Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 22 (di Violette e Aide in playback, senza farsi mancare citazioni di lingue morte)

Questa ragazza si chiama Veronica e non Violetta, però quando le ho scattato la foto pensavo a Sempre libera degg’io folleggiare di gioia in gioia
Non so se sappia cantare, ma il playback esiste proprio per questi casi. Dopotutto anche Sofia Loren fu doppiata da Renata Tebaldi nel famoso film del 1953.
Mutatis mutandis e Si parva licet.

2 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 22 (di Violette e Aide in playback, senza farsi mancare citazioni di lingue morte)

  1. SERGIO SESTOLLA 28 marzo 2020 alle 8:48 pm

    Un grande conoscitore di musica a qualunque livello avrebbe pensato come te, Amfortas, che hai pure inserito in maniera un poco sfocata sullo sfondo della foto dei volti inquietanti, ma chi, purtroppo, non ha una tale cultura, siccome io, forse avrebbe potuto pensare, restando nel tema di volere “folleggiare” così.

    AMORE . . . AMORE . . . AMORE ( Lei )

    Amore . . . amore . . . amore, voglio amore,
    per questo prendo tutto alla giornata,
    perchè l’amor non è un calcolatore,
    o cosa da venire programmata.

    Esisto in quanto amo e quindi vivo
    intensamente ciò in cui mi avventuro,
    però nella memoria nulla scrivo
    per non aver ricordi nel futuro.

    Per me i ricordi son solo rimpianti,
    che indietro non riportan ciò che fu:
    così, baci leggeri o tracotanti

    appena dati non ci sono più.
    Sono scomparsi . . . Non ci sono santi!
    . . . come di sassi in mare. Glu . . . glu . . . glù.

    (Sergio Sestolla)

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    • Amfortas 29 marzo 2020 alle 8:35 am

      Ciao Sergio, i volti inquietanti, come li chiami tu, sono quelli di famosi attori e scene da film: lo shooting era infatti organizzato al Café Rossetti, il bar del nostro teatro di prosa. Ovviamente lo sfocato e il buio (una mia scelta) non consentono di riconoscerli.
      Nello stesso bar, il giovane Amfortas allignava da studente e ha visto tutti i meravigliosi spettacoli di Giorgio Gaber (Gaberščik) il quale, di origini triestine, faceva rodare le sue kermesse nella città take del padre. A quei tempi, primi anni 70 del secolo scorso, folleggiavo anch’io.
      Ciao, Paolo

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