Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 35 (di registi famosi e biascicate fantasie equine in salsa wagneriana)

Nasceva oggi, nel 1939, Francis Ford Coppola, regista tra le altre cose di Apocalypse now, uno dei film più sconvolgenti che abbia visto.
Nell’iconica scena dell’attacco al villaggio dei Vietcong – quella in cui lo straordinario Robert Duvall fa un elogio dell’odore del napalm – ,Coppola fece accompagnare gli elicotteri dalla Cavalcata delle Valchirie di Wagner, una delle pagine musicali più note di sempre.
In realtà le cavalcate presuppongono la presenza di cavalli e Brünnhilde, la vera Valchiria, ne aveva uno che si chiamava Grane.
Beh, né cavallo né amazzone fanno una bella fine, nella Götterdämmerung; si buttano nel fuoco e muoiono insieme.
Ho cercato tante volte di immaginarmi Grane, di dargli una forma; una volta pensai che avrebbe potuto avere queste sembianze:
Mah, non so.
Di sicuro mi piace pensare che raggiunta la pace la Valchiria e il suo cavallo siano diventati una cosa sola, e perciò questi per me sono i capelli di Brünnhilde.

4 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 35 (di registi famosi e biascicate fantasie equine in salsa wagneriana)

  1. CASSANDRO 9 aprile 2020 alle 8:02 PM

    “Raggiunta la pace” cui tu accenni, Amfortas, tutto si confonde e si amalgama, ridiventando Natura, rientrando quindi tutto nel divino (Deus sive natura)

    I L T E M P O S C I M M I A

    Come se il tempo passa! . . . Passa, passa! . . .
    Altro se passa! . . . Sta sulla tua schiena
    e ti cavalca a pelo, ti sconquassa,
    t’aggrava . . . a volte morde come iena.

    E questo sì ch’è scimmia che non scende!
    Ti avvolge con la coda sempre più . . .
    sulla tua pelle viscida si stende
    e ti si struscia tutta, su e giù.

    Tu non la scopri mai sopra di te,
    la vedi sopra i tuoi vecchi amici
    quando per via li incontri e vedi che

    i loro occhi non son più felici
    siccome quando rispondevan “Sciè . . .
    noi diventare vecchi? . . . Ma che dici?!”

    Perciò facciamola ancor qualcosa
    . . . sì, prima che si spampani la rosa,

    che la Valchiria cada dentro il fuoco
    col suo cavallo ( 1 ) . . . E fine del gioco!

    ( Cassandro )

    ( 1 ) Cfr . Blog di Amfortas

    https://amfortas.wordpress.com/2020/04/07/tutto-chiuso-intervallo-35-di-registi-famosi-e-biascicate-fantasie-equine-in-salsa-wagneriana/#respond

    Tutto chiuso: Intervallo 35 (di registi famosi e biascicate fantasie equine in salsa wagneriana)

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  2. Amfortas 10 aprile 2020 alle 6:58 am

    Ciao Cassandro, ti confesserò che gli animali non mi piacciono, non so perché. Non capisco chi ha cani, gatti, conigli o ornitorinchi in casa. La mia sensazione è che facciano i “padroni” delle bestioline o bestiacce che siano.
    Invece, ho grande ammirazione per chi ha voglia e tempo di occuparsi di un cavallo perché vedo che tra loro si instaura un rapporto particolare o comunque diverso. Un mio amico ha un grande maneggio e, seppur raramente, ci vado. Osservo come amazzoni e cavalieri, più o meno improvvisati o esperti che siano, si prendono cura dei cavalli; tra di loro c’è un rapporto alla pari, quasi simbiotico. Vado spesso anche a Lipiza, qui vicino in Slovenia e vedo come anche l’ultimo degli stallieri porta rispetto ai bellissimi lipizzani. E, appunto, cavalli lipizzani sono i due qui fotografati.
    Non faccio fatica perciò a capire che il gesto di Brunilde è un atto di rispetto. Se avesse potuto scegliere, Grane avrebbe fatto lo stesso per lei.
    Ciao, Paolo

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  3. SERGIO SESTOLLA 10 aprile 2020 alle 11:59 am

    Mentre Cassandro si è fermato alla prima foto, io osservo attentamente e mi immedesimo nella seconda.

    Le chiome femminili sempre stanno in cielo, siano esse quella di Brünnhilde o quella di Berenice, che mi ha richiamato appunto la tua seconda foto, che ha uno sfondo di pace volutamente fuori fuoco.

    Entrambe certamente simbolo di amore: ma mentre ignoro il riferimento a Brünnhilde ( qui sarebbe interessante la tua visione) nessun dubbio per quanto attiene all’amore di Berenice, cui si può fare riferimento pure in questa vita quotidiana ( o a quella di qualche anno fa )

    DUE COPPIE AL MARE

    Una donna matura si annoia
    sulla sdraio, mentre il marito attento
    dalla battigia pesca e . . . “Ah, tempo boia!”
    sospira nel veder più in là intento

    un giovane a rincorrere il figlio
    sull’arenile . . . ed ancor più in là
    la sua compagna, bianca come giglio
    — è giugno, ed il sole ancor non ha

    i raggi caldi — giocare con bimbetta,
    in bel bikini . . . e con quel “lui” farsi
    i sorrisi di intesa di chi aspetta
    di ritrovarsi soli per donarsi.

    “Donarsi” al posto dell’altra espressione,
    che inebria fin dalla Creazione,

    senza la quale vivere è illusione,
    è camminare senza direzione.

    L’uomo che pesca quei due non cura,
    ha preso una triglietta ed è felice,
    non ha bisogno d’altro, egli giura
    . . . la moglie si annoia e non lo dice.

    L’Amore non è Araba Fenice, ( 1 )
    in quanto dove stia bene si sa:
    sta in quei Tolomeo e Berenice, ( 2 )
    coi loro impegni e pur serenità,

    (con lei che la sua chioma via dà
    per un amore che moltro oltre va)

    con il miraggio di tranquillità,
    (che prima o poi purtroppo arriverà),

    e no in chi pesca od al sole sta,
    lontano da problematicità.

    La vita è nell’amplesso . . . E solo qua!

    E chi in amplesso sta . . . stella ascendente
    sempre sarà, e mai stella cadente.

    (Sergio Sestolla)

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  4. Amfortas 10 aprile 2020 alle 3:45 PM

    Caro Sergio, la seconda foto è un close un della coda di un cavallo lipizzano che, a mio parere, assomiglia a una chioma bionda femminile. In questo senso, quindi, Grane e la Valchiria sono diventati la stessa cosa. È un po’ contorto ma io, che infelicemente ho temperamento artistico e scarso talento, lo sono sempre.
    Berenice mi ricorda il formidabile Edgar Allan Poe, simbolista quasi per antonomasia.
    Ciao, Paolo

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