Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Intervallo nell’intervallo: parliamo di teatri e di chi lavora in teatro.

Intervista fatta per OperaClick, rivista di cui sono indegnamente vicedirettore:
La contingenza è molto impegnativa per tutti e coloro che lavorano in teatro non fanno eccezione, anzi. Dai periodi di crisi, ce lo insegna l’esperienza, sono proprio le istituzioni teatrali (tutte, senza eccezioni) a uscirne peggio perché la politica è sempre stata miope nei confronti delle esigenze della cultura. Per questo motivo abbiamo deciso di contribuire a dare visibilità a chi in teatro ci lavora ogni giorno, magari senza essere sotto le luci della ribalta.
Chiara Molent è il Primo Contrabbasso del Teatro Verdi di Trieste, e ci racconta un po’ di sé.
Come nasce la tua passione per la musica?
La mia passione per la musica nasce grazie ai miei genitori, che non sono musicisti, ma sin da piccola mi hanno indirizzato allo studio del pianoforte con i corsi Yamaha. Mi sono innamorata della musica e ho capito abbastanza presto che nella vita avrei solo voluto suonare anche se non ero ben consapevole del percorso che avrei dovuto affrontare. Il contrabbasso è stata una passione che è nata successivamente. Avevo 15 anni, già allieva di pianoforte al Conservatorio di Milano, ero curiosa e interessata agli strumenti ad arco. Affascinata dai suoni gravi ho scelto il contrabbasso.

Attraverso quali vie sei arrivata a Trieste?
Il percorso che mi ha permesso di arrivare fino a qui è stato intenso e impegnativo ma sempre stimolante e gratificante. La vittoria del concorso da primo contrabbasso nel mio Teatro è stata il culmine di una serie di esperienze formative e lavorative meravigliose. Ho studiato al Conservatorio “G. Verdi” di Milano con Piermario Murelli, diplomandomi a 22 anni con lode. Qualche giorno dopo ho conseguito anche il diploma di Pianoforte, che non ho mai abbandonato. Ho studiato all’Accademia “W. Stauffer” di Cremona con Franco Petracchi. Mi sono perfezionata con le prime parti del Teatro alla Scala, Francesco Siragusa e Giuseppe Ettorre. Ho iniziato contestualmente a fare audizioni per lavorare nelle fila delle orchestre italiane più importanti. In seguito alle idoneità conseguite ho collaborato con l’Orchestra e la Filarmonica del Teatro alla Scala di Milano, del Teatro Regio di Torino, Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Teatro Petruzzelli di Bari, Pomeriggi Musicali di Milano, Teatro Carlo Felice di Genova.
In queste ultime tre Fondazioni sono risultata idonea anche come Primo Contrabbasso. Ho avuto la fortuna di studiare e poi lavorare accanto a concertisti, solisti, e direttori di fama internazionale da cui ho imparato moltissimo. Pochi giorni prima di vincere il concorso al Teatro Verdi di Trieste avevo vinto il Concorso da Co-Principal all’Opera di Lubiana.
L’essere donna è stato un ostacolo o un vantaggio per la tua carriera?
Direi nessuna delle due. Fortunatamente nella maggior parte dei casi sono stata giudicata come musicista e strumentista e non come donna. Dipende sempre però dalle persone che si incontrano e dalla sensibilità di ognuno. Per quanto riguarda il contrabbasso, nello specifico, siamo ancora in poche a suonare questo strumento. Forse per questo motivo, o per le sue dimensioni, desta talvolta interesse che a suonarlo sia una donna. Sono convinta che gli strumenti musicali siano un mezzo di espressione delle sensibilità individuali e dei propri talenti, e che non siano destinati all’uomo piuttosto che alla donna. Se una persona è musicale e sensibile, riuscirà ad esprimersi attraverso qualsiasi strumento.
Ti senti responsabilizzata in qualche modo dalla tua singolare posizione di prima donna, giovane e prima parte dell’orchestra di una fondazione lirica?
Essere la prima donna in Italia a ricoprire stabilmente il ruolo di primo contrabbasso in una Fondazione è per me un onore e mi sento certamente responsabile del mio ruolo, ma non lo collego direttamente ad una questione di genere. So di aver “sfondato una porta” essendo la prima nel nostro paese, ma ho constatato che la preparazione e le abilità fugano ogni pregiudizio, qualora ce ne fossero stati. Aver vinto questo posto mi riempie di orgoglio come donna, musicista e per il percorso che ho fatto. Ho avuto la fortuna di essere accolta da un gruppo di colleghi fantastici, che mi stimano molto. Sono leader di una fila di contrabbassisti in gamba ed è un piacere lavorare con loro.
Quali sono le altre tue passioni?
Fino ad ora ho avuto poco tempo per attività all’infuori della musica, che ha sempre riempito le mie giornate. Nel tempo libero mi piace fare passeggiate (quelle a Trieste, sul mare, sono bellissime!) e amo molto la natura. Le piante grasse sono da sempre una mia grande passione. Infine mi piace la cucina, adoro mangiare fuori, e ho una vera passione per il sushi.

Come ti trovi a Trieste?
Benissimo. È una città assolutamente a misura d’uomo, vivibile, e con tutti i servizi sempre a portata di mano. La trovo piena di fascino, colorata, luminosa, frizzante… una città bellissima. Inoltre il nostro Teatro si affaccia sul mare, e possiamo goderci questa vista straordinaria da più punti.

Qual è il clima che si respira in questi giorni in Teatro? Ovviamente attraverso media vari o social, perché anche voi siete tutti a casa.
Purtroppo questa pandemia sta rendendo per tutti il clima molto pesante. L’incertezza su quando si riprenderà a lavorare e le conseguenze che ci saranno ci preoccupano molto. Al tempo stesso siamo fiduciosi e speriamo che nel più breve tempo possibile si possa tornare alla normalità o quantomeno riprendere il lavoro anche con modalità differenti. Cerchiamo costantemente di tenere viva l’attenzione per il nostro Teatro producendo video e pubblicando esperienze riguardanti la nostra attività di musicisti. In questo momento difficile la musica diventa un mezzo per esprimere unione e solidarietà. Fra colleghi ci si sostiene a distanza, sempre in compagnia dei nostri strumenti. Vorremmo tornare a lavorare al più presto, perché per noi è importante suonare insieme per il nostro pubblico.
Hai qualche aneddoto da raccontare, non necessariamente spiritoso, successo durante l’esecuzione di un’opera, un concerto o comunque un’esibizione pubblica?
A volte capita che durante le prove si sentano dei rumori inattesi in buca, magari dal lato opposto al tuo. Spesso per la distanza non si riesce a capire cosa sia successo e serpeggia tra i musicisti una certa curiosità. L’anno scorso, per esempio, durante la prova generale di “Elisir D’amore” di Donizetti, nel pizzicare con troppa enfasi accompagnando la delicatissima aria “Una Furtiva Lagrima” ho colpito involontariamente con l’arco che avevo in mano la lampada del leggio. Ho causato un botto molto forte, la lampadina si è spenta e i colleghi vicino si sono spaventati e trattenuti dal ridere. Abbiamo ovviamente proseguito cercando di restare impassibili.
Suoni o vorresti suonare in qualche complesso da camera?
Ho suonato con qualche collega in formazione cameristica e per anni in quintetto insieme a quattro compagni di studio del Conservatorio. Con questo gruppo abbiamo anche vinto una borsa di studio ed inciso un DVD per Limen Music. La musica da camera mi appassiona e mi piacerebbe continuare a suonare anche in formazioni cameristiche.
Che ne dici della nostra rivista?
Che vuoi che dica, la “nostra” musica ha poco spazio ovunque, posso solo essere contenta del vostro lavoro, continuate a sostenerci perché ne abbiamo bisogno ora più che mai. Buona fortuna a tutti e un affettuoso saluto ai vostri lettori!

3 risposte a “Intervallo nell’intervallo: parliamo di teatri e di chi lavora in teatro.

  1. vittynablog 17 aprile 2020 alle 2:43 PM

    Che bella questa ragazza!!! Bella in tutti i sensi, esteriormente e per i pensieri che esprime. E’ davvero un piacere sapere che esiste una gioventù così sana!!! Il pensiero corre alla figlia della mia vicina che dopo aver terminato gli studi del violino al conservatorio , entrò a suonare, e suona ancora, alla Scala di Milano. La scorsa estate ho avuto il piacere di conoscere una sua collega, suonatrice di violoncello, Alice Cappagli, che nel tempo libero ha scritto un libro piacevolissimo che non esiterei a consigliarti ” Niente caffè per Spinoza “. Un libro che durante la mia degenza a letto causa l’ingessatura alla gamba, mi ha aiutato non poco con tutte quelle massime filosofiche messe ad hoc in certi punti del libro. Un applauso sentito quindi a queste brave orchestrali, che ci rendono orgogliosi nel vederle ed ascoltarle!

    Complimenti per l’intervista!!!!

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  2. Amfortas 17 aprile 2020 alle 3:20 PM

    Cara Vitty, i giovani – in generale – sono sempre meglio di come li dipingono. Grazie del consiglio letterario, probabilmente ne farò tesoro. Il violoncello è uno strumento fantastico, forse quello che preferisco.
    Ciao e grazie, Paolo

    Piace a 1 persona

  3. Pingback:Uno per tutti e tutti per uno: Francesca Tosi si racconta e immagina il futuro dei teatri. | Di tanti pulpiti.

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