Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 32 (di illustri concittadini e, mutatis mutandis, spie vere o presunte)

Andai lentamente per la città, trasportato dal loro lento fluire. Difficile è camminare tra gente inoperosa. Quello che precede si ferma d’un tratto; un’altra esce di bottega con la testa rivolta a ringraziare il commesso che le ha sganciato dalla maniglia la manica a sbuffi; il terzo vuol camminare dietro a una signorina: tanto che io, stufo di schivare, misi le mani in tasca e camminai a linea retta facendo crocchiare le bullette sul lastrico. Stracciai una sottana e mi lasciaron camminare facendomi largo.
Ma anche così, non si è liberi camminando in città. Ogni vostro passo in città è controllato da spie che fanno finta di non vedere. I portinai dai portoni aperti adocchian, di sotto, chi entra; i caffeioli passano lunghe ore mirando le gambe della gente; la signora tiene stretta la borsetta badando a destra e a sinistra se alcuno le si avvicini. Nessuno si fida di nessuno, benchè tutti salutano tutti.

E benchè io sia coperto molto bene dalla mia mantella, questi occhi, questo controllo nascosto mi opprimono. I fanali s’accendono rossi sfolgoranti; le grandi case rettangolari incombono. Se mi sdraiassi sul selciato? Io sono stanco.

(Il mio Carso. Scipio Slataper -1911)

8 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 32 (di illustri concittadini e, mutatis mutandis, spie vere o presunte)

  1. Pier 5 aprile 2020 alle 8:19 PM

    Chi xe quel povareto
    che va tacado al muro?
    el devi esser sicuro
    un gran disfurtunà

    pien de bruti pensieri.
    El ga el colaro suso,
    la bareta sul muso;
    fora solo, studà,

    ghe pindola d’i labri
    un mezo spagnoleto.
    Chi xe quel povareto?
    chi xe quel disgrazià?

    Mi, mi, mi son quel là!

    (Virgilio Giotti, Quarto caprizzio)

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  2. CASSANDRO 6 aprile 2020 alle 10:23 am

    Tutti i nostri passi, secondo me, sono controllati se non dal “Grande fratello”, da qualche fratello più piccolo, ma abbastanza più grande di noi, sia andando distrattamente per strada, sia stando appoggiati ad un muro a fumare “un mezo spagnoledo”, sia che ci troviamo nel coro di una chiesa, mentre si vive un sentimento segreto . . . sia che ecc. ecc. . . .

    INVIDIA MALDICENZA SPIA E . . .

    Facevi sempre in modo di parlare
    con me quando arrivavi alla messa
    . . . o alla fine. E stavi ad ascoltare
    gaia ciò che dicevo in quella ressa

    di pie donne, brave a cantare.
    Ti si leggeva in faccia ch’eri lieta,
    interessata a qualunque cosa
    io esponessi, dalla “a” alla “zeta”,

    per cui da qui grandi malignità:
    “Ma guarda tu quella santarellina!”
    . . . “Che avranno mai da dirsi?” . . . “In verità,

    con noi parlava poco!” . . . “E no, carina,
    gatta ci cova certamente qua!”
    . . . “Dovrà finire, eh sì, questa manfrina!

    Ci avessi preso tu per baccalà!
    Qui prosciutto sugli occhi non si ha!”

    L’invidia serpeggiava qua e là.

    E come a tutti è noto il “venticello
    della calunnia” scatenò il bordello,

    e su te piovve, e non avevi ombrello.

    (Ed ignoravano le e-mail che tu,
    pur di un candore che or non c’è più,

    mandavi a me . . . se no, ancor più “Giùùùùù . . .!”)

    Fare la spia e parlare male
    da sempre è uno sport nazionale,

    dal Carso al Vaticano al Quirinale.

    Ma noi non avevamo alternativa:
    meglio questo che niente . . . Evviva. Evviva!

    (Cassandro)

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  3. Amfortas 6 aprile 2020 alle 10:49 am

    Cassandro mi hai fatto venire in mente un aneddoto di tantissimi anni fa, quando il mai troppo rimpianto Paolo Poli si esibì al Rossetti di Trieste. Nella successiva cena post recita citò una frase di un altro suo spettacolo: “La conversazione languiva, come sempre d’altronde quando si parla bene di qualcuno”
    Caddi dalla sedia 😂
    Ciao, Paolo

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  4. CASSANDRO 6 aprile 2020 alle 6:18 PM

    Scusami tanto, Amfortas, se torno e rubo qualche tuo aneddoto o considerazione lasciati in questo post, o meglio in questo blog, che sta diventando una vera fonte di conoscenze, e situazioni di vita vissuta, oltre ad una carrellata di foto di autore, commentate musicalmente, che sarà bene conservare nel tempo.

    Confesso la mia ignoranza in materia. Sappi che ero all’oscuro dell’esistenza di fotografie tanto importanti in ordine alle quali si poteva organizzare addirittura una “mostra” in materia.

    La prima volta che ne venni a conoscenza fu a Milano, quasi mezzo secolo fa, quando in una delle Gallerie d’arte più famose della città notai che dentro vi era una mostra di foto: entrai incuriosito.

    Avendo nel pomeriggio del tempo libero — lavoravo in detta città da vari mesi ed altrettanto me ne spettavano – ero diventato un assiduo frequentatore di teatri, mostre e convegni, essendo l’epoca fortunata di Giorgio Strehler col Piccolo Teatro, di Salvatore Quasimodo (che ho avuto la fortuna pur essendo giovanissimo di conoscere di persona e con lui discutere di poesia — passeggiando lungo il Castello Sforzesco — dopo avere ascoltato la sua conferenza sulla morte di Martin Luther King, la quale egli chiuse con la frase che ancora ricordo “Bisogna che l’America esca dal suo cerchio di sangue…la violenza genera i tiranni” (parafrasando l’Edipo Re), ed altri importanti soggetti che mi permisero di infrattarmi una sera al Teatro della Scala, fra un tempo e l’altro, ed ascoltare il secondo tempo della “Clemenza di Tito” dal Palco Reale (non mi invidiare: è stata, al di là della musica un’esperienza bellissima e mi fece capire cosa vuol dire essere Re).

    Della “mostra” di cui sopra ricordo ancora la fotografia in bianco e nero di una scarpa femminile con tacco circa 17, ripresa raso terra.

    Da allora cercai di interessarmi pure di fotografia, richiamando alla memoria il tempo in cui ne ero stato, più che altro per fare colpo sulle mie compagne di classe, un piccolissimo cultore.

    Ma torniamo al furto di idee, che presto troverai, il quale trova (se la trova), la mia giustificazione nel fatto che pure nel tuo campo qualche “furtarello” c’è stato, non ultimo la canzonetta “Fra’ Martino campanaro’, riproposta però in minore a mo’ di marcia funebre, da Mahler nella sua monumentale Prima sinfonia.

    E torniamo finalmente alla maldicenza, motore di ogni conversazione salottiera e no, tenendo ben presente il suo grande potenziale distruttivo dato che . . . . . .

    IL PETTEGOLEZZO UCCIDE

    Ah, quanto ha ragione il Papa che
    ha detto che “Uccidono le chiacchiere” ( 1 )
    per cui il pettegolezzo, ovunque, se
    riguarda il color di canottiere,

    oppur di come ci si soffia il naso
    non manda di sicuro all’Inferno.
    Ma se si versa sul “fratello” un vaso
    di maldicenze, e si tocca all’interno

    dell’animo degli altri e si toglie
    al prossimo onore e dignità,
    per la malalingua allora doglie

    verranno in quanto il Padre non starà
    con le mani in mano, e presto toglie
    la Sua benevolenza e carità.

    Nessuno fermo sta se il proprio figlio
    vien rosolato come un coniglio
    sulla graticola del “gran bisbiglio”.

    Pur Monsignor Di Mauro ciò scrive
    su “Oggi”, con parole suggestive
    assai penetranti, educative,

    rievocando in termini sinceri
    quello che disse San Filippo Neri ( 2 )
    a chi sputava i suoi tristi pensieri.

    Ciò tutti ascoltano malvolentieri

    “Langue il conversare quando si
    parla bene di uno. E’ cosi!”

    Me lo giurò Paolo Poli un dì.

    (Cassandro)

    ( 1 ) Omelia di PAPA FRANCESCO I 2013/05/18

    “Chiacchiere sono distruttive nella Chiesa”. Il pettegolezzo e chiacchierare troppo della vita degli altri è peccato.
    Bergoglio si è scagliato contro la disinformazione e la calunnia nell’omelia durante la messa mattutina a Santa Marta: “Quanto si chiacchiera nella Chiesa! Quanto chiacchieriamo noi cristiani!”, ha detto papa Francesco.
    Per Bergoglio, “la chiacchiera è proprio spellarsi, farsi male l’uno all’altro. E le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa”, ha aggiunto il Pontefice, che ha criticato aspramente la disinformazione: “Disinformazione, diffamazione e calunnia sono peccato”, ha detto il Papa. Bergoglio, quindi, ha esortato a non “mischiarsi nella vita degli altri”.

    (http://www.repubblica.it/esteri/2013/05/18/news/merkel_incontra_papa_francesco-59060898/)

    ( 2 )

    Si racconta che un giorno una donna, notoriamente chiacchierona, andò a confessarsi da San Filippo Neri. Egli, dopo averla ascoltata attentamente, le diede una curiosa penitenza: “Vai a casa, spenna una gallina, e spargi le sue piume per tutta la città. Poi torna da me”. La donna, benché stupita, fece ciò che il confessore le aveva comandato e, tornata, si senti dire: ”La penitenza non è finita. Ora va’ e raccogli tutte le piume che hai sparso”. “Ma è impossibile”, rispose lei sconsolata. “Ed è così per ciò che hai fatto con le tue chiacchiere. Non è possibile rimediare al male che è stato fatto”.

    (http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=124205)

    "Mi piace"

  5. Amfortas 7 aprile 2020 alle 7:29 am

    Ciao Cassandro, innanzitutto scusa per la poco tempestiva pubblicazione del tuo commento, dovuta a un eccesso di zelo del controllore dello spam di WordPress. Succede, non sempre, quando si postano dei link.
    Che dire, il tuo più che un commento è un post nel post e me ne rallegro.
    La foto della scarpa con tacco 17 mi intriga, potrebbe essere un esempio di uno dei generi fotografici che amo di più, il minimalismo.
    Un Quasimodo estremo, quello che citi. Mi sembrava, a memoria e in effetti ho visto che il discorso di commemorazione per Martin Luther King è stata la sua ultima uscita pubblica.
    Quanto al resto, Piccolo Teatro, Strehler, La Scala e La clemenza di Tito: che vuoi che aggiunga? Forse solo quello che è di mia stretta competenza e cioè che il finale primo dell’opera mozartiana è una delle pagine più geniali mai scritte.
    Ciao, Paolo

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