Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 41 (di metateatro e uomini dimezzati)

Spesso si parla di metateatro e cioè di quegli accorgimenti di regia che servono a far cadere la cosiddetta quarta parete.
Gli attori interagiscono col pubblico o, semplicemente, una o più scene dello spettacolo teatrale si svolgono tra gli spettatori.
Questa è una foto fatta da una finestra vera di un murale che rappresenta un uomo che guarda fuori da una finestra. Una specie di gioco di specchi oppure, più probabilmente, un labirinto, un rimando di sguardi.
Che sia una metafotografia? Boh. Per certo noi in questi giorni siamo come i protagonisti di questa foto: alla finestra in attesa di qualcosa. Dimezzati, un po’ dentro e un po’ fuori. Potrei chiamarla Il fotografo dimezzato e andare ad abitare su di un albero.

12 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 41 (di metateatro e uomini dimezzati)

  1. Emma RD 13 aprile 2020 alle 5:26 PM

    In effetti siamo tutti alla finestra in attesa di un meglio che per ora ci sfugge…lei ha nominato la parola “labirinto” ed è lì che io mi sento in questo momento… e non si vede l’uscita…
    Comunque, notizia amena: un virologo ha prospettato l’eventualità di tenere i vecchi come me in casa fino a dicembre, così se non ci fa fuori il Covid ci pensa la depressione!
    Bah, intanto…stiamo alla finestra e menomale che i suoi “intervalli” ci tengono compagnia!

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    • Amfortas 13 aprile 2020 alle 5:49 PM

      Cara Emma, le dirò francamente la mia opinione anche se non mi piace parlare di politica sul blog.
      L’amministrazione regionale attuale, a guida leghista, ha nel DNA il piacere fisico di proibire. Si ricorda le comiche del muro sul Carso di qualche mese fa? Ecco, questi amano i divieti. Allo stesso modo quel virologo che lei cita deve essere, detto senza troppi problemi, un emerito coglione. Sarà pure un bravo virologo, ma umanamente è un grandioso coglione.
      Inoltre, dove sono le mascherine che dovevano consegnare gratis a tutti? Io non le ho ricevute e non sono di certo l’unico.
      Viaggiano a vista e, nel dubbio, proibiscono. Questa catastrofe del coronavirus avrà conseguenze non irrilevanti da vari punti di vista: io ci vedo un clamoroso e ormai scoperto tentativo di prove tecniche di limitazione delle libertà personali che costituisce un precedente pericolosissimo.
      Temo che i miei intervalli tra un po’ diventeranno sempre più plumbei.
      Intanto, lei cerchi di sopportare anche questa.
      Un abbraccio, Paolo

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  2. Emma RD 13 aprile 2020 alle 6:33 PM

    Per il momento sopporto tutto benissimo: ho da sempre la fortuna di non sapere cos’è la noia, mentre le scrivo ascolto il concerto su RAI 5,..
    Certo è che un altro mese di clausura pesa a tutti,soprattutto ai più giovani. Però pare che dal 4 maggio potremo muoverci liberamente con mascherina (che non si trova) e guanti…
    Quindi TENIAMO DURO!!!

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  3. Pier 13 aprile 2020 alle 8:15 PM

    Caro Paolo, concordo. L’epidemia offre l’occasione per una formidabile esercizitazione di stato di polizia. Ma, stando alla finestra, la cosa che mi dà più fastidio è l’uso della terminologia bellica.
    La Medicina non usi un linguaggio di guerra.
    Di fronte alla pandemia da Covid19 le parole usate dai mass-media, ma anche dai politici e dagli stessi dirigenti sanitari, fanno sempre più riferimento ad una terminologia di guerra. Medici e infermiere diventano “soldati” e addirittura “eroi”; le misure di contrasto al virus, una “battaglia”; la guarigione, una “vittoria contro il nemico”; le medicine sono “armi”; le terapie intensive si trasformano in “trincee”; i dispositivi di protezione, vere e proprie “corazze”. E così via, in un crescendo di linguaggio bellico sempre più delirante.
    Smettiamola di usare termini impropri per descrivere l’assistenza sanitaria. Il linguaggio della Medicina parla di difesa della salute fisica e psichica, di terapie appropriate, di farmaci efficaci, di tecnologie accessibili, di ricerca scientifica, di cura alla persona, di sollievo della sofferenza, di rispetto della dignità umana, di comunicazione e di sostegno. Il vocabolario della Medicina esprime parole di cura e di pace, non di guerra.
    Ma forse a qualcuno fa comodo usare un linguaggio bellico per convincerci che le migliaia di morti da Covid19 sono da intendersi come vittime di guerra e quindi, in fondo in fondo, sono inevitabili. No, i decessi da Covid19 sono invece da imputare in gran parte al definanziamento della sanità pubblica, alla riduzione del personale sanitario, all’assenza di piani di emergenza e di prevenzione territoriale, ai ritardi nella fornitura di materiale sanitari, dai ventilatori alle mascherine.
    Purtroppo la nostra classe politica, responsabile di tutto ciò, continua imperterrita a finanziare la guerra, quella vera. Il governo passivamente dice di sì all’aumento delle spese militari chiesto dalla Nato; non riduce, come promesso, l’acquisto degli inutili bombardieri F35 (equipaggiabili con le micidiali bombe atomiche B61-12); in piena epidemia costringe gli operai a lavorare nell’industria bellica; partecipa a tutte le manovre militari ancora oggi presenti in Europa (che tra l’altro allargano il contagio).
    Invano Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, ha dichiarato: “La furia del virus mostra la follia della guerra. Per questo chiedo un cessate il fuoco mondiale”. Parole inascoltate da tutti i governi, compreso il nostro.
    Basta, l’ho fatta troppo lunga. Stammi bene

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    • Amfortas 13 aprile 2020 alle 8:33 PM

      Pier, non l’hai fatta troppo lunga. Ho scritto le stesse cose tue in altra sede.
      Per chi non lo sapesse, Pier è un pediatra, mio compagno di scuola e amico. Qualcosa di cui andare orgogliosi, anche perché col clima di intimidazione che c’è in giro parlare chiaro come fa lui, che è un dipendente pubblico, è pericoloso. E non è la prima volta che si espone in prima persona.
      Ciao Pier, Paolo

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  4. Pier 14 aprile 2020 alle 9:35 PM

    Un forte (virtuale) abbraccio, vecchio mio. Riguardati.

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  5. Amfortas 15 aprile 2020 alle 7:31 am

    Pier, si fa il possibile, ciao!

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  6. CASSANDRO 15 aprile 2020 alle 9:59 am

    Premetto che concordo totalmente con il commento di Pier, dal quale si deduce immediatamente che a scrivere è un medico, innamorato della sua professione (specialmente esercitata, come hai precisato, di un pediatra e quindi di uno che la esercita nei confronti di chi costituisce la speranza del mondo).

    E passiamo alla tua enigmatica fotografia, caro Amfortas, di qualcosa che è stata solo nella fantasia di qualche writer, che così si è opposto al grigiore ed abbandono di talune vie periferiche, o vuole solo fare pensare chi osserva o fotografa creando gioco di specchi.

    Verso dove guarderà l’uomo del murales che non sembra più tanto giovane? Verso est o verso ovest?

    Probabilmente, non guarda da nessuna parte, perché sappiamo che si tratta di un murales e quindi quello sta “faccia al muro”, forse perché come noi in questo periodo è in castigo, e non sappiamo più dove ben guardare.

    Per paradosso, è’ già un gioire (ma guarda tu, che pure a volte ci lamentiamo senza averna il diritto!) potersi affacciare da . . . . . .

    FINESTRE A OCCIDENTE

    Purtroppo è la vecchiaia una stanza
    con tutte le finestre a occidente,
    e inutile è cullare la speranza
    di intravedere mai il sole nascente.

    Solo l’occaso ormai spetta a chi
    fra quelle quattro mura, ancor per poco,
    trascina con lentezza i suoi dì,
    i quali, proprio lì, solo per gioco

    lo menano siccome piuma al vento,
    fessa falena illusa attorno al lume,
    cane che latra a vuoto al firmamento,
    rigagnolo che va stentato al fiume.

    Che marpione chi “Tieni da conto”
    – dice – “ch’è bello, sai, anche il tramonto”.

    Ma quanto è quell'”anche” consolante
    per chi più non avrà stanze a levante!

    (Cassandro)

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  7. Amfortas 15 aprile 2020 alle 12:56 PM

    L’immagine è stata scattata, come credo di aver già scritto, all’interno del Porto vecchio di Trieste, oggi non più raggiungibile perché stanno facendo lavori per riqualificare l’area, che è enorme.
    Ti chiedi dove stesse guardando l’uomo: ovviamente a Sud di nessun Nord 😀
    Ciao, Paolo

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  8. valentina leone 20 aprile 2020 alle 4:26 PM

    Per la prima volta mi trovo a fare un giro in questo blog e, in un momento così particolare, mi sono ritrovata ad avere un’ottima compagnia di immagini e parole. Grazie

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  9. Amfortas 20 aprile 2020 alle 4:59 PM

    Ciao Valentina, è sempre un piacere avere nuovi lettori. Benvenuta! Ciao, Paolo

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  10. Pingback:Tutto chiuso: Intervallo 58 (di sconclusionate elucubrazioni sul senso della vita) | Di tanti pulpiti.

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