Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 55 (di luci e di ombre, e di come la sostanza non cambi)

Non so, forse ce la facciamo. Per il momento siamo tutti lì, quasi indistinguibili l’uno dall’altro, ma qualcuno vede la fine del tunnel e può indicare la strada agli altri.
Tutto sommato, se ci pensate bene, è sempre così.

4 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 55 (di luci e di ombre, e di come la sostanza non cambi)

  1. CASSANDRO 29 aprile 2020 alle 9:30 am

    Certo che “ce la faremo”, pure se ancora “per il momento siamo tutti lì, quasi indistinguibili l’uno dall’altro”, forse in piena attuazione dell’utopico “Uno vale uno”, che ha fatto vincere le elezioni ai comici di turno.

    Purtroppo non siamo gli evanescenti, ma splendenti personaggi abbracciati in girotondo, “trafitti da un raggio di luce”, della tua fotografia, Amfortas, ma semplici soggetti (se non addirittura oggetti nella considerazione dei politiici, quasi agli arresti domiciliari con un p. c. davanti e tanto tempo a disposizione, che ci insegna, con ritardo, a sapere scegliere al momento opportuno (il che è oggi una fatica immane) chi ci deve governare, e doverosamente “indicare la strada” giusta nel caso che sia necessario procedere verso una maggiore luce.

    Sono dell’avviso però, che chi più chi meno, se persona saggia e cosciente, armata di buoni propositi, ha cercato di operare nella propria vita per fare stare un po’ meglio questo mondo, che come nelle vignette di Quino appare nelle mani di Mafalda piuttosto malconcio.

    Anche se, purtroppo, al redde rationem spesso la delusione sovrasta e si tende a tirare i remi in barca, ed esclamare . . .

    IL MONDO NON LO VOGLIO PIU’ AGGIUSTARE

    Il mondo non lo voglio più aggiustare.
    Già ci provai, da giovane, e fallì.
    Tu pensa, ora da vecchio . . . Non mi fare
    ridere, ti prego! . . . E’ da quel dì

    che sopra il palco son salito e
    osservo l’affannarsi di altri attori,
    i loro marchingegni, i loro “se
    facessimo così . . . “, fin quando fuori

    guitti più nuovi via li butteranno.
    Ed ecco allora il tragico arrivare
    sul palco i primi attori . . . Tenteranno

    di salire, a frotte, ad osservare
    pur loro . . . Ed io sbalzato dal mio scanno
    chissà dov’è che andrò a precipitare!?

    Non tornerò comunque più in scena:

    solo una volta qui si è luna piena.

    (Cassandro)

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  2. Amfortas 29 aprile 2020 alle 10:55 am

    Caro Cassandro, il fatto è che la buona volontà si scontra con la cattiva realtà. Ci parlano di smart working, per esempio. Io ora sono sul posto di lavoro, pago per 15mb di velocità di connessione e, mentre ti sto rispondendo, posso contare su 640 kb, come all’inizio del secolo.
    Il rischio è lo stesso del fotografo col mal di schiena: prima che questo commento sia visibile potrebbe essere cambiato tutto. Il che ci riporta al famoso gatto di cui abbiamo già parlato.
    La connessione di Schrödinger, insomma: c’è? Sì, no? Chissà! Forse.
    Ciao, Paolo

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  3. CASSANDRO 29 aprile 2020 alle 11:25 am

    Caro Amfortas, la “buona volontà”, come ben dici, “si scontra con la cattiva realtà”, e questo avviene da che mondo è mondo, ab immemorabili: senza questa eterna lotta non saremmo esistiti, e neppure ci saremmo evoluti.

    Ci conforta il fatto che stringi stringi o allarga allarga, scrivi scrivi o fotografa fotografa, se siamo ancora qua (oggi non so per quanto tempo ancora!), vuol dire che ha vinto, sia pure faticosamente, “la buona volontà”, la quale pur, come ho detto su, spesso ti delude alla fine (forse lo diciamo per complesso di vittimizzazione), ma non viene mai meno in noi.

    E’ solo il tempo il vero nemico, quello che troncherà ogni nostra velleità di continuare a ben fare.

    E qui arriva il rimpianto, pur se le tue danzatrici in tanto nero e poco bianco sono la nostra taciuta speranza.

    V O L E V O

    Per quello che potrei ancora fare,
    anzi dovrei, ne è rimasto poco
    di tempo, ahimè! . . . chè sta per arrivare
    colei che non ti lascia il giorno dopo.

    Volevo regalar la mia cultura,
    donare il mio eclettico sapere,
    ma siamo al “qui finisce l’avventura”,
    all'”ite missa est” . . . al “miserere”.

    Che me ne faccio più di quel che ho?
    di quello che ho capìto? . . . Io credevo
    di fare in tempo a darlo . . . E invece no! . . .

    Quell’acida madama che dicevo
    si fa sempre più accosto, e fra un po’
    ci cacherà di sopra al mio “volevo”.

    (Cassandro)

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  4. Amfortas 29 aprile 2020 alle 12:00 PM

    Nel commento, al solito a tema, di Cassandro, si coglie un aspetto che trovo rilevante e cioè la necessità di antropomorfizzare qualsiasi cosa e situazione. Ora, già la morte come concetto in sé è argomento piuttosto inquietante e, non a caso, spesso la vediamo rappresentata come una anodina figura in nero di genere incerto. Che poi, una volta espletato il suo dovere, la morte ci caghi pure in testa mi pare davvero eccessivo 😂
    Ciao, Paolo

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