Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La Fase 65 (di inutili ricordi pre-adolescenziali e di fastidi nei confronti dell’autorità costituita)

Ci siamo persi qualcosa, chiederete voi. No, non è così.
Il fatto è che oggi si è ripetuto uno strano e un po’ inquietante fenomeno che già ho stigmatizzato a più riprese: stamattina mi sono svegliato con un anno in più rispetto a ieri. Trovo che questa manovra sia sordida, proditoria e poco rispettosa della privacy. Non so però a chi darne la colpa.
C’è però anche del buono (forse) nel passare del tempo. Vi racconto un aneddoto.
Quando avevo 10 anni, frequentavo l’oratorio. Ogni pomeriggio alle 17 suonava la campana e si andava a pregare per una ventina di minuti.
Io, nella mia modestia, pensavo che il 7 giugno fosse una giornata particolare e che almeno quel giorno si potesse essere esentati dall’obbligo della preghiera, perciò misi su una mezza rivoluzione pretendendo di continuare a giocare a pallone.
Don Giulio non fu d’accordo, e ci costrinse a entrare in chiesa; prima delle preci ci fece una bella ramanzina e concluse con la più classica delle domande retoriche, alla quale dovrebbe seguire un silenzio di tomba, non essendo previste risposte. “Qualcuno ha da dire qualcosa?” – detto con tono arcigno, di quelli che non ammettono repliche –
Ecco, un bambino alzò la mano e contestò vivamente il parroco, che restò sbalordito da tanta arroganza, ma anche divertito (l’ho saputo qualche anno dopo) da una simile manifestazione d’indipendenza.
Questa situazione tipo si è riproposta un’infinità di volte nella mia vita, anche recentemente e io reagisco in automatico, come i poliziotti USA: nel dubbio uccido (metaforicamente).
Sono rimasto così anche a 65 anni: un inopportuno rompicoglioni, egocentrico, esibizionista e malmostoso.
Forse non è un male.
Boh.
Oggi sono così, e tenete presente che la mia socia di fotografia Fabiana ha lavorato come una bestia per cercare di migliorarmi.

 

27 risposte a “La Fase 65 (di inutili ricordi pre-adolescenziali e di fastidi nei confronti dell’autorità costituita)

  1. giuliano 7 giugno 2020 alle 12:11 PM

    sì, va bene, ma l’upupa??
    ( buon compleanno! )

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  2. vittynablog 7 giugno 2020 alle 1:44 PM

    Sono felice che tu sia così, non ti azzardare a cambiare!!! Buon Compleanno Paolo , non senti? Oggi tutto si è fermato in tuo onore!!!!! ❤

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  3. Emma RD 7 giugno 2020 alle 3:38 PM

    Bene. Vuol dire che, basandomi sulla foto, se la incontro per strada la riconoscero’ e salutero,’ senza fare gaffes pazzesche al solito mio…
    Buon compleanno!

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  4. Don José 7 giugno 2020 alle 5:12 PM

    Auguroni Paolo, per i tuoi splendidi 65!!!!!

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  5. fabiana stranich 7 giugno 2020 alle 5:53 PM

    Buon compleanno! (Te lo ho forse già augurato oggi? 😉)

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  6. Dario D'Angelo 8 giugno 2020 alle 4:01 PM

    Auguri
    ps. non è un male 🙂

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  7. SERGIO SESTOLLA 8 giugno 2020 alle 7:56 PM

    Buon compleanno, ed auguri per tutti quelli che vorrai festeggiare e farti festeggiare in seguito, anche se ti definisci, caro Amfortas, un “inopportuno . . . ecc. ecc.”, al quale credo che ben pochi . . . credano (“voce di popolo voce di Dio!”)

    Comunque gli auguri per lunghi anni a venire possono fare ben sperare in uno scoop senza precedenti: un quasi centenario con mascherina che fotografa un’upupa!

    Attenzione comunque sempre ai bambini presi inizialmente per contestatari ( come il tuo amico di oratorio), ma in realtà portavoce di ineludibili verità, che però gli adulti, dai sessantacinque in giù, rifiutano di riconoscere per non fare cattiva figura.

    In chiesa poi, dove tutti gli adulti sono santi e pii (o dovrebbero esserlo), i bambini sono pericolosissimi.

    I VESTITI DELL ’ IMPERATORE
    E IL DISCORSO DELLA MONTAGNA

    “Che bei vestiti ha l’Imperatore!”,
    dicevano a gran voce tutti quanti,
    mentre siccome un verme con stupore
    lui stesso si vedeva, senza i tanti

    orpelli che la folla osannava,
    per non potere dire “Non ci sta
    nulla addosso al Re”: chi non notava,
    infatti, quei vestiti là per là

    sarebbe stato giudicato sciocco
    e indegno. Solo un bimbo, sporco e ignudo,
    gridò con voce acuta come schiocco:
    “Ah-à . . . ah-à . . . ah-à . . . ah-à! . . . Il Re è nudo!”

    Risero tutti a quella verità
    come se avesse detto assurdità,
    dicendo “Oh, noooo!”, ma pensando in vero
    ch’era stato quel bimbo assai sincero.

    Domenica passata alla Messa
    di “Ognissanti” il sacerdote chiese,
    — dopo l’omelia dolce e complessa
    sul “Discorso del Monte” — che pretese

    . . . o meglio . . . quali sogni per la vita
    avessero i presenti . . . quello che
    essere volevano. Un’uscita
    di voce non ci fu, ma in un due tre

    spezzò il silenzio un ragazzino
    con un: “ESSERE RICCO!” . . . Con rispetto
    parlando, ecco che quello che fino
    a quel momento era stato detto

    . . . “Beati i poveri . . . i sofferenti . . .
    i miti . . . i puri” . . . il passo cedeva
    al volere essere ricco. I presenti
    sorrisero, ma in tutti si vedeva

    che erano d’accordo . . . eh, sì . . . però
    non si poteva dire . . . e quindi: “Oh, Noooooo!”
    E qui l’ipocrisia trionfò!

    Quel bimbo con la sua sincerità
    dipinto aveva questa società,
    sempre la stessa dall’eternità.

    La Storia è noto a tutti quanti che
    inizia con denari trentatré!

    (Sergio Sestolla)

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  8. Amfortas 9 giugno 2020 alle 7:41 am

    Caro Sergio, ben ritrovato e grazie per gli auguri.
    L’upupa non si vede, come peraltro le mascherine promesse dalla Regione, ma tanto ormai non servono quasi più.
    Quanto a me, credimi, sono davvero un colossale rompicoglioni e spesso non è facile continuare a esserlo 😀
    Ciao, Paolo

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  9. CASSANDRO 9 giugno 2020 alle 7:24 PM

    Pur se con un giorno di ritardo, Amfortas, ti porgo i miei auguri per il bel traguardo raggiunto.

    Il ritardo è dovuto al fatto che volevo portarti come regalo un’upupa, così forse scomparirebbe la tua, non sempre deprecabile, qualifica di . . .

    ROMPICOGLIONI

    Chi fa il rompicoglioni in fondo in fondo
    esercita un’arte sopraffina,
    che è stata svolta da che mondo
    è mondo! La usò pur Catilina

    – non sempre i Santi vanno, ehm, in gloria —
    per arginare un dì lo strapotere
    della oligarchia senatoria,
    finendo poi “formaggio con le pere”.

    Ed anche San Tommaso la usò
    nei confronti del Cristo ferito:
    voleva la certezza, ed insegnò

    che il fidarsi troppo è spesso un rito
    da superar col tocco “sì” o “no”!
    Quindi il “rompic . . . . . . .” sia applaudito!

    Uhè, cum grano salis però!

    (Cassandro)

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    • Amfortas 10 giugno 2020 alle 2:45 PM

      Caro Cassandro, sì chi rompe dovrebbe essere fatto santo 😂
      Ovviamente scherzo, ma meglio chi ha un punto di vista diverso di chi si appiattisce sempre sull’opinione comune. Poi, certo, io esagero. Però va bene così, tutto sommato. Ciao e grazie, Paolo

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      • CASSANDRO 15 giugno 2020 alle 9:47 am

        D’accordo, Amfortas, che, come ben scrivi, è in generale è assai “meglio chi ha un punto di vista diverso di chi si appiattisce sempre sull’opinione comune”, ma può accadere che non sia è possibile esternarlo lippis et tonsoribus, per non passare coram populo per un rompi, salvo che – e sottolineo il ‘salvo che’ — non abbia raggiunto, il che è un privilegio di pochi, l’assoluta . . .

        LIBERTA’ DI DIRE

        Se alla mia età non dico come
        la penso, inutilmente assai avrei compiuto
        gli anni che ho, sessantacinque, e il nome
        di “rompiballe” invano avrei avuto.

        E invece a tutti dico or ciò che penso,
        gradevole o sgradevole che sia:
        carriera più non debbo fare, incenso
        non cerco, né più temo il “Vai via!”

        Ho conquistato io a questa età
        considerazione pur da chi
        in alto sta, e quindi libertà

        di dire: “E’ così” . . . “Non è così”,
        o “Stronzo” a chi è stronzo . . . a chi ha beltà
        “Dal Cielo fossi scesa fino a qui?”

        La prima càpita – ahiloro — spesso,
        meno la seconda, ahimè, adesso!

        La “libertà della parola” è
        della vecchiaia l’unico vantaggio:
        pensar che altri ce ne stanno, uhè,
        a iosa ce ne vuole di coraggio!

        Sì, sì . . . parlare, ehm, come ti pare
        è il dono ultimo che il Ciel può dare,
        del quale cerca tu di approfittare,
        perché mai male, ma bene può fare.

        Il vecchio è come il bimbo. A dirla in breve,
        in modo spartano e molto e crudo,
        è l’unico che pure se un po’greve

        appare il suo parlare — e qui chiudo —
        è in grado di dir ciò che dir si deve,
        tipo gridar tra tanti: “Il re è nudo”.

        Il vecchio per taluni, a quanto pare,
        si dovrebbe da giovane ammazzare.

        (Cassandro)

        "Mi piace"

      • Amfortas 15 giugno 2020 alle 10:58 am

        Ciao Cassandro, non leggevo lippis e tonsoribus da tantissimo tempo, il tuo commento è prezioso solo per questo!
        Quanto al resto, che vuoi che ti dica, dire pane al pane ecc è una libertà che si conquista giorno per giorno: vorrei dire di esserci riuscito, ma in realtà non sempre è così. Spero di avre ancora qualche anno per allenarmi 🙂
        Ciao, Paolo

        "Mi piace"

  10. Enrico 10 giugno 2020 alle 1:18 PM

    Tanti Auguri!

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  11. SERGIO SESTOLLA 11 giugno 2020 alle 5:31 PM

    E chissà, allora, caro tetragono Amfortas, che quel bambino si cui sopra — sempre ben fermo nella idea, conculcatagli dalla società in cui viviamo, che i soldi se non ‘tutto’ lo sono quasi, e che quindi aspirava in primis di diventare ricco — grazie ai suoi continui realistici perforanti interventi in chiesa (attenzione alla location) non sia stato “fatto Santo”, tipo il giovane Domenico Savio, che tu, da buon frequentatore dell’oratorio dei salesiani, conoscerai di sicuro.

    Infatti, dopo la sua infantile e sincera interpretazione sulle Beatitudini del “Discorso della montagna” eccolo di nuovo intervenire.

    5 EURO
    (Seguito a “I vestiti dell’Imperatore”)

    Dopo “I vestiti dell’Imperatore”
    quel il bambino che principalmente
    voleva essere “ricco” essere, con candore
    di nuovo interviene, e non mente.

    Qualcuno pure in chiesa ha un chiodo fisso
    (e non solo qualcuno, penso tanti)
    cioè i soldi, che pur se all’abisso
    ci portano, però – non ci stan Santi —

    sono degli uomini l’aspirazione
    finale d’ogni atto o lavoro.
    Ovvio, nessuno tal dichiarazione
    la fa, per non sembrar senza decoro.

    Puranco i bambini sono entrati
    in questa trista logica: infatti,
    al prete, che a costoro riuniti
    per il catechismo illustra gli atti

    della Madonna-mamma, che faceva
    ciò che il buon Gesù desiderava
    . . . e che da lui poco pretendeva
    . . . e ciò che a lei chiedeva lei dava,

    quel bimbo, senza usar mezze misure,
    perifrasi, ma con semplicità,
    chiese, sorpreso: “ Ma gli dava pure
    5 euro . . . dicendo: ‘Ecco qua!’ ?

    . . . come se fosse la normalità?”

    Fosse così pure mia mamma, ah!

    (Sergio Sestolla)

    "Mi piace"

  12. Amfortas 12 giugno 2020 alle 9:51 am

    Caro Sergio, scherza coi fanti e lascia stare i santi, diceva quello. Se devo essere sincero di Domenico Savio ricordo pochino, non l’ho mai inquadrato bene ma non mi stava simpaticissimo. Andavo d’accordo, metaforicamente, con Don Bosco, forse perché in oratorio e alle elementari avevo un prete che mi sembrava gli assomigliasse molto per come è rappresentato nell’iconografia più classica. Si chiamava Don Ettore ed era un furbone, perché se studiavi bene il catechismo ti regalava un bollino da mettere su una tessera: ogni 10 bollini avevi diritto a un regalino.
    Un tanto per gli espertoni di marketing odierni, che credono di avere idee geniali 😀
    Ciao, Paolo

    "Mi piace"

  13. CASSANDRO 19 giugno 2020 alle 6:51 PM

    “Ecce iterum Crispinus!” . . . (ovviamente il fastidioso importuno Crispino sono io).

    Eccomi dunque. Ritorno per offrirti, Amfortas, qualora non la avessi sentita da tempo un altro vecchio adagio, visto che hai particolarmente gradito il precedente relativo ai poco noti “lippi et tonsores”, e con l’occasione riprendiamo il vecchio immarcescibile tema della speranza di riuscire, per come uno spera all’avanzare dell’età, e a tal fine si esercita, di dire “pane al pane e vino al vino” (guai a confondere i termini facendo in tale caso sbagli nel momento sbagliato, il che è il top!)

    Per cui, forse è bene ricordare qualche volta a noi stessi . . .

    C A L M A E G E S S O
    ( Pantalone )

    Si è fatto il passo tuo più pesante,
    arranchi insieme agli altri ma ti avvedi
    che questi van più svelti e ad ogni istante
    t’avanzano d’un po’ . . . E allor ti siedi

    su una poltrona, un puff od uno scanno
    – basta che non cammini – e alla T V
    ti limiti a veder ciò che altri fanno
    al posto tuo . . . E non mandi giù

    che sia così. Così sempre più spesso
    dici che il mondo, puah! . . . sta andando male,
    mentre ai tuoi tempi . . . Ehi! calma e gesso!

    Che vuoi più far, se dormi sul giornale?
    Se più non hai amici? . . . amori? . . . sesso?
    Se sei minestra scotta e senza sale?

    Se hai l’affanno nel salir le scale?

    Solo tre giorni l’anno è Carnevale!

    Ma tu la maschera di Pantalone
    (il vecchio assai pedante e brontolone,
    nasone e con pugnale al cinturone)
    a vita tieni. Ad ogni occasione

    vuoi dir la tua . . . di aver ragione
    convinto, e di mangiarti in un boccone
    chiunque, come fosse un bombolone.

    E chiudo qui le mie osservazioni
    pur tralasciando altra rima in “oni”

    . . . guardingamente, in quanto che in gloria
    passano a volte i “rompi” . . . docet historia . . .

    che possono però –- e quindi, occhio! —
    finire come il Grillo di Pinocchio.

    ( Cassandro )

    "Mi piace"

  14. Amfortas 20 giugno 2020 alle 7:59 am

    Caro Cassandro, grazie come sempre delle tue rime spumeggianti 😀
    Oggi la notizia è che finalmente, dopo quasi 3 mesi, domattina torno a teatro per un concerto! Sono quasi emozionato. Riferirò anche su queste pagine.
    Quanto a me, sarebbe troppo complesso spiegarlo qui, ma questa settimana ho rinunciato per ben 3 volte al ruolo di rompicoglioni: i deficienti mi stanno prendendo per sfinimento 😂
    Ciao, Paolo

    "Mi piace"

  15. SERGIO SESTOLLA 20 giugno 2020 alle 11:16 am

    Lottare contro i deficienti è lotta impari, inesorabile Amfortas: è proprio vero in questo caso lo slogan fascista che “il numero è potenza!”

    Per come ho precisato nell’ “intervallo 28” del tuo “Tutto chiuso”, ti puoi salvare sol con lo sfottò”.

    Intervengo qui solo per felicitarmi del tuo ritorno alle sale dei concerti. Forse non ci crederai, ma pure io, nel mio piccolo e per motivi meno importanti dei tuoi, ogni volta che vado ad ascoltare un concerto sono in qualche modo emozionato, perché so di trovare là, oltre al piacere di ascoltare buona musica e quindi vivere un momento diverso dei soliti, un insieme di situazioni che allargano comunque sempre i miei ristretti orizzonti.

    Eccotene un esempio, che forse nella tua lunga carriera potresti per analogia avere riscontrato.

    Ciao e a presto rileggerti su queste pagine.

    Q U I A I C O N C E R T I

    Qui ai concerti, sempre al tuo posto,
    — come fossi arrivata di nascosto —

    io t’ho trovato. Ed uscivi quando
    si stava l’Auditorium spopolando.

    Soltanto questa sera ho capìto
    e son rimasto a bocca aperta e muta . . .
    E prima niente! . . . Eppur con te ho udito
    un sacco di concerti, tu seduta

    . . . sempre la testa dritta . . . a lato a me,
    in pantaloni neri e camicetta
    bianca, polsini chiusi, e gilet.
    Scura la treccia e lunga la frangetta.

    Oggi, però, ti ho visto arrivare
    . . . e l’ho compreso allor l’evanescente,
    e fiero quasi, tuo modo di stare . . .

    tenuta al braccio delicatamente
    dal tuo amico . . . E che potevi fare
    tu di diverso, mai? . . . Tu, non vedente.

    Per tutto il tempo noto che la mano
    gli tieni, e l’accarezzi piano piano

    per sentir che c’è, e stai sicura.

    Di Schubert assai più ciò mi cattura.

    (Sergio Sestolla)

    "Mi piace"

    • Amfortas 21 giugno 2020 alle 7:25 PM

      Ciao Sergio, sì mi è capitata una situazione come quella che descrivi. Percerti versi,andare a teatro è una scuola di vita.
      Oggi sono tornato in sala per un concerto: domani o forse già stasera pubblicherò qui le mie impressioni.
      A presto, quindi. Ciao, Paolo

      "Mi piace"

  16. Pingback:La Top Ten degli articoli del 2020. | Di tanti pulpiti.

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