der Heliane, l’anno scorso alla Deutsche Oper di Berlino, fanno sperare che il magistero del compositore possa almeno essere più conosciuto dal pubblico.
La musica di Korngold, soprattutto quella operistica, richiama in modo potente quella di Strauss, ma certo echi di Puccini e Mahler – quest’ultimo forse in modo meno evidente – risuonano nella mente e nelle orecchie di chi si appresta all’ascolto di Das Wunder der Heliane.
L’architettura musicale, imponente e raffinata, la variegatissima tavolozza di colori orchestrali, ora appena accennati ora abbacinanti come in un Van Gogh, sembrano quasi – mi si passi il termine – sprecati per una vicenda che davvero non ha, invece, alcuna attrattiva né originalità. Il libretto di Hans Müller, infatti, è un’accozzaglia abbastanza frusta e ipertrofica di situazioni già viste in tante opere e, soprattutto, presenta un andamento drammaturgico accidentato nella migliore delle ipotesi.
Chiaro che con una materia prima così modesta ci sia la necessità di ricorrere a un regista vero e non certo a un mestierante buono per un Verdi qualsiasi, e Christof Loy, ne ha dato prova spesso, è uno di questi registi.
La scelta di un allestimento minimalista, atemporale, ma curatissimo nelle interazioni tra i personaggi, risulta vincente anche per la grande propensione dei cantanti a non limitarsi ad emettere le note.
Le scene di Johannes Leiacker rappresentano un’austera ed elegante camera o stanza con una porta e alcune finestre molto grandi dalle quali trapela una luce crepuscolare; un imponente tavolo e poco altro completano la scena. Bellissimi i costumi (Barbara Drosihn), in particolare quelli della protagonista che spiccano per sfarzosa eleganza. Le luci, di cui purtroppo non è indicato il responsabile, sono magnifiche e danno cromatismi sognanti e tridimensionalità allo spettacolo.
Marc Albrecht, sul podio della straordinaria Orchestra della Deutsche Oper, dà una lettura tesa, coinvolgente e serrata della ricchissima partitura, un’interpretazione sinfonica che però si sofferma anche con grande partecipazione all’accompagnamento dei cantanti.
Nella compagnia di canto spicca la prestazione eccellente di Sara Jakubiak, sia per le ammirevoli doti vocali sia per quelle, nel contesto fondamentali, di disinvoltura scenica. L’aria Ich ging zu ihm è un gioiello preziosissimo e si capisce cosa ne dovesse ricavare all’esordio, nel 1927 ad Amburgo, la mitica Lotte Lehmann.
Un gradino sotto, ma comunque positive, le prove di tutti gli altri cantanti impegnati: il rancoroso e sinistro Josef Wagner (Der Herrscher), lo spavaldo Brian Jadge (Der Fremde) e l’inquietante Burkhard Ulrich (Il Giudice cieco).
Brillante anche l’apporto del coro e degli altri coprotagonisti presenti in locandina.

La locandina

Heliane Sara Jakubiak
Der Fremde Brian Jadge
Der Herrscher Josef Wagner
Der Pfortner Derrek Welton
Die Botin Okka von der Damerau
Der Blinde Schwertrichter Burkhard Ulrich
Direttore Marc Albrecht
Regia Christof Loy
Scene Johannes Leiackher
Costumi Barbara Drosihn
Orchestra Deutsche Oper Berlin
Coro Deutsche Oper Berlin
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6 risposte a “Quando un regista è una marcia in più per il teatro lirico: Das Wunder der Heliane di Korngold.

  1. annaritaverzola 26 luglio 2019 alle 11:27 am

    Interessante, un autore che non conosco. Che cosa mi dici del festival di Bayreuth di quest’anno? È un programma interessante? Ieri pomeriggio in auto abbiamo ascoltato una parte del Tannhauser, ma per quanto ho potuto capire, l’allestimento è piuttosto particolare. Un saluto canicolare. Annarita. 😀

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  2. annaritaverzola 30 luglio 2019 alle 6:20 am

    Grazie! Segnalerò il link al marito melomane! 😀

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  3. Pier 11 agosto 2019 alle 10:19 pm

    L’eroe in continuo conflitto tra Spirito e Materia e tra amore carnale e amore spirituale.. in una messinscena neo-realista felliniana con tanto di nani e ballerine en travesti. Come canta Ligabue: chi si accontenta gode.

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  4. Amfortas 12 agosto 2019 alle 7:44 am

    Pier, buongiorno. Dall’Austria ti dirò che io mi sono accontentato 😀

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