Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Adele D’Aronzo ci accompagna in un viaggio musicale nella musica degli anni 2000, che rispecchia le contraddizioni del nostro tempo, ma ha salde radici nel passato.

La contingenza è tale che ascoltare dischi diventerà un’abitudine, purtroppo.
Al momento non me sento d’aggiungere altro, abbiate pazienza, neanche qualcosa di spiritoso che mi costringa a usare il tag umorismo.

Accingendomi a recensire il disco della pianista Adele D’Aronzo, mi è balenata subito una domanda: “Cosa s’intende per musica contemporanea?”.
La risposta sembrerebbe ovvia, ma spesso con l’aggettivo prefato si fa confusione e s’intende una musica senza dimora, un po’ nomade, che abita un generico condominio errante che ha le fondamenta in un non luogo chiamato “Novecento”. Forse è un pregiudizio o, più semplicemente, pigrizia intellettuale, non lo so.
In realtà la musica, come tutta la società, cambia e i cambiamenti presuppongono che ci sia un prima e un dopo.
Esiste anche una musica scritta negli anni 2000, perlopiù sconosciuta a meno che non abbia la fortuna di diventare colonna sonora di qualche film di successo, e sono proprio queste le note che suona Adele D’Aronzo nel disco “Dediche”. Sono pagine musicali che autori contemporanei le hanno dedicato e tutte sono stati scritte in un lasso di tempo che va dal 2009 al 2018.
Per quanto ancora giovane, la pianista ha già una notevole esperienza di concerti, accresciuta dall’incarico di Maestro accompagnatore in diversi teatri italiani; ora lavora al Teatro Verdi di Trieste e proprio nel Ridotto del teatro triestino ha inciso il disco, avvalendosi anche delle straordinarie qualità di un Fazioli gran coda.
La metafora del viaggio mi pare molto calzante e appropriata per descrivere l’ascolto del disco. Un viaggio affascinante in cui riaffiorano reminiscenze di compositori che hanno fatto la Storia della musica. Il più presente mi pare Bartók il quale, bontà sua, contribuì a emancipare definitivamente la musica da certe pesantezze romantiche deteriori.
Ed è proprio l’asciuttezza del tocco che più mi ha colpito nell’interpretazione dell’Artista, una sobrietà che però non esclude a priori alcune delicatezze che mi verrebbe quasi da definire femminili. Della tecnica mi sembra addirittura ridondante solo fare cenno.
Da alcuni brani sprizza un’energia primordiale, da altri una sottile malinconia, per quanto declinata in un modo del tutto diverso dal pianismo romantico. C’è un comune denominatore, quello della memoria nel senso più virtuoso: la memoria intesa come fondamento per costruire il presente pensando al futuro.
Nel booklet che accompagna il disco ci sono interessanti interventi dei compositori che descrivono brevemente le loro opere, ed è un notevole valore aggiunto.
Chiudo con una speranza e un auspicio: sarebbe bello che una volta passato questo periodo terribile (per eventuali posteri, sto scrivendo in tempo di Covid-19) qualche teatro avesse l’idea di proporre Adele D’Aronzo e le sue “Dediche” in concerto, magari all’interno di una regolare stagione musicale.

La locandina

Fabrizio De Rossi Re Fire dancing (Nestinarstvo)
Umberto Bombardelli Ad unum
Paolo Longo Portrait à deux (C.A.D.) Portrait à deux (B.B)
Gilberto Bosco Ostinato
Stefano Procaccioli Prelude VI
Giorgio Colombo Taccani I muri bianchi di Endenich
Paolo Longo Place Vendome
Giuseppe Colardo Sei studi per pianoforte
   
Pianoforte Adele D’Aronzo
   

2 risposte a “Adele D’Aronzo ci accompagna in un viaggio musicale nella musica degli anni 2000, che rispecchia le contraddizioni del nostro tempo, ma ha salde radici nel passato.

  1. vittynablog 29 ottobre 2020 alle 9:13 pm

    Sarebbe bello chiudere gli occhi e accorgersi che è stato tutto solo un brutto sogno. Riaprirli e ritrovarsi nella vita di sempre…con mille occupazioni che non ci danno il tempo neppure di pensare….

    Auguri a questa brava pianista che hai recensito taòlmente bene da farmi desiderare di ascoltarlo il suo disco!!

    "Mi piace"

  2. Amfortas 30 ottobre 2020 alle 9:52 am

    Ciao Vitty, speriamo di uscire da questa situazione, ma la vedo dura. Il disco vale l’ascolto, te lo consiglio. Tieni presente, Nel caso, che è musica contemporanea, non aspettarti aperture melodiche 😀
    Ciao, Paolo

    Piace a 1 persona

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