Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Divulgazione semiseria dell’opera lirica: qualche notizia velenosa su Lucrezia Borgia di Donizetti.

Quando scrivo le presentazioni delle opere liriche – con il tag divulgazione semiseria dell’opera lirica – che verranno rappresentate al Teatro Verdi di Trieste mi diverto sempre. Il divertimento nasce dal fatto che unendo i miei ricordi già sedimentati sull’opera e approfondendo sui sacri testi mi accorgo spesso che alcune convinzioni erano fallaci (ahimè quasi sempre) e, soprattutto, che al momento della creazione del titolo il compositore aveva dovuto fare lo slalom tra molti paletti: le bizze dei cantanti, le imposizioni della censura, questioni economiche, rivalità personali e tantissimo altro.

In questo senso Lucrezia Borgia è davvero paradigmatica per un sacco di motivi. Prima del debutto alla Scala il 26 dicembre del 1833, Donizetti – per i detrattori già Dozzinetti a causa della bulimia compositiva – dovette superare molto ostacoli, nonostante l’appoggio economico del – nientemeno – Duca Visconti di Modrone. Sì, proprio quello dei famosi pantaloni di velluto (strasmile).

La rivalità, vera o presunta, con Bellini che proprio a Milano, con Il pirata e Norma, gli stava sottraendo fan e relativi mecenatismi innervosiva non poco il maestro bergamasco. Con il librettista Felice Romani i rapporti si usurarono a tal punto che Lucrezia Borgia fu l’ultima loro collaborazione, dopo i successi di Anna Bolena e L’elisir d’amore.

Tratto dalla tragedia Lucrèce Borgia, di Victor Hugo, il libretto si dipana con qualche difficoltà e incongruenza tra tradimenti, personaggi en travesti e veleni nel vero senso della parola: sembra quasi un film del genere grand guignol.
Lucrezia Borgia, che come tutte le opere necessita di un cast all’altezza, è innanzitutto un’opera da primadonna, per me non ci sono dubbi. In questo senso, conferme vengono proprio dalla genesi del lavoro e anche dai nomi delle grandi interpreti del Novecento: Giannina Arangi Lombardi, Joan Sutherland, Leyla Gencer e Montserrat Caballè. Purtroppo Maria Callas non affrontò mai la parte di Lucrezia in teatro, limitandosi alla registrazione in studio (due volte, con Nicola Rescigno e Antonio Tonini) dell’aria di sortita Tranquillo ei posa…Come è bello; però è una tale lezione di canto che la propongo.

Ma torniamo al passato.
Per una serie di circostanze difficili da sintetizzare, Donizetti si trovò a lavorare con la francese Henriette Méric-Lalande, già creatrice di ruoli per Bellini (Il pirata, La straniera, Zaira, Bianca e Fernando) e che a quei tempi era tra le massime interpreti delle parti di soprano drammatico d’agilità. Inoltre aveva un caratteraccio e costava una fortuna (strasmile).
La Lalande non voleva saperne di entrare in scena mascherata, perché, da brava diva, temeva che il pubblico non la riconoscesse…e infatti alla prima entrò con la maschera in mano! Poi puntò i piedi perché originariamente non aveva il suo bel rondò finale; sfinì a tal punto Donizetti che per accontentarla le cucì su misura l’aria di disperazione Era desso il figlio mio, che chiude l’opera.
Non meno impegnativa la parte del tenore (Gennaro) che, certo nello stile di Donizetti e non di…Mascagni, è una parte drammatica. Non a caso uno dei più celebrati interpreti fu Napoleone Moriani, passato sinistramente alla storia come il tenore della bella morte (strasmile).
Fondamentale anche il personaggio di Maffio Orsini, contralto en travesti, che all’esordio fu cantato da una delle famose – a quel tempo – sorelle Brambilla: Mariella Brambilla, appunto.
Le parti en travesti sono consuetudine del teatro francese e non a caso anche Rossini ne fece ampia utilizzazione.
Molto, molto complessa anche la parte di Don Alfonso, scritta per basso.
L’opera si svolge in un Prologo e due atti e qui potete trovare la trama che si dipana tra Venezia e Ferrara.

Dicevo dei problemi di censura. Pensate che l’opera fu così perseguitata che più volte fu rappresentata…mascherata (smile) con titoli che definirei…creativi quali Eustorgia da Romano, Alfonso Duca di Ferrara, Nizza di Grenada e Giovanna I, un delirio.
A Trieste la primadonna sarà Carmela Remigio, che torna al Verdi dopo una memorabile Marguerite nel Faust di Gounod di una quindicina di anni fa.
In bocca al lupo a lei e a tutta la compagnia artistica.

6 risposte a “Divulgazione semiseria dell’opera lirica: qualche notizia velenosa su Lucrezia Borgia di Donizetti.

  1. Pina Izzo 13 gennaio 2020 alle 8:39 am

    Altro che i Divi di oggi. All’epoca, carte alla mano, ognuno faceva quel che gli pareva. La, Gheorghiu un Angelo! 🤣
    Buon 20 20. A tutti.

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  2. Amfortas 13 gennaio 2020 alle 9:10 am

    Ciao Pina, severa ma giusta! Oggi si limitano a cancellare, i divi e le dive. Di più non riescono a fare 😂

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  3. giuliano 13 gennaio 2020 alle 6:01 pm

    Eustorgia da Romano è il nome che avrei dato a mia figlia se ne avessi avuto una.
    (no, non è vero…sto scherzando, che nessuno mi prenda sul serio)
    🙂
    io mi confondo sempre tra Anna Bolena e Lucrezia Borgia, nel senso delle opere di Donizetti, non dei personaggi storici. Del resto, nei libretti d’opera molto spesso (non sempre!) è davvero possibile cambiare nomi, titoli, personaggi, senza toccare la musica.
    Sarebbe un bell’argomento, toccando anche Verdi (Un ballo in maschera, I vespri siciliani), ma mi pare che tu lo abbia già fatto.
    Invece Falstaff è Falstaff, Macbeth è Macbeth, Nemorino è Nemorino, Lucia è Lucia…

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    • Amfortas 13 gennaio 2020 alle 8:32 pm

      Ciao Giuliano, sai che hai ragione? Ci ho pensato anch’io qualche volta, certi libretti sono quasi intercambiabili! Pare anche a me di aver scritto qualcosa in merito, ma siccome sono perso, boh!
      Ciao e grazie!

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  4. mpinali 17 gennaio 2020 alle 1:23 pm

    Spero ti piaccia, è un allestimento che ho caro, l’ho seguito nel mio stage di assistente alla regia, ci sono molto affezionato. Buono spettacolo!

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  5. Amfortas 17 gennaio 2020 alle 2:14 pm

    Ciao Martino, ho visto la generale e ti posso anticipare che a me è piaciuto. Qualche piccolo eccesso che mi premurerò di esplicitare nella recensione ufficiale. Non oso pensare alle reazioni del giurassico pubblico triestino 😂
    Ciao, Paolo

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