Di tanti pulpiti.

Episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

La Top Ten degli articoli del 2020.

Non mi soffermerò su ciò che è successo in questo tragico 2020 perché lo sapete tutti in primis e inoltre potete trovare ovunque opinioni e pareri ben più autorevoli dei miei. 
È indispensabile, invece, fare un paio di osservazioni preliminari.
Non c’è più Giuliano, che se n’è andato in silenzio poco più di un mese fa. Era, come già ho scritto, una delle colonne portanti di questo blog, perché ha spesso impreziosito le mie farneticazioni con i suoi commenti.
Di Giuliano, per Giuliano, parla il suo lascito in rete che è disponibile per tutti.
Il blog sul cinema 

Il blog di riflessioni personali

Il blog sull’opera e il cinema 

Grazie, Giuliano.

Poi una considerazione generale, che un po’ mi inorgoglisce: dopo tanti anni di discesa, anche minima ma pur sempre tale, i lettori di Di tanti pulpiti sono aumentati, e non di poco. Certo non siamo ai fasti di dieci anni fa, ma non ha alcuna importanza, il trend è in crescita e a me pare una specie di miracolo in un anno in cui ovunque si è letta qualsiasi cosa.
Perciò, a tutti voi che silenziosi leggete e ai pochi che lasciano qualche commento, grazie.
Ecco qui la Top ten di quest’anno, ovviamente anomala come l’allucinata atmosfera del 2020.

1) La Prima alla Scala

2) La Pulzella d’Orléans a Lubiana

3) Boris Godunov a Trieste

4) Lucrezia Borgia a Trieste

5) Dittico alla Fenice di Venezia

6) Le bravate del Piccolo di Trieste (ormai un evergreen)

7) Tutto chiuso 59

8) Tutto chiuso 65

9) La fase arrangiatevi

10) Vecchia polemica Uto Ughi e Giovanni Allevi (uno dei tre post più commentati su questo blog, 225 commenti)

Nonostante la tragedia del coronavirus, che comunque ha influenzato anche i miei articoli, il blog mantiene una forte connotazione legata alla musica lirica e sinfonica: ne sono prova le “chiavi di ricerca” che portano qui gli internauti che non conoscono direttamente il sito.

Ecco qui un florilegio di quelle ricorrenti: traviata significato, traviata come si canta, traviata a bocca chiusa (!), traviata parere personale, cosa c’è da dire per forza traviata.

E ancora: come si canta, conoscere (o capire) l’opera lirica, opera lirica che porta sfiga, Isotta Pavarotti, Allevi giullare sfigato, naked opera lirica, Lohengrin cigno, critico musicale Trieste, foto belle (wow!), Alberto Mattioli e, per finire, uno straordinario come distruggere Cecilia Bartoli!

Che vi devo dire, auguri a tutti (strasmile).

8 risposte a “La Top Ten degli articoli del 2020.

  1. vittynablog 30 dicembre 2020 alle 8:51 PM

    Leggerti è sempre bello e istruttivo! Non sempre commento perchè tanti argomenti non li conosco, ma è piacevole leggerli ed ancora più bello essere ancora qua dopo questo anno veramente terribile. Buon 2021 dunque, che nci porti un po’ di serenità!! ❤

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  2. pasquale 31 dicembre 2020 alle 11:04 am

    Auguri !

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  3. Roberto Mastrosimone 31 dicembre 2020 alle 1:18 PM

    I miei lettori sono aumentati rispetto allo scorso anno, ma diminuiti rispetto agli anni precedenti. Speriamo nel 2021…
    Tanti auguri di buon anno!!!
    Ciao

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  4. Amfortas 31 dicembre 2020 alle 1:55 PM

    Ciao Roberto, speriamo soprattutto di poter tornare a occuparci di musica al più presto! Auguri, Paolo

    Piace a 1 persona

  5. CASSANDRO 3 gennaio 2021 alle 7:31 PM

    Caro Amfortas, alla chiusura del tuo post, che suona “Che vi devo dire, auguri a tutti”, non poso che rispondere “E che ti dobbiamo dire noi? . . . Siamo sulla stessa barca con un mare agitato, purtroppo, e senza vedere alcun faro. Comunque, speriamo bene e quindi Auguri di cuore a te!”

    Però, se me lo permetti, penserei di spendere una parola in questa tua Top Ten per quei soggetti che sono pure loro l’anima del teatro: gli spettatori, specialmente gli abbonati, in quanto senza di loro (come sta avvenendo) qualunque teatro muore: senza questi non avremmo neppure avuto Eschilo, Sofocle ed Euripide, e neppure la musica sarebbe esistita (per chi mai avrebbe composto Bach le sue Passioni, o Verdi la sua Traviata?).

    Ciò anche — nella speranza che non disturbi — per aggiungere una nota leggera a ciò che ci circonda, ricordando nel contempo l’epoca (ormai quasi si parla di ‘epoca’!) in cui si andava al concerto, gli orchestrali entravano in sala osservando il pubblico in arrivo o già seduto, e costoro ad osservare chi stava sul palco.

    Infatti ho sempre pensato che come noi spettatori conoscevamo i tic e i modi di essere degli strumentisti (la violista che pulisce gli occhiali, l’arpista con le calze a rete, la violinista di prima fila con la bretellina che scivola un poco durante l’esecuzione, ecc. ecc.), alla stessa stregua gli orchestrali catalogavano il pubblico ben noto, compreso il direttore stabile dell’Orchestra sinfonica. O sbaglio?

    Ancora auguri, e grazie dell’ospitalità.

    GLI ABBONATI AI CONCERTI

    Li conoscono assai bene gli orchestrali
    gli abbonati delle prime file,
    che a scadenza, come cambiali,
    i lor concerti seguono con stile.

    Hanno una propria idea di ognuno
    di questi assai fedeli ascoltatori,
    non certo in quanto è bianco uno o bruno,
    ma per i tic di questi signori.

    Mentre stanno a provare gli strumenti,
    a ripassare un passaggio ardito,
    osservano anche un poco i movimenti
    del pubblico, uguali come un rito.

    “Ecco quello triste”, fa il violino,
    “e la ritardataria col fiatone”,
    e quindi la viola “Ecco chi fino
    alla battuta tre resta in tensione

    e poi si addormenta . . . e se non russa
    siamo miracolati”. Il timpanista,
    che già sulla grancassa in prova bussa,
    dall’alto osserva che arrivi in pista

    — è questa l’ora sua! — la bellona,
    capelli lunghi ed ampia scollatura,
    che fa scandalizzare la tardona,
    quella che accanto sta per sua sventura.

    Come la vede, è naturale, tace,
    ma le passa a rassegna quelle “torte”:
    lei ogni settimana è più audace,
    e lui il tamburo batte un po’ più forte.

    Si sta per cominciare, e perciò
    . . . silenzio . . . Si smette sui presenti
    di esprimersi, eh sì, più non si può,
    se no col direttore son lamenti

    . . . ciò anche se per lui ce n’è: però
    ci se ne astiene dal fare commenti.

    Puranco questi in vero entrando fa
    “Ehm, ‘quello’ che tossisce eccolo là!

    . . . e ‘quello’, ah — ma non ne faccio un dramma —
    che tutto il tempo legge il programma,

    e pure ‘quella’, al fianco suo seduta,
    che applaude fuori tempo, sprovveduta,

    ben prima che io chiuda la battuta . . .

    Mi grazi questa sera . . . è l’ “Incompiuta”!

    (Cassandro)

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  6. Amfortas 4 gennaio 2021 alle 9:32 am

    Caro Cassandro, ho apprezzato in toto il tuo commento sia per l’ironia sia per la sostanza, per il fatto che riporti al centro della discussione gli spettatori. È vero ciò che affermi, senza di loro (noi) il teatro non sarebbe esistito. E una parola anche per tutti gli artisti che sono a casa da mesi, considerati meno di niente. Non vedo soluzioni a breve, devo essere sincero, ma solo palliativi come lo streaming e cose del genere che, dal mio punto di vista, umiliano sia gli spettatori sia gli artisti.
    Ciao, Paolo

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