Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Tutto chiuso: Intervallo 58 (di sconclusionate elucubrazioni sul senso della vita)

Come già in questo post precedente, anche oggi siamo nel campo della metafotografia. La foto del murale è stata scattata in una zona ora irraggiungibile del Porto Vecchio di Trieste, qualche tempo fa.
Trovo molto interessante il bel gioco prospettico e l’equilibrio della composizione, con la manona dell’uomo in primo piano che sembra esprimere quasi il bisogno di stringersi al bicchiere. La persona è accigliata, presumo in condizioni economiche non brillantissime e, forse, il bicchiere è la sua unica risorsa.
Il contrasto con la figura in secondo piano mi sembra evidente. L’uomo col cappello è spensierato, con le gambe sul tavolo, più agiato economicamente e legge il quotidiano di Trieste, Il Piccolo.
Uno, quello del giornale, cerca sollievo dalla vita nell’illusione, l’altro cerca lo stesso sollievo nella realtà.

2 risposte a “Tutto chiuso: Intervallo 58 (di sconclusionate elucubrazioni sul senso della vita)

  1. CASSANDRO 2 maggio 2020 alle 9:08 am

    Nel murales da te ripreso, Amfortas — che nessuno può più osservare se non nella tua fotografia, che lo ha consegnato così ai posteri — in piena evidenza risulta messa “la persona accigliata”, appartenente alla grande categoria dei poveri, che, dovendo vivere “alla giornata”, cerca un poco di sollievo nel suo concreto bicchiere di vino, mentre il borghese col giornale, resta piccolo piccolo, facendo quasi da comparsa per contrasto.

    Forse per pietas il writer ha reso protagonista determinante il primo, al fine di ricordarci che non dobbiamo dimenticare la immensa presenza fra noi dei poveri, come invece spesso facciamo; il che avviene — se pure a parole vorremmo con animo nobile che tale presenza non fosse tanto incombente – perché non teniamo nella debita considerazione l’ammonimento di Gandhi “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

    TUTTI I POVERI

    Tutti i poveri del mondo non posso
    caricarmeli addosso in quanto che
    non ce la faccio . . . troppi sono . . . e il fosso
    s’allarga sempre più fra loro e me.

    Se sol guardassi chi sulle panchine,
    d’inverno, o sotto i portici, confuso
    fra i cartoni delle merendine,
    o avvolto in più coperte fuori uso,

    dovrei fermarmi e dare il mio cappotto,
    . . . intero, e no siccome San Martino . . .
    un caffellatte caldo . . . un biscotto . . .

    E invece affretto il passo, quel pochino
    che aiuti me a superar chi sotto
    quei stracci aspetta il sole del mattino.

    Con questi versi appena si alzerà
    . . . non voglio dir quel che si pulirà.

    Che cosa se ne fa della pietà
    chi a sera tornerà a dormire là?

    . . . sentendo dir da chi passa vicino
    tutto schifato: “Che puzza di vino!”,

    senza saper che l’ultimo quartino
    sarà per questa notte il suo piumino,

    che lo ha fatto come un animale
    stramazzare in sonno primordiale,

    e scordar così che è Natale.

    (Cassandro)

    "Mi piace"

  2. Amfortas 2 maggio 2020 alle 11:25 am

    Ciao Cassandro, mi è piaciuto molto il messaggio della tua poesia.
    Purtroppo, quando leggerai il post successivo lo capirai bene, credo che andrà sempre peggio e che dopo 35 anni ricomincerò a bere anch’io e non sarò il solo. Speriamo almeno che qualcuno mi fotografi o mi dedichi una poesia!
    Ciao, Paolo 😀

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: