Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 46 (di pensieri e fantasie in attesa che si apra il sipario)

C’è solo una cosa che invidio agli attori e no, non è la gloria oppure, che ne so, il denaro o altre effimeri benefit legati all’Arte.
Quello che invidio agli attori (nel senso più ampio, quindi anche i cantanti ecc) è la possibilità di vivere quel momento prima di andare in scena.
Sta per arrivare il tuo turno e, immagino, speri che tutto vada bene. Suppongo che sia il momento di fulminei esami di coscienza, di riflessioni e dubbi. Forse, chissà, di sensi di colpa. Di gesti scaramantici, di incertezze e paure improvvise. E tutto ciò in quei pochi istanti che precedono l’alzata del sipario. Subito dopo è teatro, e il resto non conta più nulla.

4 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 46 (di pensieri e fantasie in attesa che si apra il sipario)

  1. CASSANDRO 19 aprile 2020 alle 1:14 PM

    Nel piede flesso della tua danzatrice, Amfortas, in attesa che si apra il sipario ho visto il simbolo del balzo verso qualcosa che solo lei sa, qualcosa che teme o auspica, ma che comunque la rende viva.

    Quel bianco e nero è una, se mi passi il termine, epifania di vita!

    Chi sa come la riprenderesti, mi chiedo, con la tua reflex quando il sipario si chiuderà dopo una stagione intensa di danza, o di altra arte, nel momento di uscire di scena per sempre.

    Tale situazione l’ho pensata con riferimento ad un pianista nell’ultima sua esecuzione in pubblico..

    Se non sbaglio, ritengo di averla già inviata in un tuo pregresso post, ma la ripresento con qualche variazione, avendo preso spunto dal tuo post.

    Perdonami per avere osato tanto, Amfortas.

    FINE DI LA “JURNATA”
    E DEI TREMORI DI SCENA

    Da 70 anni suono, ed ancora
    continuo a suonare il pianoforte;
    possiamo dir così: dall’aurora
    della mia vita fino alla mia morte?

    Eppur vi parrà strano, tutte in mente
    le tengo ancor le note che ho suonato
    e in cuore i battimani della gente,
    che indegnamente forse ho deliziato.

    Come in cuore tengo il momento
    prima di entrar di lato sulla scena,
    fare quei quattro passi col tormento
    di farcela o meno . . . Ah che pena!

    Mi suona triste ora andare via,
    si chiude quello che fu un “domani”
    portar con me la dolce melodia
    dei tanti “adagi”, che queste mie mani

    dalla tastiera hanno tratto fuori
    insieme alla malinconia diffusa
    di “studi” e di “notturni”, ed ai furori
    di “ballate” . . . Or ogni cosa è chiusa

    in me e fuori più non tornerà . . .
    Ciao mondo amato, musica adorata,
    ciao “bravo”… “bis”… “ancora”… e, sì, si va
    . . . pur’io “ l’aggia passata ‘a me jurnata ”

    . . . e muta ora “m’ aspetta ‘a nuttata”,
    dopo una vita di suoni inzuppata.

    Sarà l’ultima pagina accostata
    dello spartito, e la tela calata.

    Tremavo prima di iniziare
    ma no siccome or che devo andare.

    Allora era un attimo . . . e partivo:
    un tocco, due, tre . . . ed ero vivo.

    Fra un poco le mie mani alzerò
    dalla tastiera alfin . . . Che proverò?

    Ancora, come allora, tremerò
    or che il “domani” è “ieri”? . . . Oppure no?

    (Cassandro)

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  2. Amfortas 19 aprile 2020 alle 3:20 PM

    Caro Cassandro, quando scrivi:

    Nel piede flesso della tua danzatrice, Amfortas, in attesa che si apra il sipario ho visto il simbolo del balzo verso qualcosa che solo lei sa, qualcosa che teme o auspica, ma che comunque la rende viva.

    Ci hai preso in pieno, l’unica differenza è che non si tratta di una danzatrice bensì di un’attrice, ma ovviamente non potevi saperlo.
    Ti ricordi la scena finale di Viale del tramonto? Purtroppo molti – non tutti – gli artisti, al crepuscolo della carriera, tendono a diventare patetici. Mi è successo più volte di vederli e la risposta alla tua domanda è perciò che lascerei là Reflex a casa.
    Ciao, Paolo

    "Mi piace"

  3. CASSANDRO 19 aprile 2020 alle 6:09 PM

    E chi non la ricorda la scena finale di Viale del tramonto! E’ sempre impressa nella mia mente la mano con le dita arcuate in primo piano mentre lei saluta tutti, felice di quell’effimero momento di gloria: quella mano, or che ti conosco anche sotto l’aspetto di elevato cultore di fotografia, Amfortas, penso che l’avresti senz’altro fotografata.

    Sic transit gloria mundi. Il viale del tramonto aspetta tutti e solo qualcuno si salva.

    VIALE DEL TRAMONTO E NO

    In vero, il ‘Viale del tramonto’
    è un viale molto frequentato.
    E’ da tenere nel debito conto,
    infatti, che chiunque ‘uno’ è stato

    o medico o attore o professore
    o giudice o politico importante,
    cantante rock o compositore,
    ricco sfondato o critico di Dante,

    finisce lì, appena che finisce
    l’eccelsa folgorante sua carriera,
    e lento si trascina sulle lisce

    basole consumate da chi c’era
    prima, e ch’è scomparso, come bisce
    quando il sole cala e si fa sera.

    A fine elogi . . . e applausi . . . fa male
    andare mesto lungo quel viale,

    che sempre dritto scende e mai sale.
    “L’essere Qualcuno” . . . insomma . . . vale?

    Sì, solo per quel limitato sputo
    di tempo in cui imperterrito ha vissuto,

    salvo che qualche scritto abbia lasciato:
    sarà per questo solo ricordato,

    per cui sarà un poco rallentato
    il suo scendere giù, pur sempre ingrato.

    Sembra una beffa ed invece è un dato:
    vive sol ciò che è scarabocchiato,

    qualunque cosa sia questo non muore
    e non tramonta mai il suo autore.

    Di Fidia e Prassitele non è
    rimasto niente, e manco di Apelle,
    sì, di Manzoni con Lucia, nonchè
    di Dante con il suo “disio e ‘l velle”,

    col suo rotear “di sole e stelle”.

    Pur Michelangelo scomparirà,
    gesso il suo “Mosè” diventerà,

    e stessa sorte avrà chi “Primavera”
    dipinse, Botticelli, ma sincera

    memoria vi sarà e no “chi era?”

    per chi scrisse “Ed è subito sera”.

    (Cassandro)

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  4. Amfortas 20 aprile 2020 alle 8:12 am

    Caro Cassandro, non so. Potresti aver ragione ma quel tipo di scatti non è tra i miei preferiti proprio dal punto di vista etico. Qui dovrei aprire una parentesi davvero troppo ampia per chiarire, perciò passo.
    Ciao e grazie, Paolo

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