Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Schumann, Wagner e Liszt per il secondo concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: brilla la stella di Giuseppe Albanese.

Dovete sapere che siccome ero sconvolto dalla penuria di spettatori nel precedente concerto, su Twitter ho lanciato un appello: ho promesso un selfie con me a chi sarebbe venuto a teatro! Ebbene, il mio noto fascino da ottuagenario scarsicrinito ha colpito ancora ed effettivamente c’era più gente, questa volta. Certo, nessuno mi ha chiesto di immortalarsi insieme e a me, ma pazienza, conta il pensiero (strasmile).

Sarebbe interessante indagare tra le pieghe dei rapporti personali della mini-galassia di compositori protagonisti del secondo concerto della stagione sinfonica triestina, si troverebbero parecchi cortocircuiti tra Liszt, Schumann e Wagner; senza contare che il secondo concerto di Liszt è dedicato a Hans von Bülow (che lo diresse all’esordio), uno dei sostenitori della prima ora della musica dell’avvenire. Aggiungo che Liszt è stato discepolo di Friedrich Wieck, padre di Clara, che sposò Robert Schumann. In poche parole, un continuo intersecarsi di vicende artistiche e umane.
La prima parte della serata prevedeva l’Ouverture di Genoveva, unica e sfortunata opera lirica di Schumann, che esordì a Lipsia nel 1850 e in cui si riconoscono reminiscenze weberiane e, di conseguenza, wagneriane.
In apertura della seconda parte, invece, era proprio Richard Wagner il protagonista, con il Preludio al Parsifal, ultima opera del compositore che riprende il tema del Graal già affrontato in Lohengrin più di trent’anni prima.
Silvia Spinnato, per l’occasione sul podio dell’Orchestra del Verdi, in queste pagine musicali è sembrata più concentrata a tenere insieme la compagine triestina che a dare un’impronta interpretativa precisa. L’attacco di Genoveva mi è parso – non solo a me, a dire il vero – piuttosto sfilacciato, mentre nel prosieguo non è mancata una certa compattezza di suono. Da segnalare la buona prova di fiati e legni.
Per quanto riguarda il Parsifal c’è da fare una piccola considerazione. Dal punto di vista della durata del Preludio, l’alfa e l’omega sono Herbert Kegel (10’12”, nel 1978 a Lipsia) ed Erich Kleiber (16’38”, nel 1946 a New York): la direttrice palermitana si è tenuta sui 14 minuti ma sono sembrati molti di più, tanto che esagerando un po’ mi è venuta in mente la folgorante battuta attribuita a Rossini: Il Signor Wagner ha dei bei momenti, ma orribili quarti d’ora.
Nonostante la sensazione di lentezza, però, e anche grazie al buon rendimento dell’orchestra (ottoni e archi, in particolare), l’austera architettura sacrale, intrisa di spiritualità, della pagina musicale wagneriana si è manifestata chiaramente.
Giuseppe Albanese, artista ammirato più volte a Trieste dove è insegnante al Conservatorio, si è cimentato nei due concerti per pianoforte e orchestra di Liszt, che credo sia la sua comfort zone. Ovviamente semplifico, perché nel suonare Liszt di confortevole c’è ben poco dal punto di vista tecnico ed espressivo.
Il pianista si è confermato all’altezza delle precedenti esibizioni al Verdi e anzi le ha superate sia per pertinenza stilistica sia per una crescita artistica che gli ha consentito quel dialogo con l’orchestra che nei due concerti lisztiani è fondamentale, dal momento che il compositore è considerato il padre del poema sinfonico.
Vigoroso, energico ma sempre espressivo (bellissimo l’attacco dolcissimo del secondo concerto, nella prima parte), Albanese è stato capace di tenere alta la tensione emotiva in entrambe le composizioni in cui, ovviamente, non ha certo lesinato virtuosismi ma senza cadere in quella concitazione sfrenata che ogni tanto traspare da interpreti molto graditi dagli appassionati meno smaliziati, più attenti alla forma che alla sostanza. Quello di Albanese è un pianismo limpido, luminoso, liquido anche nelle cadenze più sfrenate.
Silvia Spinnato mi è sembrata più a proprio agio nelle pagine lisztiane e nel dialogo col solista ha ben condotto l’Orchestra del Verdi, brillante in tutte le sezioni.
Pubblico un po’ più numeroso della settimana scorsa, che ha applaudito con convinzione gli artisti e “costretto” a due bis il bravissimo Giuseppe Albanese.
Questo pomeriggio alle 18 si replica, ed è lecito aspettarsi qualche miglioramento delle criticità emerse.

Robert Schumann Ouverture da Genoveva
Franz Liszt Secondo concerto per pianoforte e orchestra in la maggiore
Richard Wagner Perludio al Parsifal
Franz Liszt Primo concerto per pianoforte e orchestra in mi bemolle maggiore
Direttore Silvia Spinnato
Pianoforte Giuseppe Albanese
Orchestra del Teatro Verdi di Trieste

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Una risposta a “Schumann, Wagner e Liszt per il secondo concerto della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: brilla la stella di Giuseppe Albanese.

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