Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 57 (di storie non scritte e finali alternativi)

Leggevo oggi che le violenze domestiche contro le donne sono in aumento. Era prevedibile, quasi inevitabile. La convivenza già è un problema sempre, figuriamoci quando è forzata.
Nelle opere liriche invece è tutto un rincorrersi, un voler stare insieme a tutti i costi, un cercarsi e spesso non trovarsi per i motivi più disparati. Eppure anche queste effimere storielle sorrette dalla musica finiscono, il più delle volte, malissimo. Si muore per malattia, per amore, c’è qualche caso di suicidio e anche gli omicidi non mancano.
Però, ed è una domanda che mi sono fatto tante volte, come sarebbe finita per esempio, tra Alfredo e Violetta se lei non fosse preda della tisi che non le accorda che poche ore?
Insomma Alfredo è un ragazzino viziato, Violetta non esattamente una santarellina, le loro possibilità economiche effimere e comunque scarsine. Inoltre Papà Germont rompe i coglioni con la famiglia, un’altra figlia pura siccome un angelo e balle del genere.
Siamo sicuri che la coppia, dopo qualche anno, non scoppierebbe?
Inoltre è mia convinzione che ogni uomo abbia dentro di sé un po’ di Canio, il pagliaccio di Pagliacci.
Boh.

6 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 57 (di storie non scritte e finali alternativi)

  1. Pier 29 aprile 2020 alle 11:24 PM

    Forse più appropriata per la parte iniziale del tuo discorso è la fallace frase “Stolta paura, l’amor non da’ morte, ma vita” (cito a memoria) sfuggita incautamente a Piinkerton, che rassicura ma poi uccide, anche se non con le sue mani . Be’ ho appena finito di vedere su Rai5 la Butterfly del 2106 con due ottime Siri e Stroppa. Stavolta sono riuscito a trattenermi dal pianto. Ho riflettuto invece sulla violenza di noi uomini ma soprattutto, come Pinkerton davanti a Cho Cho San addormentata, sulla vigliaccheria. Dopo cent’anni non è cambiato molto.
    Un caro saluto

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    • Amfortas 30 aprile 2020 alle 8:41 am

      Ciao Pier, la citazione esatta è “stolta paura l’amor non uccide” , ma cambia poco.
      Tu dici che non è cambiato molto, per me siamo messi peggio di un secolo fa.
      Quanto a questa Butterfly, la ricordo bene: allestimento curato e gradevole, tenore quasi improponibile, almeno alla prima.
      Ciao, Paolo

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  2. SERGIO SESTOLLA 1 Maggio 2020 alle 8:48 am

    La risposta alla tua domanda circa l’eventuale “scoppiare della coppia”, caro Amfortas, è amaramente cristallizzata nel vecchio film “L’angelo del male”, e cioè “In amore il meglio è all’inizio: quando ancora non ci si conosce bene, quando si è ancora gentili”.

    Senza arrivare agli estremi della tua foto, di quella mano ferma con pistola alla fronte di lei che aspetta ad occhi chiusi il colpo (chissà come sarebbe stata la scena invertita?), ci stanno pure pensieri alla fine della storia, che, senza fare rumore, fanno altrettanto male — se non addirittura maggiore perché sono continuativi — sia di lei che di lui, da definire, ad essere gentili, nella sola parola, alquanto disusata . . .

    S C O R B U T A G G I N I

    (Lei)
    — “ Ma perché mai debbo stare ancora
    con questo uomo dalla pancia grossa,
    che va per via come candelora
    e sempre macchia la maglia che indossa?

    No, non lo posso io più sopportare:
    già a mezzogiorno a tavola è seduto
    e più non la finisce di mangiare,
    . . . gnam, gnam . . . testa al piatto, assente, muto.

    Un libro in mano? Mai . . . Un’idea
    manco a parlarne. Un interesse al mondo,
    non è roba per lui che si bea
    sol di T V. Accanto a lui affondo”.

    (Lui)
    — “Ma perché mai questa donna qui
    sta al fianco mio, magra come un chiodo,
    mi parla, anzi squittisce . . . ‘ecchiecchiechì!’ . . .
    e pur vorrebbe che tutto a suo modo

    facessi . . . Proprio no, più non ne posso
    . . . non la sopporto più a me vicino,
    la mente mia ha ridotto all’osso,
    non vivo più, sono al lumicino

    Mi viene . . . eh sì! . . . da dirle ‘Pussa via!’
    Su’, libertà! . . . Ognuno stia per sé:
    è stato averti scelto una pazzia,
    ancora oggi mi chiedo ‘perché?’ ”

    Son queste due battute per accenni
    di un marito e moglie settantenni,

    (o sessantenni, oppure ottantenni)

    che, ehm, però non vengono urlate
    puranco se spessissimo pensate.

    No, queste non son storie inventate!

    (Sergio Sestolla)

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  3. Amfortas 1 Maggio 2020 alle 11:57 am

    Il problema dei femminicidi è serissimo, purtroppo. Sarà anche difficile migliorare in modo significativo perché la nostra cultura, per non parlare di altre, è improntata sulla superiorità del maschio. Sono parole scontate, le mie, ma credo che faccia bene un ripasso ogni tanto.
    Non è un caso che nell’opera, spesso tratta da drammi teatrali precedenti, in valore assoluto le trame siano sempre riconducibili a donne ammazzate o che si suicidano o comunque soffrono.
    Ciao, Paolo

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  4. CASSANDRO 1 Maggio 2020 alle 5:56 PM

    Che il tema dei femminicidi sia “serissimo” è fuori discussione, carissimo Amfortas, come lo è il fatto che ab immemorabili il tema della prevaricazione sulle donne esista tragicamente.

    Un ripasso ogni tanto non fa bene, fa benissimo.

    Il tema l’ho trattato di recente, prendendo a simbolo il noto ritratto di Beatrice Cenci di Guido Reni, presente nella Galleria Nazionale di Arte antica di Palazzo Barberini.

    Aduso come sono, e sono stato in tanti anni di vita, a frequentare musei e gallerie d’arte, lo considero il quadro più triste che abbia mai visto..

    Purtroppo non riesco a presentare tale quadro in questo commento, ma certamente la maggior parte dei tuoi commentatori lo conosce, per non dire di te che conoscerai di certo pure l’omonima opera lirica (che io non ho mai visto, purtroppo)

    IL QUADRO PIU’ TRISTE
    (Violenza sulle donne)

    Un quadro vale solamente se
    trasmette in quattro, cento pennellate
    un sentimento . . . se ti parla e
    colpisce e cuore e mente ad ondate.

    Così a Palazzo Barberini puoi
    notare “Orrore” e “Odio” in Giuditta
    di Caravaggio, oppure con i suoi
    languidi occhi “Amore”, come dritta

    frecciata nel guardar la Fornarina
    di Raffaello. Ma quei sentimenti,
    puoi pur trovare in opera vicina,
    per cui qui solo in un quadro senti

    “Tristezza” immensa. Non ce n’è secondo
    in tutta la pittura: è il ritratto
    di Beatrice Cenci ( 1 ), che al mondo
    sta dicendo “Addio!!!”. Solo un matto

    o un violentatore può restare
    muto a quello sguardo che “Perché
    mi si è voluto” — chiede – “annientare?
    Resta lontano, ti prego, da me”.

    Quadro più triste al mondo non ce n’è! (2 )

    “Sopruso non si può giustificare”.
    Questo il Reni ci sta a ricordare ( 3 ):

    il che è pur tema d’attualità:
    “Violenza sulle donne non si fa”.

    Tal quadro ‘s i m b o l o’ un dì sarà!

    (Cassandro)

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  5. Amfortas 1 Maggio 2020 alle 6:05 PM

    Ciao Cassandro, a essere sincero non conoscevo l’opera fino all’anno scorso, quando è uscito un DVD della produzione fatta a Bregenz nel 2018. La fosca vicenda è ben trattata, soprattutto grazie a una regia seria, di quelle che piacciono a me e firmata da Johannes Erath.
    Poi, mi rammenti la cultura in generale, quella dei musei, delle mostre e dei teatri: mi manca davvero tanto.
    Ciao e grazie, Paolo

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