Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Valery Gergiev si conferma tra i migliori direttori del momento in un programma denso e impegnativo dedicato alla musica del Novecento. Sorprende il giovane pianista Dmitry Shishkin nel “Rach3”.

Quest’anno, per futili motivi contingenti, non ho potuto seguire spesso i concerti al Festival di Lubiana. Ci sono però appuntamenti che l’appassionato non può perdere, e sicuramente un’esibizione di Valery Gergiev con l’Orchestra del Teatro Maariinsky è uno di questi eventi. Perciò, con qualche affanno, sono andato ad ascoltare il concerto al quale, ovviamente, ho visto anche molti concittadini.
Soprattutto ho visto molte donne e ragazze con scarpe impoponibili, come già a suo tempo. Ma questa è un’altra storia (strasmile).

Anche quest’anno il Festival di Ljubljana, ricchissimo di eventi, volge al termine.
Valery Gergiev e l’Orchestra del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo sono stati spesso ospiti dell’importante manifestazione e non sono mancati neanche in questa edizione della kermesse che si svolge nella capitale slovena.
Il programma della serata, che ha avuto luogo al Cankarjev dom, era di grande interesse e prevedeva brani di alcuni tra i più grandi compositori del Novecento.
Il concerto è iniziato con la versione per orchestra di Pavane pour une infante défunte di Maurice Ravel, una pagina musicale in cui si riconosce dalla prima nota il paradigma compositivo dell’Autore, che si concretizza in un lirismo soffice, delicato e quasi sfuggente, etereo e allo stesso tempo capace di suscitare grande emozione.
Gergiev, carattere impetuoso, è riuscito a trasmettere tutta la contenuta riservatezza della pagina musicale grazie al feeling con la sua orchestra dal suono caldo e avvolgente in cui sono brillati per precisione e limpidezza i legni e per bellezza timbrica gli archi.
A seguire un altro brano, celeberrimo, di grande impatto emotivo: Prélude à l’après-midi d’un faune di Claude Debussy. Ispirata da una poesia di Mallarmé, la composizione è caratterizzata da un caleidoscopio di atmosfere rarefatte e di colori cangianti, in cui il flauto – protagonista assoluto della pagina – dipana una melodia sensuale che viene accolta dall’orchestra in una specie di iridescente amplesso musicale. Straordinario il finale, in cui Gergiev è riuscito ad ottenere un alito impalpabile di suono che ha scatenato l’entusiasmo del pubblico.
Dmitry Shishkin è un giovane artista russo, dalla figura snella e allampanata, che si è cimentato in uno dei più famosi concerti per pianoforte e orchestra, il Concerto n.3 in re minore op.30 di Sergej Rachmaninov: sinceramente ne sono rimasto sbalordito.
Non è tanto questione di virtuosismo, oggi ci sono tantissimi pianisti tecnicamente mostruosi ma freddi, quasi inespressivi. Quello che mi ha colpito è stata l’intesa con l’orchestra e con Gergiev, che lo ha seguito in modo quasi paterno dal podio.
Impressionante, una vera e propria cascata di suono, la cadenza del primo movimento. Nell’Intermezzo il dialogo con l’orchestra, tutt’altro che sommessa, è sembrato impetuoso e al contempo controllato. Folgorante il serrato e tesissimo Finale, in cui davvero, oltre al virtuosismo, all’esecutore è richiesto anche un impegno fisico fuori dal comune.
Alla fine per Shishkin è stato più che un trionfo, con il pubblico che non smetteva di applaudire.
Dopo un breve intervallo è stata la volta di Dmitri Shostakovich e della sua Sinfonia n.10 in mi minore op.93 – che, sia detto per inciso, è la prima scritta dopo la morte di Stalin – e il clima in sala è diventato da infuocato a rovente.
Grandiosa, infatti, la tensione narrativa che Gergiev è riuscito a ottenere dalla compagine del Mariinsky. Una lettura che ha messo in luce in modo palese, almeno per me, le reminiscenze mahleriane che si trovano sparse nella partitura. Di grande pathos è sembrato il lavoro degli archi gravi, che hanno creato subito un senso di malcelata inquietudine, quasi un presagio della tensione che permea tutta la sinfonia.
Lo Scherzo del secondo movimento è sembrato un vero e proprio sberleffo, con quei clangori chiassosi eppure sempre finalizzati a un’espressività violenta ma eloquente, mai volgare. Il ritorno del motivo iniziale nel terzo tempo (Allegretto) assume una valenza diversa, con l’ossessivo ripetersi della “firma musicale” del compositore e l’alternanza degli interventi di corni e flauti.
Il Finale, in un continuo rincorrersi di drammaticità e tenue speranza, lascia aperta ogni interpretazione come in un film di David Linch.
Valery Gergiev, certo aiutato da un’orchestra strepitosa, è riuscito a dominare la partitura mantenendo anche nei momenti più concitati una limpidezza di suono ammirevole. Credo sia questa la caratteristica di un grande direttore e Gergiev è uno dei grandi dei nostri tempi.
L’ampia sala del Cankarjev dom, sostanzialmente esaurita, gli ha reso il giusto omaggio applaudendo come poche volte mi è successo di sentire.

Maurice Ravel Pavane pour une infante défunte
Claude Debussy Prélude à l’après-midi d’un faune
Sergej Rachmaninov Concerto n.3 in re minore op.30 per pianoforte e orchestra
Dmitri Shostakovich Sinfonia n.10 in mi minore op.93
Direttore Valery Gergiev
Pianoforte Dmitry Shishkin
Orchestra del Teaatro Mariinsky di San Pietroburgo
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2 risposte a “Valery Gergiev si conferma tra i migliori direttori del momento in un programma denso e impegnativo dedicato alla musica del Novecento. Sorprende il giovane pianista Dmitry Shishkin nel “Rach3”.

  1. Rosella 28 agosto 2019 alle 9:19 am

    Ho avuto la fortuna di esserci anche io. Il giovane pianista è stato una sorpresa. E dire che in Friuli Venezia Giulia è conosciuto. E’ stato anche ospite al Mittelfest. Non è solo un virtuoso del pianoforte. Con quelle sue mani impressionanti è capace di esprimere insieme forza con levità e grazia con energia. Interpreta, non esegue.
    E quanto a Gergiev, basta la parola.

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    • Amfortas 28 agosto 2019 alle 9:24 am

      Rosella, ciao. Effettivamente quando sono arrivato a casa sono andato a vedere il curriculum del giovane pianista, per capire qualcosa di più della sua formazione. Sono incappato anch’io nella notizia della sua partecipazione al Mittelfest, che è una bellissima manifestazione che io non seguo per motivi vari. È stato davvero bravissimo e quanto a Gergiev, come credo di aver scritto anche qui più volte, è uno dei pochissimi direttori per i quali vale la pena spostarsi sempre.
      Ciao e grazie!

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