Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 53 (di papaveri senza papere e di rosse lanterne di festa)

Il tema di oggi è d’obbligo perché il 25 aprile nel 1926 esordiva, al Teatro alla Scala di Milano, Turandot di Giacomo Puccini.
Ho avuto modo in altre occasioni di parlare dell’opera e perciò rimando eventuali curiosi all’ultimo dei tanti post dedicati all’estremo capolavoro di Puccini.
In questo lasso di tempo, non essendoci spettacoli dal vivo, la musica mi è di pretesto per lasciare andare l’immaginazione e poi cercare di tradurre il risultato delle mie elucubrazioni in un’immagine. Le foto, giocoforza, sono quasi sempre d’archivio, ma oggi no, perché fotografando questo papavero entro i limiti imposti dalle misure di sicurezza (e mai avrei pensato di dover scrivere una diavoleria del genere) mi sono ricordato delle rosse lanterne di festa evocate da Ping, Pong e Pang all’inizio del secondo atto di Turandot.

Se voi ci vedete altro, beh, pazienza.

10 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 53 (di papaveri senza papere e di rosse lanterne di festa)

  1. Pier 25 aprile 2020 alle 5:05 PM

    Mi viene in mente uno haiku scritto dal mio amico poeta Toni Piccini nel suo ultimo volumetto “Auschwitz e simili”:

    partigiani impiccati:
    papaveri freschi circondano
    il lager

    Buon 25 aprile

    Piace a 1 persona

  2. giuliano 25 aprile 2020 alle 6:48 PM

    “i bonzi che cantano, i bonzi che gemono, e tutto quanto il resto secondo vuole il rito minuzioso infinito…”
    ecco, adesso per colpa tua mi tocca cantarla tutta
    🙂
    (e vorrei tornar laggiù…)

    Piace a 1 persona

  3. Amfortas 26 aprile 2020 alle 8:08 am

    Ciao Giuliano, mi sa che qualsiasi sia il laggiù vorremmo tornarci tutti…

    "Mi piace"

  4. CASSANDRO 27 aprile 2020 alle 12:14 PM

    Caro Amfortas, cerco di entrare dalla porta che ci hai lasciato aperta alla chiusura del post col quale hai a noi presentato la ben dettagliata fotografia del papavero, così accettando il tuo invito “Se voi ci vedete altro . . .” (rispetto alla tua evocazione delle “rosse lanterne di festa” dell’inizio del secondo atto di Turandot).

    Premesso che i papaveri rossi riescono quasi sempre a farci sorgere in mente tantissime situazioni di vita vissuta oppure di carattere letterario o meno (dalla loro ‘veglia dall’ombra dei fossi’ al Piero di De André alla loro nota conversazione con le Papere) mi permetto di intravvederci un richiamo al dolce antico “fare all’amore”, in maniera però un po’ diversa da quella a tutti ben nota (sospiro ndr.), e che sta prepotentamente tornando in auge in questo periodo di tristo distanziamento fra le persone “in osservanza dei limiti imposti dalle misure di sicurezza”, che ha ucciso il vecchio adagio “Mamma, Cicco mi tocca . . . toccami Cicco, chè mamma non c’è!”, e che non rende più attuabile il noto dialogo fra Billy Crystal e Meg Ryan in “Harry ti presento Sally”:

    — Nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente: vuole sempre portarsela a letto . . .
    — Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente . . .
    – No, di norma vuole farsi anche quella.

    Ovviamente, queste sono solo idee mie – che spero non abbiano turbato alcun lettore –, innamorato come sono, e sono sempre stato, anche del . . .

    DIALOGARE

    E’ bello un dialogo sol se
    fra uomo e donna vien fatto, se no
    sarà quello che vuoi ma per me
    è come una scala senza “do”.

    Certo con sei note puoi comporre
    lo stesso, ma pur sempre mancherà
    il guizzo, la scintilla, dove corre
    quel quid che dà la vitalità,

    quel gioco accorto di seduzione
    dalla parte di lei e di attacco
    di lui che ben cerca l’ occasione
    per dire “Qui mi cede! . . . qui attracco!”

    Sinfonia a Kreutzer ci insegna
    che più la godi se “lei” vedi tu
    nel pianoforte e “lui” che si impegna
    nel violino per aver di più.

    Per non dire di Paolo e Francesca,
    laddove il libro fu soltanto esca,

    per quel parlare dopo a dirotto
    che fece infuriare Lancillotto.

    L’amore si può far come si sa,
    ma pur dialogando . . . Tutto qua.

    Di più qui anzi, in quanto che . . . lo giuro . . .
    rispetto al primo è più duraturo,

    e puoi continuarlo quatto quatto,
    stando in chiesa o accarezzando il gatto.

    Col primo tocchi il cielo con un dito
    . . .però una volta (s’è ben riuscito),

    con l’altro puoi rifarlo all’infinito,
    perché in mente viene rinverdito,

    a tuo piacimento, come e quando
    tu vuoi, pur se stai litigando.

    facendo acquisti al supermercato,
    guardando in TV uno sceneggiato.

    Sì, più di quanto credere si suole
    si ‘fa all’amore’ pur con le parole.

    Anche nei blog avviene suppergiù
    così . . . pure non stando a tu per tu . . .

    chè qui si fa il monitor alcova,
    dove ciò che si vuole ben si trova,

    e che nascosto sta in mezzo alle righe,
    come rosso papavero fra spighe.

    (Cassandro)

    "Mi piace"

  5. Amfortas 27 aprile 2020 alle 2:25 PM

    Urca Cassandro, il blog come alcova non l’avevo mai immaginato! Peraltro sono i “rischi” che si corrono quando si lascia aperta la porta alle interpretazioni 😃, che, in quanto tali, sono libere. Del resto ho sempre detto che i miei articoli sono un canovaccio sul quale improvvisare, no?
    Ora, se il fisico mi regge, vedo se riesco a fare la prima uscita vera dalla quarantena, chissà che non torni con qualche foto da…interpretare!
    Ciao e grazie, Paolo

    "Mi piace"

  6. CASSANDRO 28 aprile 2020 alle 8:22 am

    Sono contento del tuo “Urca” . . . Riuscire a meravigliar Amfortas non è cosa da poco!
    Ma a pensarci bene ritieni proprio che sia stato un gran malpensante?

    Tornando alla tua gentile risposta, quello che, caro Amfortas, tu scrivi “Le foto, giocoforza, sono quasi sempre d’archivio” vale anche per le mie composizioni: infatti, rovistando nel mio “giardinetto”, ho ritrovato un’altra “Dialogare”, risalente a molti molti anni fa, di cui avevo perso la memoria.

    Infatti, questi tuoi giornalieri post “Tutto chiuso”, che ci stanno facendo salutare compagnia, — oltre che, come dici, ‘canovaccio su cui improvvisare’, nonchè presa di coscienza del tuo talento fotografico — costituiscono spina irritativa perché torni alla mente qualcosa che sembrava scomparso.

    Ciò stante, a conferma di quanto scritto sopra: “innamorato come sono, e sono sempre stato, anche del dialogare”, per completezza di argomento permettimi di inserire questa composizione riemersa grazie a te dal dimenticatoio in cui era caduta: anche qui ci stanno papaveri che hanno fatto una brutta fine, sicuramente però non terrificante come quelli costituenti quei “manipoli di papaveri rossi”, simbolo di passione smodata, che stavano nelle mani della Lupa di Verga, quando questa, arrogantemente innamorata, va consapevolmente incontro alla morte per mano di Nanni, che scorsala “da lontano, in mezzo ai seminati verdi”, aveva già staccato “la scure dall’olmo”.

    D I A L O G A R E

    Eterno è il mio dialogo con te
    ora . . . ora soltanto, mentre prima,
    quando ti conobbi, eri per me
    adatta sol con altri a fare rima.

    C’è stato poi un bellissimo intervallo,
    fatto di baci – quanti! – e di carezze,
    labbra lessate, tu . . . io, allo sballo,
    . . . parole poche ma . . . tante dolcezze!

    E poi fummo costretti a star lontano,
    non molto e non spesso ma quel tanto
    per cui sostituimmo, piano piano,
    al facile piacer di stare accanto

    una delizia nuova: dialogare . . .
    per lettera . . . per filo . . . col pensiero
    – e dura ancora! – fino a sprofondare
    in un piacere forse un po’ più vero.

    L'”altro” non lo lasciammo, benintesi!
    . . . se si poteva, beh!…”taja ch’è rosso!”,
    mica eravamo noi dal cielo scesi?…

    mica avevamo poi saltato il fosso?
    Ne schiacciavamo negli estivi mesi
    papaveri per nostro peso addosso!!!!!

    (Cassandro)

    Restiamo in attesa della tua “prima uscita vera dalla quarantena”, anche, e sottolineo anche, per avere le tue significative “fotografie da . . . interpretare”.
    Ciao, e sempre grazie per l’ospitalità.

    "Mi piace"

  7. Amfortas 28 aprile 2020 alle 9:29 am

    Ciao Cassandro, in realtà i social – e il blog è stato uno dei primi strumenti, in questo senso – hanno anche il loro lato oscuro, se vogliamo chiamarlo così, che è quello di effimeri incontri tra persone. Io evito, perché sono assai poco incline a fare nuove conoscenze e non solo, sto potando l’albero delle mie amicizie in modo piuttosto indiscriminato. Il fatto è che ho un pessimo carattere – mi dicono – anche se qui, forse , non traspare più di tanto.
    La prima uscita fotografica è stata fatta ieri, ma non credo che le immagini siano adatte a essere pubblicate qui, magari ci penso. Una forse sì, ma dovrei scrivere un testo lungo e impegnativo e non credo di averne voglia.
    Improvviserò, come sempre, in giornata.
    Ciao e grazie, Paolo

    "Mi piace"

  8. letizia colombo 30 aprile 2020 alle 8:01 PM

    Il risultato della diavoleria (entro i limiti imposti!!!) è bellissimo. Grazie 🙏

    "Mi piace"

  9. Amfortas 30 aprile 2020 alle 8:43 PM

    Ciao Letizia, grazie, si fa il possibile (entro i limiti imposti), Paolo 😀

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: