Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso. Intervallo 26 (di quartetti muti e morali della favola)

Il termine ensemble, di derivazione francese, è usato per indicare una formazione musicale di proporzioni piccole o medie. Nel caso specifico, sarebbe più corretto definirlo trio, ma a me piace considerarlo, invece, un quartetto fantasma. Manca infatti, nella mia foto, il quarto strumento e cioè la fisarmonica che suonava mia mamma. Non la trovo più, sarà sicuramente sepolta in qualche anfratto della soffitta o della cantina (la fisarmonica, non mia mamma).
Gli altri strumenti invece erano terreno d’improvvisazione per mio papà (filicorno baritono), mio nonno (mandolino) e mio zio (chitarra). Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia in cui tutti sapevano suonare qualcosa: credo che il fatto che io, bestia rara in tal contesto, sia diventato un critico musicale sia uno degli esempi preclari della decadenza dell’umanità. Oltretutto loro tacciono da tempo, mentre io continuo a suonare le mie stronzate un po’ ovunque.
Pazienza.
Ps
Foto realizzata con la tecnica del light painting: tempo non mi manca.

6 risposte a “Tutto chiuso. Intervallo 26 (di quartetti muti e morali della favola)

  1. SERGIO SESTOLLA 31 marzo 2020 alle 9:41 am

    A proposito di “formazione musicale di proporzione piccole o medie”, tipico dei concerti da camera, non sempre i non intenditori vanno in sollucchero, tranne che intervenga qualche fatto estraneo alla musica ( che in mente però sempre in deliziosa “musica” può trasformarsi)

    Perdona gli incompetenti, Amfortas: chissà quanti ne hai conosciuto!

    Eccone un esempio, non ricordo se era un quartetto di Schumann o di Brahms.,

    I N A N E L L A R E
    (Durante un quartetto)

    Per tutta la durata del concerto
    non hai, bella, fatto altro che
    girare e rigirare con incerto
    moto le ciocche dei capelli e

    . . . dopo averle ben stirate . . . hai
    a inanellarli tosto cominciato,
    al ritmo però – ma come fai? –
    del pezzo che veniva allor suonato

    Andavano le dita tue più
    di quelle del pianista su e giù,
    il tutto, ovvio, assai tranquillamente

    . . . e il liscio tuo caschetto in permanente
    quasi alla fine del concerto fu.
    Ti annoiavi, vero? . . . Ed io . . . Uhhhhhhh!

    Ma per fortuna mia c’eri tu!

    (Sergio Sestolla)

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  2. Amfortas 31 marzo 2020 alle 10:01 am

    Ciao Sergio, i Quartetti sono una delle mie composizioni preferite, li trovo rilassanti e c’è poco spazio per le iniziative individuali dettate da manie di protagonismo. il pubblico, invece, è spesso indisciplinato (le famose carte di caramelle sono devastanti) ma anche questa non è una novità. Nella musica cameristica, che pratico meno di quanto vorrei, il silenzio è fondamentale come le note scritte in partitura. Oltre ai grandi classici, amo moltissimo Bartok, Webern e Berg. Anzi, mi sa che nel pomeriggio mi faranno da colonna sonora!
    Ciao, Paolo

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  3. SERGIO SESTOLLA 31 marzo 2020 alle 8:18 pm

    Okkei, le carte di caramelle sono devastanti, come le chiavi in mano che ti ho reso noto in tuo precedente post (credo che trattassi la Winterreise di Schubert)

    Un po’ di pietà, ogni tanto, anche per il pubblico, Amfortas, il quale a volte, sì, può disturbare una esecuzione, però non per indisciplina, ma perchè quasi vittima di qualcosa più forte di lui.

    Penso che a tutti può essere capitato, ad esempio, un po’ di . . . . . .

    TOSSE AL CONCERTO

    La cosa più terribile che c’è?
    La tosse nel bel mezzo di un concerto
    . . . al centro della fila tu e . . . e . . .
    e il primo violino, bravo, esperto,

    che suona un “pianissimo” ispirato.
    Che fai ti ammazzi? . . . O, meglio, ti strozzi?
    Ovvio che cerchi di bloccare il fiato
    di deglutire . . . la saliva ingozzi

    . . . ma niente, sempre lì sta quel raschietto
    che pizzica, che brucia e che solletica.
    Diamoci un colpo, secco secco e netto.

    Al massimo non siamo dell’estetica!
    Che figuraccia! . . . e quel maledetto
    violino sempre più lieve farnetica.

    Che liberazione appena arriva
    l’applauso finale. Evviva, evviva!

    E l’ “ahnc – àhnc – ahà” . . . è una rotativa,
    ma non c’è più timor di turbativa!

    (Sergio Sestolla)

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  4. Amfortas 1 aprile 2020 alle 8:24 am

    Ciao Sergio, sì la tosse è tremenda ed è successo anche a me di rischiare di strozzarmi. Solo che se vedo che non è un colpo singolo ma una mitragliata mi alzo ed esco. L’educazione manca ovunque e i teatri non fanno eccezione, nonostante la gentilezza insita nella musica.
    Beh, c’è di peggio, ciao! Paolo

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  5. SERGIO SESTOLLA 1 aprile 2020 alle 11:14 am

    Alzarsi ed uscire è sempre più corretto se hai un posto di corridoio, ma se stai al centro della fila con 8 persone a destra e 8 persone a sinistra, da fare alzare in pieno “pianissimo” . . . forse è meglio strozzarsi.
    Se vivesse ancora Quino chissà che vignetta tirerebbe fuori!

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  6. Amfortas 1 aprile 2020 alle 12:54 pm

    Hai ragione Sergio, per fortuna io posso scegliere il posto, sono i privilegi del mestiere! Ciao, Paolo

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