Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 42 (di famosi fotografi e popolosi deserti)

Oggi è una ricorrenza importante per gli amanti della fotografia. Nasceva infatti, nel 1912, Robert Doisneau, uno dei più grandi fotografi di sempre.
Proprio l’anno scorso di questi giorni sono andato a visitare una sua mostra qui a Trieste. Ricordo che mi era piaciuta davvero molto e non succede spesso perché, anche quando sono fuori dall’esercizio delle mie finzioni, sono sempre molto critico.
La sua foto più famosa è Il bacio, credo che tutti l’abbiano vista una volta nella vita.
Io però lo amo soprattutto per le sue foto di bambini, immortalati in situazioni anche divertenti e singolari. Oggi sono scatti che farebbero passare guai a chiunque, per ovvi motivi.
Buona parte delle immagini che ha scattato sono in bianco e nero e ambientate in quel popoloso deserto che appellano Parigi, per dirla con Violetta.
Questo mio scatto, immodestamente, vuole rendere omaggio a Doisneau, a Violetta, al bianco e nero e anche al popoloso deserto di cui sopra.

5 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 42 (di famosi fotografi e popolosi deserti)

  1. CASSANDRO 16 aprile 2020 alle 8:11 am

    Se fatta con amore, penso, caro Amfortas, che qualunque scatto diventa degno di Doisneau, o Robert Capa (a volte riuscire a scattare una foto ti fa sentire come se fossi in guerra!)

    P A R K I N S O N
    (Il grande piccolo fotografo)

    Qui in San Pietro in Vincoli le foto
    si sprecano . . . se ne fanno a migliaia:
    turisti americani e fior di loto,

    spagnoli, che son sempre gente gaia,
    studenti in gita . . . Ma si blocca il fiato
    se noti che qualcun va fuori saia.

    Come ti vedo, amico mio, tremare
    negli arti e specialmente nelle mani
    mentre che tenti di fotografare
    Mosè! . . .E vien da dire che il domani

    è spesso una cayenna, una condanna,
    che l’uomo non si merita affatto.
    Perché lo fai tremar come una canna,
    Dio mio? . . . Ma che male ti ha fatto?

    Probabilmente avrà ben lavorato,
    e onestamente forse avrà sorretto
    chi stava sbarellando, o amato

    avrà la sua famiglia con affetto.
    Perché tu l’hai ora condannato
    a non aver più pace tranne a letto

    . . . disteso, come fosse un animale?
    Si può ciò sottacere che sia male?
    Che uomo è mai un uomo orizzontale?

    Lo so che non sta a me farTi domande,
    ma a volte rabbia in corpo a noi si spande,
    specie se c’è silenzio in Te alla grande.

    La foto or guarda mentre che si addossa
    al muro per veder se per la scossa
    che lo possiede sia venuta mossa.

    E’ Okkei? . . . Sì . . . E parte alla riscossa!
    Fare qualche altra foto non lo spossa.

    E’ quasi un Doisneau in carne ed ossa!

    (Cassandro)

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    • Amfortas 16 aprile 2020 alle 8:24 am

      Ciao Cassandro, a proposito di Robert Capa, ti consiglio un magnifico libro che mi è stato segnalato da gabrilu.
      Grande fotografo di guerra, disse, come saprai: “Il più grande desiderio del fotografo di guerra è rimanere disoccupato” (circa, il senso era questo).
      È uno degli artisti della fotografia più studiati e citati, nei corsi che faccio non manco mai di inserire qualche sua foto per gli studenti.
      Ciao, Paolo

      "Mi piace"

  2. CASSANDRO 16 aprile 2020 alle 10:16 am

    Purtroppo però non posseggo il dono della fotografia, e della relativa arte sono soltanto un semplice ammiratore e piccolissimo studioso.

    Cerco di sopperire in altra maniera, sperando di riuscire almeno a non annoiare.

    SCRIVO NON FOTOGRAFO
    E TENGO IN MENTE

    Io scrivo non fotografo. Eh, sì . . . sono
    le mie fotografie i miei versi,
    e fisso le immagini col suono
    al fin che non rimangano immersi

    nel mare magnum del telefonino,
    dove c’è ne stanno a bizzeffe,
    tante cioè, mischiate in un casino
    da diventare “Cena delle beffe”,

    dove ti disperdi al punto che
    più non comprendi che devi guardare,
    che cosa ricordare, e quindi se

    è bene nella mente conservare
    “questo” . . . “quello”, . . . “quell’altro” . . . E’ qui che c’è
    “l’uno che vale cento” a consolare.

    Soltanto mente l’uomo è per me
    (anche se mi si sta a contestare
    chè non si sta più il soft a stimare!)

    Ciò non vuol dir che quando sto con te
    l’ “altro” non apprezzi, e molto, neh!

    (Cassandro)

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  3. Amfortas 16 aprile 2020 alle 11:04 am

    Cassandro, tra le varie esperienze della mia vita c’è anche una non brevissima esperienza di psicoterapia. In quelle dolorose occasioni, la mia strizzacervelli notò che ero titolare di una straordinaria memoria fotografica. È un dono, una facoltà che non tutti possiedono. Perciò ritieniti fortunato, perché riuscire a mettere in versi immagini non è da tutti e soprattutto è liberatorio.
    Ciao, Paolo

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